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L’insediamento ebraico di Pizzighettone (XV – XVI sec.)

Informazioni tesi

  Autore: Davide Dionisi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Giorgio Chittolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

Nella prima parte del presente lavoro viene delineato un quadro generale, il più possibile completo, circa le vicende che hanno avuto come protagonisti gli Ebrei, (intesi come singoli, gruppi o comunità), in un arco cronologico che muove dalla fine dell’ Impero Romano al XVI secolo, in un contesto geografico che, solo con molta approssimazione, può essere sovrapposto ai confini dell’attuale Lombardia.

La seconda parte tenta invece di far riemergere dall’oblio la storia più semplice, tuttavia non meno paradigmatica, del piccolo insediamento ebraico di Pizzighettone, nato come gemmazione della più ricca e grande comunità di Cremona, ma evolutosi secondo dinamiche proprie.

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Introduzione Il presente lavoro è nato con una duplice intenzione. La prima è tentare di dare un quadro generale, il più possibile completo, circa le vicende che hanno avuto come protagonisti (ma più spesso oggetto) gli Ebrei, intesi come singoli, gruppi o comunità, attraverso eventi che dalla fine dell’Impero Romano al XVI secolo sono stati la causa o la conseguenza tanto del loro insediarsi all’interno di un territorio che, solo con molta approssimazione, può essere sovrapposto ai confini dell’attuale Lombardia, quanto del loro andarsene dalle medesime regioni, in seguito al decreto di Filippo II. Un ordine, quello di espulsione, che dal 1597 privò queste terre di una presenza radicata e multiforme, costantemente dinamica come fu l’esperienza dell’ebraismo lombardo, nato sul crocevia di correnti migratorie originarie dell’Italia centrale, del Mediterraneo, delle nazioni d’oltralpe e in alcuni casi anche dei territori di Levante. La seconda è far riemergere dall’oblio e dalle approssimazioni una storia più semplice di questa loro presenza, tuttavia non meno paradigmatica di quale fosse la condizione di un piccolo insediamento, nato come gemmazione di una più grande e ricca comunità, ma evolutosi secondo dinamiche proprie, benché soggetto – come tutti – alle conseguenze della Storia. La Parte I è stata suddivisa in 3 sezioni distinte, ognuna specifica per il tema trattato. Nella prima (“I tempi dell’insediamento”), attraverso il “riassemblaggio” cronologico delle fonti più antiche e con l’ausilio delle opere più importanti scritte in questi anni sull’argomento, ho voluto ripercorrere le fasi principali che hanno preceduto l’insediamento ebraico quattrocentesco, ricordando i momenti salienti della presenza di Israele nell’area geografica che più tardi diventerà lo Stato di Milano. Per far questo ho seguito le orme e le indicazioni di chi in passato ha affrontato il compito delicato di scandagliare la documentazione rimasta e rintracciare ogni possibile testimonianza di una realtà spesso passata in sordina o data come ovvia: da Vittore Colorni ad Attilio Milano, da Shlomo Simonsohn a Renata Segre. Ho quindi cercato – attraverso un confronto personale con alcuni testi – di riunire e riordinare le ipotesi nate per spiegare un cammino plurisecolare di insediamento, di cui spesso – soprattutto per i secoli più antichi - non rimane che una traccia labile ed incerta. Nella seconda sezione (“I modi dell’insediamento”) ho ricordato in che misura la figura dell’ebreo sia stata modificata dagli eventi, cioè come – a partire da una legislazione discriminante e poi via via con il riemergere della civiltà comunale e commerciale italiana – ad un ebreo sempre più estromesso dai commerci e marginalizzato dalla società, sia toccato in sorte di gestire un’attività considerata infamante e vile come quella del prestatore. Nonostante questi presupposti ho cercato di mostrare come la funzione di cui venne gravato fosse però talmente richiesta e necessaria nella società tardomedioevale, da aver condizionato non solo l’immaginario legato al popolo di Israele ma anche le dinamiche stesse con cui i membri di questo popolo pianificarono i loro insediamenti al di fuori delle più antiche comunità della Diaspora nell’Europa cristiana, alla ricerca di luoghi abitabili in cui la possibilità di svolgere un’attività economica ed il diritto a veder riconosciuta la propria identità venissero affermati e garantiti, anche solo con contratti a termine. Nella terza sezione (“Le forme dell’insediamento”), ho tentato di presentare gli elementi di originalità che differenziavano gli ebrei dalla controparte cristiana della società entro cui vivevano, dalla pratica religiosa alle realtà materiali che queste generavano (le scuole, le sinagoghe, il ghetto ecc.), e più nello specifico attraverso le forme di autogoverno e rappresentanza che si crearono tanto all’interno delle singole comunità, quanto ad un livello superiore di “Universitas Hebraeorum” del ducato di Milano. La Parte II riguarda la realtà dell’insediamento ebraico nella città murata di Pizzighettone. Dopo un primo capitolo relativo alla storia generale del borgo e alle vicende che lo portarono ad essere una delle fortezze più importanti create sull’Adda ed una comunità privilegiata all’interno del territorio cremonese, ho tentato di descrivere nella maniera più lineare e chiara possibile le vicende della piccola presenza israelitica locale e del banco che qui venne fondato nel 1451 e resistette, con andamento alterno, fino quasi alla fine del XVI secolo, tra processi, espulsioni, decessi improvvisi e passaggi non sempre lineari nell’attività di prestito. L’ultimo capitolo ha l’ambizione, al contrario, di voler definire meglio alcuni aspetti che poco si confanno con l’andamento cronachistico della parte precedente, privilegiando realtà più materiali quali l’abitazione e il banco assieme ad aspetti più strettamente “umani”, quali il rapporto con la cittadinanza e la Chiesa, o l’indagine di una linea familiare dubbia ma sicuramente autoctona di Pizzighettone. In ultimo la Parte III presenta le trascrizioni di alcuni documenti notarili, che per contenuto e particolarità ho ritenuto tra i più significativi all’interno del gran numero di atti scoperti insospettabilmente nelle filze conservate presso l’Archivio di Stato di Cremona, così come alcune cartine geografiche e i grafici relativi all’attività feneratizia condotta in quasi 100 anni di permanenza. 3

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