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Corte Internazionale di Giustizia e repressione del crimine di genocidio

Il 20 marzo 1993, il Governo Bosniaco proponeva alla Corte Internazionale di Giustizia ricorso con il quale denunciava presunte violazioni della Convenzione contro il genocidio del 1948, commesse dalla Repubblica Federale Jugoslava .
Il 30 Giugno 1995, la Repubblica Federale Jugoslava adduceva in via preliminare l’incompetenza della Corte Internazionale di Giustizia a giudicare nel merito la controversia.
Con la sentenza dell’11 luglio 1996 la Corte respingeva le eccezioni preliminari sollevate dalla Repubblica Federale Jugoslava, dichiarando la propria competenza a decidere nel merito la controversia, ai sensi dell’art. IX della Convenzione contro il genocidio.
La questione, deferita alla Corte Internazionale di Giustizia ha avuto un percorso processuale abbastanza lungo e molto articolato, anche a causa degli eventi successòri che hanno riguardato lo status giuridico dell’allora Repubblica Federale di Jugoslavia, in particolare la sua appartenenza alle Nazioni Unite e quindi la sua adesione allo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia, nonché la sua partecipazione ai trattati internazionali a suo tempo conclusi dalla ex Repubblica federale Socialista di Jugoslavia.
Infatti, a seguito della richiesta di revisione della pronuncia dell’ 11 luglio 1996, avanzata dalla Repubblica Federale Jugoslava sulla base di presunti “nuovi fatti” – ignoti all’epoca della precedente pronuncia- ed emersi successivamente con la sua ammissione alle Nazioni Unite (1 novembre 2000) e riguardanti il suo status internazionale, la Corte Internazionale di Giustizia, nel 2003, ha avuto modo di pronunciarsi nuovamente sulla questione della propria competenza.
Con la decisione del 2003, la Corte ha respinto le argomentazioni presentate dallo Stato convenuto volte a dimostrare l’esistenza dei requisiti necessari a giustificare il riesame di una sentenza ai sensi dell’art. 61 dello Statuto, consentendo la continuazione del processo nel merito della controversia.
Con la sentenza del 26 febbraio 2007 , che definisce questa controversia, la Corte Internazionale di Giustizia ha accertato la responsabilità dello Stato convenuto (Serbia e Montenegro) per violazione dell’obbligo di prevenire gli atti di genocidio nei confronti della popolazione dei Mussulmani bosniaci dell’enclave di Srebrenica , materialmente perpetrati dalle forze armate della Repubblica Srpska (VRS) a cominciare dal Luglio del 1995.
Anche nella sentenza del 26 febbraio 2007 la Corte ripercorre e ricostruisce tutte le varie fasi della complessa vicenda successoria della ex Jugoslavia, analizzando tutte le valutazione fatte sia da se stessa sia da organi ed enti internazionali per riaffermare, comunque, la sua competenza a pronunciarsi nel merito della controversia sulla base dell’applicazione del principio della res giudicata, che non consentirebbe di rimettere in discussione la conclusione raggiunta nella predetta sentenza del 3 febbraio 2003 .
Tralasciando, seppur interessanti tali aspetti intendo concentrarmi su alcuni problemi e aspetti affrontati dalla Corte riguardanti il merito della controversia ed in particolar modo sulle questioni di interpretazione e applicazione della Convenzione contro il genocidio.

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CORTE INTERNAZONALE DI GIUSTIZIA E  REPRESSIONE DEL CRIMINE DI GENOCIDIO  4 INTRODUZIONE LE ORIGINI DELLA NOZIONE DI GENOCIDIO  Il  termine genocidio è  relativamente  recente, anche  se  il  fenomeno è  certamente più antico dell’espressione che viene usata per indicarlo.     Da tempo si cerca di istituire strumenti legislativi, regole e antidoti per  porre  fine alla violenza volta ad annientare  l’”altro”, che si  tratti degli  indios d’America, degli armeni, degli ebrei, degli zingari, dei babula ne  Congo,  delle  tribù  indigene  in  Brasile  e  in  Paraguay,  degli  hutu  nel  Burundi  e  dei  tutsi  in  Ruanda,  dei musulmani  in  Serbia  o  delle  tribù  “africane” nel Darfur, molti  sono  stati  i massacri  che  si  sono protratti  negli anni e che sono stati via via archiviati nei libri di storia.    Il  termine “genocidio” viene utilizzato per  la prima volta da Raphaël  Lemkin in un saggio del 1944 Rule in Occipied Europe, infatti  Lemkin è  considerato  il coniatore di questo “neologismo” che etimologicamente   risulta formato dall’unione della parola greca genos, che significa razza,  specie,  stirpe  con  il  suffisso  latino  cide  che deriva dal  verbo  caedere,  che significa invece morte.

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Mario Gentile Contatta »

Composta da 99 pagine.

 

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