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Il significato e le funzioni della fiaba nello sviluppo del bambino

In questa tesi viene analizzato il significato e le funzioni che la fiaba può assumere nello sviluppo del bambino, approfondendo le teorie presenti nella letteratura secondo la quale questo genere letterario non è semplicemente di intrattenimento ma può contribuire in qualche modo alla crescita psicologica del bambino.
Dopo una breve presentazione delle origini e delle caratteristiche formali della fiaba, nel secondo capitolo viene fatta una parentesi sulle teorie riguardanti l’immaginazione, il suo sviluppo nell’arco di vita e l’importanza che assume nella vita del bambino.
Nel terzo capitolo si affronteranno le varie teorie sulle potenziali funzioni della fiaba e cioè contribuire allo sviluppo della capacità del bambino di adattarsi alla realtà, strutturare il proprio mondo interno, sviluppare una personalità integrata e instaurare corrette relazioni interpersonali con l’adulto, e questo verrà analizzato attraverso le teorie di Bettelheim, Jung, Von Franz e Lewis.
Infine negli ultimi due capitoli verrà fatto un confronto tra TV e fiaba, verranno riportate delle ricerche su come entrambe influiscano nello sviluppo comportamentale, cognitivo ed emotivo del bambino, e verrà presentata un’applicazione in campo psicodiagnostico della fiaba attraverso il test delle Favole della Düss.

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4 1. LA FIABA 1.1 Introduzione La fiaba è un racconto popolare e ha come protagonisti indistintamente uomini e animali, reali o immaginari (fate, maghi, streghe, gnomi, draghi, bacchette, sfere, specchi magici). Il contenuto immaginario si ripropone principalmente di suscitare piacere, meraviglia o emozione nel lettore. In questo la fiaba si distingue sia dalla favola, che è una breve narrazione di fantasia che ha sempre un fine moraleggiante o satirico, sia dalla leggenda che ha argomento religioso ed eroico e collocazione in un ambiente storico parzialmente modificato dall’immaginazione. Secondo gli studiosi le fiabe hanno un’antica radice comune e sono legate ai primitivi riti di iniziazione: anticamente, infatti, i ragazzi raggiunta una certa età, venivano sottoposti a prove difficili da un punto di vista fisico e psicologico, che facevano parte di un rituale determinante per il passaggio all’età adulta. Solo chi dimostrava abilità e coraggio poteva essere accettato come membro stimato dalla comunità adulta: lo stesso accade ai protagonisti di molte fiabe che affrontano prove difficili e pericolose per ottenere un premio finale. Con il passare del tempo il rito di iniziazione non si celebrò più e ne rimase solamente il ricordo, ma gli anziani continuavano a ricordarlo nei loro racconti. Le storie narrate dagli anziani vennero tramandate per secoli e secoli, con trasformazioni continue, anche quando il ricordo del rito si era perso del tutto e nacque così la fiaba. Nella fantasia di chi tramandava i racconti, i giovani, sottoposti al rito, sono diventati i protagonisti delle fiabe, gli stregoni sono diventati i personaggi che fanno paura come gli orchi, le streghe, i mostri e i lupi, e le armi, che ricevevano i ragazzi, sono diventati i doni magici che i protagonisti delle fiabe ricevono dagli aiutanti che incontrano. Sebbene oggi viviamo in un ambiente profondamente diverso, il linguaggio delle fiabe è tuttora vivo e ricco di significato: è vero che quei racconti si riferiscono sempre a tempi lontani (C’era una volta…), ma il messaggio che contengono - di felicità e successo raggiunti per meriti propri e per l’aiuto altrui - è universale.

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Alessia Ciuffardelli Contatta »

Composta da 70 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.