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Il piano di comunicazione. Il caso delle Amministrazioni Centrali dello Stato

Il dibattito sulla pianificazione, precisamente sulla pianificazione economica, assume un particolare rilievo nel XX secolo. La teoria socialista vedeva nell’ accentramento della pianificazione economica da parte dello Stato lo strumento indispensabile alla realizzazione della propria missione politica. La pianificazione socialista dal punto di vista economico è una programmazione di tipo globale ossia riferita all’intero sistema economico.
Negli stati democratici ed industrializzati si può parlare di programmazione economica allorchè la manovra degli strumenti di politica economica si fonda non solo sugli stimoli e le indicazioni del mercato ma anche su un sistema di obiettivi di redistribuzione del reddito e di perequazione riconducibili ad una ricostruzione unitaria del sistema economico.
Dopo la crisi del 1929 si aprì una fase che distinse la pianificazione economica dalla pianificazione più propriamente socialista. Il duro colpo inferto alle economie mondiali rese evidente a tutti la fallibilità del mercato. La definizione di programmazioni economiche viene quindi individuata come correttivo delle disfunzioni del sistema per perseguire determinati obiettivi.
Il carattere particolare del problema di un ordine economico razionale è determinato dal fatto che la conoscenza delle circostanze di cui ci si deve servire non esiste mai in forma concentrata o integrata, ma solamente sotto la forma di frammenti sparpagliati di conoscenza incompleti e spesso contraddittoria che tutti gli individui possiedono separatamente.
Il problema della società perciò non è un problema di come allocare risorse date ma un problema relativo a come assicurare il migliore uso di risorse note a ciascuno dei membri della società, per fini la cui importanza relativa è nota solo a questi individui. Come utilizzare la conoscenza che non appartiene a nessuno nella sua totalità?

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5 1 LA PROGRAMMAZIONE 1.1 Pianificazione e programmazione Ogni soggetto, nel suo agire, esplica anche involontariamente attività program- matoria; anche l’individuo singolo compie tale attività quando decide di spendere (e come spendere) i propri redditi correnti o futuri, ovvero di risparmiare, nonché gli obiet- tivi che si prefigge di raggiungere. I soggetti principali che però vengono in mente, allorché si parla di programmazione economica, sono i pubblici poteri e, in particolare, lo Stato, essendo evidente che si ri- chiede, a chi è responsabile delle sorti di una comunità civile, una condotta economica, non già estemporanea, bensì coordinata, vale a dire una politica programmata. La programmazione (lato sensu) è così una tecnica di ogni attività di durata, che si proietti nel tempo, e consiste nel far svolgere questa attività secondo un disegno preor- dinato entro un arco spaziale e temporale con fissazione di determinati contenuti e con predisposizione di determinati mezzi finanziari in vista degli obiettivi che si intendono perseguire 1 . In economia il termine programmazione è sinonimo di pianificazione 2 . Questo secondo lemma indica infatti tanto l’attività rivolta a comporre piani, quanto il risultato di tale attività. Fare dei piani così come già detto per fare dei programmi è atti- vità che coinvolge tanto il singolo quanto i pubblici poteri. 1 Cfr., Programmazione statale e programmazione regionale, Stipo M., Voce in “Enciclopedia giuridica”, Treccani., XXIV. 2 Sull’opportunità di considerare equivalenti i termini programmazione e pianificazione si veda Giannini M. S., Il diritto pubblico dell’economia, Bologna, 1993, p. 292 ss.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: comunicazione istituzionale politica ed economica

Autore: Giuseppina Carai Contatta »

Composta da 201 pagine.

 

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