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L'ipotesi Sapir Whorf nel dibattito linguistico contemporaneo

La tesi si propone l'obiettivo di presentare un quadro, quanto più esaustivo possibile, relativamente al dibattito linguistico svoltosi nel corso del novecento riguardante il rapporto che intercorre tra linguaggio, pensiero e realtà extralinguistica. Dopo aver presentato le linee portanti dell'ipotesi Sapir- Whorf si prosegue con l'analisi delle principali critiche mosse all'ipotesi ed in particolar modo con il delineamento della corrente universalistica, cui fa capo Noam Chomsky, che si propone come antitetica alla corrente relativistica, ma che invece per certi aspetti si può considerare come complementare ad essa.

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2    INTRODUZIONE Nello studio dell’Uomo, a prescindere da quale punto di vista lo si osservi, è di fondamentale interesse un approccio che consideri come elemento primario il linguaggio. Nella storia dell’antropologia molti si sono occupati della capacità che ha l’uomo di esprimersi e delle modalità con cui riesce a farlo, focalizzando quindi l’attenzione sulla nascita del linguaggio, sulle sue modalità di funzionamento e sulle regole soggiacenti ad esso. L’indagine che qui si presenta, prevede, come punto centrale, l’esplorazione della teoria elaborata nei primi del Novecento da, Eduard Sapir, allievo di Franz Boas, e Benjamin Lee Whorf, personaggio che, nonostante non fosse linguista di professione, ha fornito grandi apporti allo studio del linguaggio. La cosiddetta ipotesi Sapir-Whorf (o ipotesi del determinismo o del relativismo linguistico), così denominata nel 1956 da John B. Carroll (curatore della fondamentale raccolta di saggi di Whorf Language, Thought and Reality) sostiene che il linguaggio, con le sue regole e la sua struttura, influenza il modo di vedere il mondo dei parlanti una data lingua; questo vuol dire che i parlanti di lingue diverse avranno un modo diverso di concepire la realtà. Il fulcro di tale ipotesi è riscontrabile dalle seguenti citazioni tratte dal saggio “La posizione della linguistica come scienza” di Sapir 1949 [1972] e dal saggio “Scienza e linguistica” di Whorf 1956 [1970]: “Gli esseri umani non vivono soltanto nel mondo obiettivo, e neppure soltanto nel mondo dell’attività sociale comunemente intesa, ma si trovano in larga misura alla mercè di quella particolare lingua che è divenuta il mezzo di espressione della loro società. È proprio un errore di valutazione immaginare che una persona si adatti alla realtà essenzialmente senza l’uso della lingua e che la lingua sua solo un mezzo accidentale di risolvere specifici problemi di comunicazione o di pensiero. L’essenza

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valentina Buccellato Contatta »

Composta da 84 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.