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Dentro e fuori l'immagine. Prassi e teoria dell’immagine dall’armonia classica alla complessità contemporanea.

Perché parlare di immagine?

La vita dello spirito e la vita della cultura sono caratterizzate, specialmente dagli ultimi due secoli, dall’onnipresenza dell’immagine. Un fatto, questo, che ci fa sentire contemporanei a quella che comunemente viene definita la «civiltà dell’immagine».
La civiltà dell’immagine apre fin dai suoi esordi ad una vasta gamma di problematiche e aspetti proprio a partire dall’inserimento del concetto immagine ad un apparato socio-culturale come quello di civiltà. La civiltà dell’immagine, inoltre, si propone come un diretto proseguo delle premesse dell’“Era Gutenberg”, vale a dire di quella cultura scritta ed astratta che di certo permane ancora nella civiltà attuale ma che con l’implementazione dell’immagine ha modificato i suoi caratteri a favore di una sintesi che rifletta maggiormente il nostro tempo.
Siamo quindi in immagine, questo fardello che per parte ci pesa e che per parte altra no, ma che ci dà la possibilità di confrontarci e relazionarci con molte delle manifestazioni del contemporaneo, quelle molteplici forme di cui innanzi tutto l’uomo ne è per buona parte artefice e, quando no, ne prende parte con estrema disinvoltura, o, in taluni casi, con estrema indifferenza.
L’immagine è di fatto un aspetto che ha riscosso notevole successo in molti campi della cultura e della tecnica, al punto tale che, per molte considerazioni ed ambiti di analisi, se né dovuta riformulare continuamente l’attenzione e la specificità mettendo spesso in crisi molte delle basi ideologiche del “voler sapere”.

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4 Introduzione. perché parlare di immagine? La vita dello spirito e la vita della cultura sono caratterizzate, specialmente dagli ultimi due secoli, dall’onnipresenza dell’immagine. Un fatto, questo, che ci fa sentire contemporanei a quella che comunemente viene definita la «civiltà dell’immagine». La civiltà dell’immagine apre fin dai suoi esordi ad una vasta gamma di problematiche e aspetti proprio a partire dall’inserimento del concetto immagine ad un apparato socio-culturale come quello di civiltà. La civiltà dell’immagine, inoltre, si propone come un diretto proseguo delle premesse dell’“era Gutenberg”, vale a dire di quella cultura scritta ed astratta che di certo permane ancora nella civiltà attuale ma che con l’implementazione dell’immagine ha modificato i suoi caratteri a favore di una sintesi che rifletta maggiormente il nostro tempo. Siamo quindi in immagine, questo fardello che per parte ci pesa e che per parte altra no, ma che ci dà la possibilità di confrontarci e relazionarci con molte delle manifestazioni del contemporaneo, quelle molteplici forme di cui innanzi tutto l’uomo ne è per buona parte artefice e, quando no, ne prende parte con estrema disinvoltura, o, in taluni casi, con estrema indifferenza. L’immagine è di fatto un aspetto che ha riscosso notevole successo in molti campi della cultura e della tecnica, al punto tale che, per molte considerazioni ed ambiti di analisi, se né dovuta riformulare continuamente l’attenzione e la specificità mettendo spesso in crisi molte delle basi ideologiche del “voler sapere”. In particolar modo, nella misura in cui l’onnipotenza della razionalità astratta ha iniziato a cedere, nel mondo scientifico é cresciuta la stima per aspetti psicologici e sociologici, come a tentar di recuperare quello scarto di occasionalità e casualità in cui l’uomo è naturalmente avvolto e che sfere come la fisica, la chimica e l’astronomia, ad esempio, avevano spesso tralasciato o tendenzialmente oscurato per “l’amor di Dio”. La nascita e lo sviluppo della psicoanalisi è tra gli esempi di questo presentimento, della consapevolezza di questi mutamenti, che incisero tutto il senso di civiltà ereditato e che mai più percossero i passi fatti, sintomo genetico di un epocale cambiamento. Ma, ripetiamolo, la psicologia e la sociologia e le espressioni umanistiche in generale – tra cui l’arte -, hanno, nel nostro specifico, rimesso l’immagine al centro delle riflessioni e delle domande sull’uomo, l’uomo nel suo “attorno”. Lo studio delle società non europee, soprattutto durante tutto il XIX secolo, ha costretto a rivedere certi pregiudizi culturali in materia di immagine, sul filo dello studio comparato delle arti plastiche,

Laurea liv.I

Facoltà: Pttura

Autore: Francesco Di Tillo Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.