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Proposte e itinerari per un nuovo modello di welfare tra globalizzazione e individualizzazione

Informazioni tesi

  Autore: Giulio Boldrin
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Politiche Transfrontaliere per la vita quotidiana
Anno: 2007
Docente/Relatore: Alberto Gasparini
Correlatore: Anna MariaBoileau
Istituito da: Università degli Studi di Trieste
Dipartimento: Istituto di Scienze dell'Uomo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 372

Il termine welfare state (o più semplicemente welfare) significa letteralmente “Stato del benessere” ed indica, fra l’altro, l’insieme dei servizi indispensabili alla vita della società (ad esempio la sanità, l’assistenza sociale, le politiche del lavoro, ecc.) che uno Stato garantisce a tutti i suoi membri perché, se fossero lasciati al mercato, risulterebbero inaccessibili a un’ampia fascia di cittadini meno abbienti. Secondo Massimo Paci tuttavia, non si deve trascurare la prospettiva socio-culturale, a vantaggio unicamente dell’analisi di tipo economico, come eziologia della crisi attuale del welfare. In questo senso infatti, la considerazione del principio della “individualizzazione”, può rappresentare un ulteriore contributo di analisi.
Secondo Ferrera, una delle “opzioni strategiche” per il welfare del prossimo futuro potrebbe essere il “reddito di cittadinanza”. I teorici che hanno rielaborato negli ultimi anni questa idea e soprattutto Philippe Van Parijs, con la locuzione “reddito di cittadinanza” intendono un reddito corrisposto da una comunità politica a tutti i suoi membri, su una base individuale, senza la prova dei mezzi, né esigenze di contropartita. Secondo gli indirizzi di questa corrente di pensiero, il reddito di cittadinanza così concepito, attuato in combinazione ad un’imposizione sui redditi fortemente progressiva, potrebbe essere uno strumento di ricomposizione sociale utile per la lotta alla povertà e alla disoccupazione. Gli aspetti più critici di questa proposta sono da un lato le modalità di finanziamento della misura e dall’altro la destinazione dell’erogazione a favore di tutti i cittadini e non solo di quelli che si trovano nel bisogno. Proprio da questa osservazione era scaturito il dibattito filosofico - all’Università di Harvard nel corso dei primi anni Novanta - fra Philippe Van Parijs e John Rawls. Secondo quest’ultimo infatti, non sarebbe eticamente accettabile erogare il beneficio anche quelle persone che liberamente scelgono di non lavorare (i famosi surfisti di Malibù). Nonostante l’interesse che ha suscitato questo dibattito, in nessun paese al mondo la misura del reddito di cittadinanza è stata applicata nella sua accezione “pura”, mentre parecchi sono gli esempi di reddito minimo di inserimento, che a partire dagli anni Ottanta si sono diffusi in tutta Europa. Anche se talvolta le diverse locuzioni vengono usate come sinonimi, il reddito minimo d’inserimento non è un vero e proprio reddito di cittadinanza in quanto, non è destinato alla generalità della popolazione, ma solo a quelle persone che sono ritenute bisognose, e soprattutto non è incondizionato, ovvero vincola il beneficiario ad attuare una serie di comportamenti (ricerca del lavoro, formazione professionale, ecc.). Dopo che nel 1996 anche il Portogallo ha introdotto una misura di minimo vitale, l’Italia e la Grecia sono rimasti gli unici paesi dell’Europa occidentale a denunciare la mancanza di una rete minima di protezione dai rischi di povertà ed esclusione sociale.
La Regione Friuli Venezia Giulia è entrata recentemente in una fase di interessante e viva sperimentazione di misure innovative nell’ambito del welfare. In particolare sono da rammentare la L.R. 23 del 2004, che recepisce i contenuti della legge 328 del 2000, per quanto riguarda gli strumenti di programmazione sociale e socio-sanitaria, la L.R. 6 del 2006 che riconosce la necessità di un coordinamento delle politiche sociali molto più ampio e articolato rispetto al recente passato, con l’integrazione delle politiche socioassistenziali di protezione sociale, sanitarie, abitative, dei trasporti, dell’educazione, formative, del lavoro, culturali, ambientali e urbanistiche, dello sport e del tempo libero, nonché di tutti gli altri interventi finalizzati al benessere della persona e alla prevenzione delle condizioni di disagio sociale. Inoltre, l’art. 59 della L.R. 6 del 2006 istituisce la misura del “reddito di base per la cittadinanza”, sull’esempio di altre due Regioni in Italia (la Campania nel 2004, la Basilicata nel 2005). Anche la L.R. 11 del 2006, in tema di sostegno alla famiglia e alla genitorialità.

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRIESTE Sede amministrativa del Dottorato di Ricerca Sedi Consorziate (IUIES) Università degli Studi di Udine - Università di Klagenfurt - Università MGIMO di Mosca - Università di Nova Gorica - Università Jagiellonica di Cracovia - Università Eotvos Lorand di Budapest - Università Babes-Bolyai di Cluj-Napoca - Università Comenius di Bratislava - Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia XVIII CICLO DEL DOTTORATO DI RICERCA IN POLITICHE TRANSFRONTALIERE PER LA VITA QUOTIDIANA TRANSBORDER POLICIES FOR DAILY LIFE Proposte e itinerari per un nuovo modello di welfare tra globalizzazione e individualizzazione (Settore scientifico-disciplinare: SPS/10) DOTTORANDO: GIULIO BOLDRIN COORDINATORE DEL COLLEGIO DEI DOCENTI CHIAR. MO PROF. ALBERTO GASPARINI UNIVERSITÀ DI TRIESTE RELATORE CHIAR. MO PROF. ALBERTO GASPARINI UNIVERSITÀ DI TRIESTE CORELATORE CHIAR. MA PROF. SSA ANNA MARIA BOILEAU UNIVERSITÀ DI TRIESTE

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Parole chiave

redddito di base
reddito di cittadinanza
welfare

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