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L'illuminazione a gas a Milano durante l'età della Restaurazione (1815-1859)

La questione dell’illuminazione a gas a Milano nell’età della Restaurazione è una vicenda sin qui conosciuta solamente nelle sue linee generali di svolgimento, nonostante essa possa essere considerata largamente rappresentativa ed emblematica di alcuni aspetti del Risorgimento in Lombardia.
In primo luogo, essa va a riconnettersi alla grande vitalità economico-culturale e civile che la Lombardia, e Milano in particolare, conservò durante tutto il periodo della Restaurazione: l’interesse che il patriziato di ispirazione liberale prima e la borghesia imprenditoriale poi dimostrarono nei confronti di una delle scoperte più interessanti ed innovative del primo Ottocento fu ampiamente significativo della grande apertura di una regione intera verso il progresso tecnologico sulla scia delle nazioni dell’Europa liberale, seppur in un contesto politico, quello della dominazione asburgica, di forte limitazione delle libertà di espressione, dell’autonomia locale e di ogni tipo di fermenti di rinnovamento della società.
La prima fase dei tentativi di introdurre l’illuminazione a gas a Milano è dunque parte di quel programma di ammodernamento delle strutture della società civile lombarda promosso da quella nobiltà liberale di grande iniziativa e portato avanti da personalità di spicco del nostro primo Risorgimento, quali Federico Confalonieri o Vitaliano Borromeo (e persino Silvio Pellico che, sebbene esterno alla parte pratica dei quei primi sfortunati tentativi di introdurre la nuova luce, se ne occupò piuttosto da vicino, curando la traduzione di uno dei primi trattati sull’illuminazione a gas mai apparsi, “A practical treatise on gas light” del chimico inglese Fedrico Accum): le venature patriottiche di quel programma di cui l’illuminazione a gas fu parte integrante sono dunque da considerarsi un aspetto fondamentale della vicenda (se non, per certi versi, addirittura il più importante), e proprio lo scontro di mentalità tra lo spirito di progresso di quegli uomini e la visione decisamente più conservatrice delle autorità asburgiche dominò gran parte della vicenda nelle sue fasi iniziali.
A questo proposito, benché lo scontro di mentalità non debba essere del tutto appiattito ad elemento di scarso rilievo, va comunque ridimensionato un ruolo esclusivamente di opposizione da parte degli organi di governo austriaci: sicuramente occhiuti, sempre attenti a non concedere con superficialità patenti e privilegi a chiunque si presentasse con nuove proposte ed invenzioni, con un iter burocratico spesso snervante e dai tempi incredibilmente dilatati (come dimostrano le carte contenute nell’Archivio di Stato di Milano, potevano passare addirittura anni prima che una richiesta venisse presa in esame), agli uffici vanno comunque riconosciuti un buon senso ed una prudenza non necessariamente sempre prevenuti, quanto piuttosto intenti a valutare realisticamente le possibilità di riuscita di questo o quel progetto, le eventuali conseguenze o pericoli per la sicurezza pubblica, aspetti che nel caso dell’illuminazione a gas, nei primi anni della Restaurazione invenzione ancora da perfezionare del tutto, dovettero essere valutati con estrema attenzione.
L’illuminazione a gas venne a rappresentare dunque non solo una possibilità di trasformazione urbana per la città ottocentesca di grande impatto estetico, che andava a soddisfare esigenze di decoro, di lusso e di eleganza sentite dai ceti dominanti della società (una delle applicazioni maggiormente caldeggiate dai primi promotori della luce a gas era quella riguardante i teatri, e non a caso il primo luogo pubblico illuminato a gas a Milano fu l’elegante Galleria De’Cristoforis), nonché una reale opportunità di introdurre un servizio di straordinaria utilità anche economica (in special modo, avrebbe dato una grande comodità alle famiglie e avrebbe permesso alle fabbriche lombarde di avere una maggiore produttività legata alle ore di luce in più sfruttabili per il lavoro).

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3 INTRODUZIONE La questione dell’illuminazione a gas a Milano nell’età della Restaurazione è una vicenda sin qui conosciuta solamente nelle sue linee generali di svolgimento, nonostante essa possa essere considerata largamente rappresentativa ed emblematica di alcuni aspetti del Risorgimento in Lombardia. In primo luogo, essa va a riconnettersi alla grande vitalità economico-culturale e civile che la Lombardia, e Milano in particolare, conservò durante tutto il periodo della Restaurazione: l’interesse che il patriziato di ispirazione liberale prima e la borghesia imprenditoriale poi dimostrarono nei confronti di una delle scoperte più interessanti ed innovative del primo Ottocento fu ampiamente significativo della grande apertura di una regione intera verso il progresso tecnologico sulla scia delle nazioni dell’Europa liberale, seppur in un contesto politico, quello della dominazione asburgica, di forte limitazione delle libertà di espressione, dell’autonomia locale e di ogni tipo di fermenti di rinnovamento della società. La prima fase dei tentativi di introdurre l’illuminazione a gas a Milano è dunque parte di quel programma di ammodernamento delle strutture della società civile lombarda promosso da quella nobiltà liberale di grande iniziativa e portato avanti da personalità di spicco del nostro primo Risorgimento, quali Federico Confalonieri o Vitaliano Borromeo (e persino Silvio Pellico che, sebbene esterno alla parte pratica dei quei primi sfortunati tentativi di introdurre la nuova luce, se ne occupò piuttosto da vicino, curando la traduzione di uno dei primi

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luca Perasi Contatta »

Composta da 243 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.