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Uso avanzato della neotelevisione: la TV del privato

Informazioni tesi

  Autore: Daniela Larivei
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Guido Ferraro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

Il motivo di questa tesi è stato l’interesse per il nuovo genere (che è ancora più vasto della tv-verità perché la comprende) della neotelevisione: la TV del privato, ossia quella TV rappresentata da tutti quei programmi dove la gente comune ama spettacolarizzare la propria intimità raccontando i fatti propri. La prima parte della ricerca è dedicata all’analisi dei programmi. Il campione è costituito da nove trasmissioni. Sono state scelte solo quelle trasmissioni in cui il privato fosse veramente l’unico protagonista: non rientrano, per questo motivo, i programmi contenitori. La seconda parte della ricerca mette in evidenza un aspetto centrale della TV del privato: la costruzione dei personaggi, i quali nascono per il semplice fatto di trovarsi di fronte ad una telecamera accesa. La terza parte è dedicata alle caratteristiche fondamentali di questa TV, deducibili dalle analisi dei vari programmi. Infine, la parte conclusiva conferma che la tesi è concretamente possibile. Tenendo conto che la Tv, ancor prima di essere una forma culturale, è uno straordinario strumento di analisi ed esplorazione del reale, ho potuto constatare che essa oggi non ha solo più il ruolo di divertire ed informare, ma è diventata un attivatore di comunicazione e uno strumento in balìa di chi è meno fortunato. Per quanto riguarda il primo aspetto, la TV del privato è creatrice di accordi pratici sociali ed oggetto di discussioni quotidiane. Questo tipo di TV ha un’ottima capacità di far interagire tra loro gli individui, eliminando le distanze tra l’io e l’altro e non è vero che impoverisce il dialogo in famiglia, ma anzi lo alimenta. Già durante la fruizione di un testo televisivo si discute in famiglia o tra amici, sviluppando proprie idee ed opinioni arrivando a sanzionare gli ospiti e il programma stesso. Per quanto riguarda il secondo aspetto, un testo televisivo è una risorsa e un evento che l’individuo utilizza per i propri scopi.La TV del privato è un attivatore di comunicazione perché un programma è un testo televisivo di tipo aperto: i confini materiali-temporali non coincidono mai con quelli semantici-pragmatici (si discute di Cordelia e Gianni durante la visione e si continua a discutere anche dopo che Maria De Filippi ha chiuso il programma e si discute il giorno dopo sul bus, per la strada, in ufficio, eccetera). Testo aperto vuol dire partecipazione e coinvolgimento attivo del telespettatore che non fruisce passivamente i messaggi televisivi: i testi televisivi sono relazionali ed oggetto di discussione quotidiana. Il successo di tali programmi è imputabile anche al ritmo del programma, definito e scandito dal testo televisivo stesso, dai suoi meccanismi narrativi e tensivi, cioè testuali, e non è il telespettatore a crearlo. Si può quindi dire che l’interesse di un telespettatore è prevalentemente testuale e poco extratestuale. Nei programmi di Maria De Filippi, per esempio, sono spesso il dolore degli ospiti e le liti tra questi e il pubblico e tra il pubblico stesso ad attirare l’attenzione del telespettatore.I salotti in casa sono scomparsi e sono nati quelli televisivi perché si è generato il minimalismo, cioè l’approccio con le piccole storie della quotidianità. Ma affinché ciò accada la TV del privato ruota attorno a una figura importante: l’ospite. Un aspetto essenziale dell’ospite è sicuramente il caso umano, colui che inchioda allo schermo il telespettatore, instaurando il meccanismo delle puntate (la mamma di Alessio lo farà uscire al sabato sera? Cordelia e Gianni risolveranno i loro problemi? eccetera). La TV del privato non rispetta l’intimità delle persone comuni, scava senza pudore nei loro drammi personali, per sostenere le leggi dell’audience. La TV del privato, finestra sul privato, è tale anche per la rappresentazione a volte indiscreta o dubbia di situazioni di alta conflittualità o marginalità. La quotidianità viene messa in discussione perché in essa si cercano connotazioni sensazionalistiche e non viene narrativamente riferita ma pragmaticamente messa in scena, allo stato puro senza alcune mediazioni. Ma essa è anche intesa come quel gusto di raccontare in pubblico che la società odierna ha drasticamente sacrificato. Gli spazi televisivi diventano sempre più quotidiani, quindi eteroreferenziali, cioè modellati su quelli della vita quotidiana. Ad esempio, gli spettacoli di Maria De Filippi sono reality show, cioè spettacoli-verità in quanto trattano di storie vere, intime, quotidiane. Sono spettacoli della gente comune che ama fare scempio di se stessa. La televisione è quindi un partner comunicativo (si ascolta e si guarda), un attivatore di comunicazione (genera relazioni e favorisce le conversazioni), un oggetto di parola (qualcosa di cui si discute in ufficio, in famiglia, tra amici...).

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4 INTRODUZIONE Mi sono sempre domandata perché la gente comune preferisca rivolgersi a un medium potente come la televisione per risolvere i propri problemi, mettendosi ‘in piazza’ e offrendo ai vari spettatori e telespettatori dolore, lacrime, drammi, bisogni e capricci. Ma, soprattutto, mi sono chiesta perché alcuni programmi che offrono la spettacolarizzazione dell’intimità e della quotidianità delle persone continuano ad avere enorme successo, riscontrato anche dai promo che continuamente ne annunciano un sicuro ritorno. Mi sono chiesta perché, quindi, nonostante le varie critiche ‘snobistiche’, del tipo “Ma guardiamo un programma più intelligente”, rivolte a questi tipi di trasmissioni, quest’ultime siano guardate ed ascoltate ed oggetto di discorsi quotidiani-sociali. Per riuscire a capire tutto ciò ho dovuto rivolgere le mie attenzioni (e anche i miei interessi) verso un determinato aspetto, quello enunciazionale. Non è stato d’interesse, cioè, occuparmi della veridicità delle storie (vere o false non importa, perché comunque piacciono) e quindi del contenuto. Tutte le frasi dei soggetti in discussione, quali gli ospiti, i conduttori, il pubblico e i telespettatori, sono state citate solo perché imputabili allo studio dell’enunciazione. Da sempre interessata allo sviluppo di questa “scatola parlante” e da sempre interessata alla disciplina in questione, ho cercato di unire i suddetti interessi e di approfondirli cercando tutto ciò che poteva soddisfare le mie passioni (libri, videocassette, carta stampata, eccetera). Ma ho voluto approfondirli passando da telespettatrice implicita a vero simulacro dell’enunciatario, diventando cioè personaggio del pubblico del talk show regionale esaminato, Speciale Mondoradio Tv. Questo mi è servito soprattutto per vedere da vicino come gli atteggiamenti delle persone si modificano attraverso il passaggio dal “dietro le quinte” a davanti le telecamere accese. A questo aspetto ho dedicato la seconda parte della ricerca. Compiendo i miei studi, il libro che più mi ha ispirato a voler dedicare la mia tesi al nuovo genere neotelevisivo, la TV del privato, è stato La tv-verità di Sandra Cavicchioli e Isabella Pezzini. Mi sono chiesta se, in effetti, non esistesse un genere più vasto che comprendesse anche la tv-verità. Mi spiego meglio. Oggetto della TV del privato sono l’intimità, l’interiorità, il privato delle persone comuni. La tv-verità tratta argomenti più

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