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Rapporto tra livelli di esposizione ambientale a sevoflurano ed eliminazione urinaria di HFIP nei soggetti professionalmente esposti

Informazioni tesi

  Autore: Mariarosaria Forgione
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e chirurgia
  Relatore: ermanno Capellaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

Il sevofluorano (Sevorane®) è un anestetico alogenato volatile, utilizzato per l’induzione ed il mantenimento dell’anestesia generale per via inalatoria. E’ uno degli anestetici volatili maggiormente utilizzati in ambito sanitario. In particolare, presso l’Azienda Ospedaliera “Maggiore della Carità” di Novara rappresenta sostanzialmente l’unica molecola della sua classe utilizzata. Per tale farmaco si pone quindi il problema del monitoraggio dell’inquinamento dell’ambiente di lavoro e dell’esposizione degli operatori sanitari.
L’attività di sala operatoria è caratterizzata da ampie variazioni nel tempo e nello spazio dei livelli di inquinamento ambientale da anestetici volatili. Inoltre, l’esecuzione di campionamenti ambientali e personali è relativamente complessa per la necessità di non interferire con l’attività operatoria. Il monitoraggio biologico non presenta tali inconvenienti, ed è inoltre più semplice dal punto di vista organizzativo, nonché più economico. Il suo utilizzo per il controllo dell’esposizione sarebbe quindi auspicabile.
Non esistono, però, metodiche e valori recepiti dagli enti normativi per l’esecuzione del monitoraggio biologico, e gli stessi dati di letteratura non sono molto numerosi e forniscono indicazioni non omogenee.
Nel 1977 il N.I.O.S.H. ha indicato un valore limite di riferimento per esposizione professionale ad anestetici alogenati pari a 2 ppm se utilizzati in assenza di protossido di azoto, e a 0.5 ppm se utilizzati in contemporanea con protossido di azoto; tale valore limite è riferito ad un tempo di campionamento non superiore a 1 ora. Il Sevofluorano è stato successivamente inserito in questa raccomandazione. L’ ISPELS, con le “Linee guida sugli standard di sicurezza e igiene dei reparti operatori” del 26/07/2002, ha fatto propri tali valori limite di riferimento per gli alogenati, per i quali non esistono limiti specifici.
Al momento attuale, in attesa dell’indicazione del Valore Limite specifico da parte degli enti preposti, si fa riferimento anche per il Sevofluorano, a tali limiti, che corrispondono rispettivamente a 16,4 mg/m3 e 4,1 mg/m3. Si tratta, di un limite non basato su studi tossicologici riferiti specificamente al sevorano. Inoltre, il rispetto del limite è difficile da verificare con campionamenti personali, poiché non è praticamente realizzabile il frazionamento orario degli stessi.
Il dosaggio dell’HFIP urinario nei soggetti professionalmente esposti è stato proposto come indicatore di esposizione. L’esposizione professionale a concentrazioni ambientali di sevorano pari al TLV viene messa in relazione con concentrazioni urinarie di esafluoroisopropanolo che variano da 465 a 2772,7 g/L a seconda delle casistiche e delle tecniche di analisi delle urine adottate.
I suddetti motivi costituiscono un interessante spunto all’indagine della correlazione tra dati di campionamento personale e corrispettivi dati di monitoraggio biologico.

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  3 1. RAZIONALE DELLO STUDIO Il Sevoflurano (SEVORANE ©), è uno degli anestetici volatili maggiormente utilizzati in ambito sanitario. In particolare presso l’Azienda Ospedaliera “Maggiore della Carità” di Novara rappresenta sostanzialmente l’unica molecola della sua classe utilizzata. Per tale farmaco si pone quindi il problema del monitoraggio dell’inquinamento dell’ambiente di lavoro e dell’esposizione degli operatori sanitari. L’attività di sala operatoria è caratterizzata notoriamente da ampie variazioni nel tempo e nello spazio dei livelli di inquinamento ambientale da anestetici volatili. Inoltre, l’esecuzione di campionamenti ambientali e personali è relativamente complessa per la necessità di non interferire con l’attività operatoria. Il monitoraggio biologico non presenta gli inconvenienti sopra descritti, ed è inoltre più semplice dal punto di vista organizzativo, nonché più economico. Il suo utilizzo per il controllo dell’esposizione sarebbe quindi auspicabile. Non esistono, peraltro, metodiche e valori recepiti dagli enti normativi per l’esecuzione del monitoraggio biologico, e gli stessi dati di letteratura non sono molto numerosi e forniscono indicazioni non omogenee. In particolare, l’esposizione professionale a concentrazioni ambientali di sevorano pari al TLV viene messa in relazione con concentrazioni urinarie di HFIP che variano da 465 a 2772,7 μg/L a seconda delle casistiche e delle tecniche di analisi delle urine adottate. La seguente tabella mostra i valori di HFIP urinario corrispondenti ad un livello di esposizione ambientale di 2 ppm secondo lo studio condotto a Novara sul personale dell’Azienda Ospedaliera “Maggiore della Carità” nel 2003 da Barbic et al. [1,2,3,4,5,6] Sevofluorano (esposizione personale) HFIPu (urine fine seduta operatoria) ppm mg/m 3 μg/l μg/g creatinina 2 16,4 2772,7 1177,0 Tabella 1 I suddetti motivi costituiscono un interessante spunto all’indagine della correlazione tra dati di campionamento personale e corrispettivi dati di monitoraggio biologico.

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