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L’altra faccia di Welles: Il cinema moderno del periodo europeo di Orson Welles.

Informazioni tesi

  Autore: Gianfilippo Guadagno
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Giorgio De Vincenti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 236

" L'ALTRA FACCIA DI WELLES: L'EUROPA ............


Orson Welles arriva in Europa , e' il 1949.
Chi e' ?
Cosa e' venuto a fare?
Cosa ha rappresentato fino ad allora la sua figura per il mondo del cinema?

Welles e' un uomo ferito , ha lasciato il suo paese tradito dalla macchina "mangiaregisti prodigio" che e' Hollywood.
Inizia un nuovo periodo, non solo per il regista ma anche per tutto il mondo del cinema .
La sua visuale si amplia , l'esilio non voluto e' la chiave per nuove sperimentazioni, dai film ai documentari , passando per gli innumerevoli personaggi interpretati per necessita' economica e artistica, la unica in grado di poter realizzare uno dei tanti sogni di qualsiasi regista : il controllo totale di un film,
la " Liberta' d'espressione per tanti anni negatagli dall'industria americana.

Nonostante una piccola parentesi (il ritorno ad Hollywood per "L'Infernale Quinlan"), il regista di Kenosha non si accontento' di vivere di trionfi, ma pieno di energia si tuffo' alla riscoperta di una cultura , quella Europea, dei suoi maestri ,Shakespeare, Kafka, che lo terra' sempre legato ad un paese e al suo mito: La Spagna e il Don Chisciotte. Un legame cosi' duraturo che ancora oggi persiste.
Orson Welles e' seppelito a Ronda in Andalusia.

L'altra faccia di Welles ,come il suo ultimo film incompiuto " The Other side of the wind" uno dei tanti progetti incompiuti , che inizio' filmando in Europa e che spero' invano di completarlo ad Hollywood , il sogno di un ritorno che non si realizzo' mai.

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6 Premessa Welles fu un mostro, non possiamo cioè farlo rientrare in nessuna delle categorie morali, intellettuali o sociali che bastano a definire la maggior parte delle individualità. Per la gente giudicare significa etichettare. Per Welles “artista e perfino grande artista” questo non è permesso. Fu diverso, totalmente, imperiosamente e in tutto ciò che faceva, eccessivo. Il suo cinema fu splendido e triste, paradossale per qualche verso, mai banale e fu il giusto corollario di una vita vagabonda, illuminandola e decifrandola. La sua vita privata, la sua educazione, la sua cultura interferirono e plasmarono le sue vicende cinematografiche, ne furono la causa e gli effetti e furono tanto più evidenti in quella parte della sua esistenza che lui trascorse in Europa, in Spagna principalmente, ma anche in Italia, Francia e Inghilterra. La sua produzione cinematografica degl’anni giovanili negli Stati Uniti gli dette la fama ma lo condannò anche senza appello all’autoemarginazione. Il suo essere al di fuori dagli schemi rigidi e circoscritti dell’industria del cinema americano fu interpretato da molti come un essere “contro”. Le logiche di mercato non lo interessavano, i guadagni favoleggiati da chi nell’industria si destreggiava non erano i suoi obiettivi. Welles in nome della sua libertà intellettuale aveva come aspirazione quella di trasporre sugli schermi la grande letteratura, i grandi sentimenti, l’arte nella sua pura essenza, la voce, i volti, i vizi, la vita insomma, in un periodo in cui il cinema cominciava ad essere definito “moderno”. E fu solo in Europa e non a caso in Spagna e poi in Italia, paesi ancora non inseriti in quegli anni nella logica del consumismo, del successo ad ogni costo, che trovò terreno fertile per creare quelli che furono

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