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Il tentato suicidio in adolescenza: una rassegna della letteratura psicodinamica

Le manipolazioni violente del corpo, il tentato suicidio e il suicidio riuscito, nell’adolescenza, sono realtà sempre più diffuse, drammatiche e difficili da comprendere. La domanda che mi sono posta all’inizio del mio lavoro è stata: cosa succede quando un bambino, crescendo, si affaccia ad una nuova dirompente fase della vita, la pubertà, senza possedere gli strumenti utili per affrontare tutti i cambiamenti, i passaggi e le difficoltà che tale fase lo costringe a vivere? Cos’è che porta un adolescente a sentirsi talmente spaventato, schiacciato e confuso da trovare nella morte l’unica soluzione?Il suicidio è definito come un atto che esprime la volontà cosciente o deliberata di uccidersi. Il tentato suicidio caratterizza l’insuccesso di un suicidio al di là delle cause di tale insuccesso. Nella definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il tentato suicidio è inteso come un “atto che non ha esito fatale, nel quale l’individuo o deliberatamente compie un atto non abituale che, senza l’intervento di altri gli/le avrebbe causato un grave danno o deliberatamente ingerisce una sostanza in eccesso rispetto al dosaggio prescritto o a quello generalmente riconosciuto come terapeutico, la qual cosa, secondo quanto desiderato dall’individuo stesso, dovrebbe procurare delle gravi conseguenze alla sua salute”. Il primo capitolo del mio lavoro è dedicato ai presupposti teorici della psicopatologia, dallo sviluppo del bambino fino ad arrivare all’adolescenza. Un paragrafo è riservato alla descrizione della dinamica del passaggio all’atto, inteso come una modalità difensiva di cui si serve l’adolescente per affrontare i conflitti e le angosce caratteristici della fase di vita che sta attraversando e come comportamento presente non solo negli adolescenti con disturbi psichici ma in ogni adolescente. Alcuni esempi di passaggio all’atto tipici dell’adolescenza sono le fughe, il vagabondaggio, il furto e le manifestazioni di etero e autoaggressività, tra cui il tentato suicidio. Nel secondo capitolo ho preso in esame le caratteristiche del fenomeno del tentato suicidio, l’epidemiologia, i metodi utilizzati più di frequente, gli aspetti della presa in carico dopo il ricovero e l’approccio psicopatologico alla dinamica del tentato suicidio. Una parte importante del capitolo riguarda i fattori di rischio che concorrono a rendere l’adolescente vulnerabile e incapace di affrontare le richieste evolutive e che aumentano la probabilità di mettere in atto comportamenti a rischio e/o nocivi per la salute di un individuo. Ho considerato i fattori individuali (il genere sessuale, le caratteristiche di personalità, l’orientamento sessuale), familiari (famiglie disgregate, genitori abusanti o affetti da disturbi psichiatrici, precedenti di suicidio nella famiglia), gli eventi stressanti o paranormativi (lutti, separazioni, trasferimenti, abusi, incidenti) e i problemi di comorbilità psichiatrica (soprattutto con i disturbi della condotta alimentare). Nel terzo capitolo ho passato in rassegna la letteratura psicodinamica concentrando la mia ricerca su autori che hanno studiato ed affrontato le dinamiche adolescenziali e il problema del tentato suicidio. In particolare gli autori che ho trattato sono: François Ladame, direttore dell’Unité de Psychiatrie de l’adolescent di Ginevra, un servizio ambulatoriale nato nel 1973 che accoglie anche ragazzi sopravvissuti a tentativi di suicidio.Philippe Jeammet, direttore del Servizio di Psichiatria dell’Ospedale Internazionale dell’Università di Parigi e responsabile di un servizio per l’adolescenza.Xavier Pommereau, direttore dell’Unitè mèdico-psychologique de l’adolescent e du jeune adulte (UMPAJA), struttura creata nel 1992 presso il Centro Abadie della Clinica Universitaria di Bordeaux specificatamente rivolta al trattamento dei giovani che hanno tentato il suicidio.
Eglè e Moses Laufer, direttori del Brent Center di Londra, un centro di ricerche sul crollo psichico negli adolescenti, dove vengono accolti molto spesso ragazzi con idee suicide o che hanno tentato il suicidio. Gustavo Pietropolli Charmet, direttore del Crisis Center di Milano, un centro di crisi rivolto ad adolescenti reduci da tentativi di suicidio. Il quarto capitolo della mia tesi è dedicato alla presentazione e all’analisi dei possibili strumenti di prevenzione al tentato suicidio in adolescenza (interventi di formazione per il personale scolastico, programmi di formazione per figure sociali, interventi di informazione di base sul suicidio indirizzati agli studenti, programmi di screening, programmi per sviluppare "il sostegno" tra coetanei , Centri di Crisi e Hotlines, strategie per limitare l'accesso a strumenti usati a scopo suicidari, interventi post-suicidio) e il quinto si concentra sull’esperienza di Pietropolli Charmet all’interno della struttura del Crisis Center.

