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Infiniti spazi, infinite scene. Studio sull'impresa e la teatralità bruniana

La presente opera, muovendosi appunto in questo terreno di ancora celante oscurità, vuole innanzitutto rileggere, alla luce di un preciso motivo guida, le opere volgari di Bruno, essendo sospetto dell’autore che esse costituiscano davvero le testimonianze (gli atti) di una impresa (commedia) che Bruno stava portando avanti (mettendo in scena) durante il suo breve ma densissimo soggiorno inglese. Non si pretende di dire alcunché di definitivo, e certamente molte cose andranno rivedute e modellate infinite volte, così come si confà a qualunque cosa parli a teatro o di teatro.

L’intervento effettuato sull’opera bruniana La cena delle ceneri dimostra a mio avviso la possibilità di dipanare la teatralità che nelle opere date alle stampe rimane in qualche modo aggrovigliata. Che infatti non si tratti in alcun caso di scritti filosofici consueti, mi pare abbastanza evidente. E’ a partire dalla lingua stessa (ma vedremo che come è punto iniziale, così la lingua costituirà anche punto finale, di approdo ancorché non facile) che la teatralità dell’impresa nolana si annuncia. Il Bruno parigino del Candelaio riversa la sua abilità di dialogatore, di osservatore del vero (parlare) in pagine che arricchirà di tutte le riflessioni filosofiche che aveva maturato e andava giorno dopo giorno maturando in vista della creazione di quelli che giustamente sono stati definiti alcuni dei massimi capolavori della filosofia moderna.
Capolavori che presero, ma è più giusto dire mantennero, la forma del dialogo, una costante che non abbandonerà mai Bruno e della quale si offrono valide giustificazioni, come si vedrà meglio nel quarto e ultimo capitolo. Sono i dialoghi che permettono a Bruno di trasferire nell’intera sua opera i caratteri di un’ininterrotta riflessione. Segnatamente noi vogliamo riferirci all’esperienza inglese, e notare come i sei dialoghi ivi composti possano andare letti come un tentativo – forse non riuscito, ma certamente intrapreso e generosamente svolto – di dare alla luce un unico composito dramma in cui esprimere i caratteri della crisi a lui contemporanea, i problemi allora stringenti e le soluzioni che il Nolano, illustre filosofo, frate discreto, dottissimo scienziato, uomo d’ingegno e cultura; un Mercurio, un inviato, un mago, un commediante, un fastidito, un arrogante, un presuntuoso, un trionfante, uno sconfitto, un uomo, tanti uomini, nessun uomo; che Bruno, dicevamo, ha proposto e cercato di donare ai suoi lettori, ascoltatori, spettatori.

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2 PRESENTAZIONE Recentemente, nel panorama delle ricerche sull’opera e sulla vita di Giordano Bruno, sembra essere sorta una nuova prospettiva di studio. Alcuni pregevoli lavori hanno in effetti cominciato a percorrere un sentiero che era stato solamente indicato, in modo accennato e ancora nebuloso, in alcuni saggi diventati ormai storici. Tale nuova prospettiva, brevemente, mira ad accostare in maniera stringente l’universo bruniano, ossia l’insieme della sua attività filosofica, con l’universo teatrale, collo sviluppo della concezione di teatro, con le possibilità che il teatro offre per comprendere il filosofo Nolano e la sua parentesi biografica. Un concetto di teatralità ad ampio raggio, quello a cui mi riferisco in queste pagine, che vuole essere inteso secondo una ampia polisemia. Teatrale è Bruno stesso in quanto la sua vita appare (a noi, come ad egli stesso) come un racconto avventuroso messo in scena dalla divina provvidenza con un preciso significato, che non si esaurisce certo nel diletto degli dei; una vita che si mostra fina da subito ricca di azione, di cambiamenti, di fughe e nascondimenti, di colpi di scena fino a quello, tragico ma insieme grandioso, che ne ha segnato la fine, ma che ha significato – di fronte alla fine della singola, carnale, momentanea storia, l’imperitura memoria di una delle più belle pagine della mirabile Storia. Eppure teatrale è anche la concezione che il Nolano ha dell’esistenza, la quale a volte si tinge di commedia, altre volte di tragedia, altre ancora di farsa e così via, in un caleidoscopico girotondo di immagini, fatti, cose personaggi, grandi opere e minuzzarie di vario genere. Ancora, teatrale è la forma che Bruno predilige per le sue opere. A cos’altro rimanda in effetti il dialogo da lui sì sapientemente usato, se non all’immediatezza della vita e, quindi, della scena che si pone fin dalle origini come una ripresa dell’umana esistenza? Oltre al Candelaio, unica opera effettivamente nata come “teatrabile”, è mio parere che

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alberto Trentin Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

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