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5 INTRODUZIONE Le manipolazioni violente del corpo, il tentato suicidio e il suicidio riuscito, nell’adolescenza, sono realtà sempre più diffuse, drammatiche e difficili da comprendere. La domanda che mi sono posta all’inizio del mio lavoro è stata: cosa succede quando un bambino, crescendo, si affaccia ad una nuova dirompente fase della vita, la pubertà, senza possedere gli strumenti utili per affrontare tutti i cambiamenti, i passaggi e le difficoltà che tale fase lo costringe a vivere? Cos’è che porta un adolescente a sentirsi talmente spaventato, schiacciato e confuso da trovare nella morte l’unica soluzione? Il suicidio è definito come un atto che esprime la volontà cosciente o deliberata di uccidersi. Il tentato suicidio caratterizza l’insuccesso di un suicidio al di là delle cause di tale insuccesso. Nella definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il tentato suicidio è inteso come un “atto che non ha esito fatale, nel quale l’individuo o deliberatamente compie un atto non abituale che, senza l’intervento di altri gli/le avrebbe causato un grave danno o deliberatamente ingerisce una sostanza in eccesso rispetto al dosaggio prescritto o a quello generalmente riconosciuto come terapeutico, la qual cosa, secondo quanto desiderato dall’individuo stesso, dovrebbe procurare delle gravi conseguenze alla sua salute”. Il primo capitolo del mio lavoro è dedicato ai presupposti teorici della psicopatologia, dallo sviluppo del bambino fino ad arrivare all’adolescenza. Un paragrafo è riservato alla descrizione della dinamica del passaggio all’atto, inteso come una modalità difensiva di cui si serve l’adolescente per affrontare i conflitti e le angosce caratteristici della fase di vita che sta attraversando e come comportamento presente non solo negli adolescenti con disturbi psichici ma in ogni adolescente. Alcuni esempi di passaggio all’atto tipici dell’adolescenza sono le fughe, il vagabondaggio, il furto e le manifestazioni di etero e autoaggressività, tra cui il tentato suicidio. Nel secondo capitolo ho preso in esame le caratteristiche del fenomeno del tentato suicidio, l’epidemiologia, i metodi utilizzati più di frequente, gli aspetti della presa in carico dopo il ricovero e l’approccio psicopatologico alla dinamica del tentato suicidio. Una parte importante del capitolo riguarda i fattori di rischio che concorrono a rendere l’adolescente vulnerabile e incapace di affrontare le richieste evolutive e che aumentano la probabilità di mettere in atto comportamenti a rischio e/o nocivi per la salute di un individuo.

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Alice Carbone Contatta »

Composta da 85 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 9194 click dal 20/03/2008.

 

Consultata integralmente 12 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.