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L'arte in Senegal dall'indipendenza ad oggi. 1960-2008

Informazioni tesi

  Autore: Jgor Cavallina
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: D.A.M.S. curriculum Arte Contemporanea
  Relatore: Fabriano Fabbri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 20

"Gli artisti della generazione attuale sono i figli di due tradizioni, di due mondi con cui incessantemente si confrontano, mescolando il ricordo degli dei con le macchine, le maschere con le nuove tecnologie dell’informazione"

Nella citazione sopra riportata viene chiamato in causa il concetto di tradizione ed il rapporto che essa ha, nei paesi africani, con l’attualità, con la contemporaneità, con la post modernità; questo rapporto, spesso conflittuale, sarà la costante del testo che segue, nel tentativo di ripercorrere i passi principali del percorso compiuto dalle arti visive nel Senegal, dalla sua indipendenza ad oggi.
Nel testo Afriche, Diaspore, ibridi, da cui la citazione è tratta, viene ben espressa la tensione tra questi poli e viene posto l’accento su un problema importante che si pone al momento della valutazione di questa tensione. Qual è il tempo di consolidamento di una tradizione?
é possibile che l’arte tradizionale africana, o arte classica africana, non sia l’unica tradizione a cui un artista contemporaneo che vive in Africa faccia riferimento?
Prendendo spunto dal recente testo di Jean-Loup Amselle, “L’art de la friche. Essai sur l’art africain contemporain”, la risposta risulta quasi scontata. Secondo l’antropologo francese infatti, l’arte "tradizionale" o "tribale" africana vive vetrificata in una sorta di vaga atemporalità, altrimenti definita "presente etnografico", ciò rende difficile, se non impossibile, la sua collocazione nelle inadatte griglie del sapere occidentale, rendendo altrettanto vaghi i rapporti che essa può mantenere con l’arte contemporanea.
l’analisi fenomenologica può venirci in aiuto. Considerando la cultura come oggetto cangiante e definendone i principali cambiamenti, si mette in risalto la stratificazione che porta al consolidarsi di una tradizione, di questo è splendido esempio il grafico spiraliforme Mc Luhaniano che rimanda ad un altro tipo di sedimentazione analoga ma di altra natura, quella cioè che dà forma nel tempo al guscio della chiocciola.
Nell’analizzare il lavoro di un artista sarà perciò utile ripercorrere a ritroso, dal suo contesto storico in giù, questa spirale e soffermarsi laddove ci siano incidenze o comunque relazioni rilevanti con altri contesti storici; nel procedere a ritroso si eliminerà di conseguenza il rischio di cercare a tutti i costi il legame con una tradizione arcaica e primigenia, si avrà invece presente quale sia la tradizione che viene continuata o quale invece viene contestata o addirittura contrastata.
La tradizione è infatti definita come la trasmissione del patrimonio culturale delle generazioni passate ed è dunque lecito supporre che in buona parte ad una generazione venga trasmesso il patrimonio culturale della generazione subito precedente, anche se è vero e non trascurabile il fatto che si possa rapportarsi anche a una cultura più lontana nel tempo.
Se questo viaggio a ritroso si svolge, come in questo caso, all’interno della cultura senegalese, si adotterà come punto zero, l’attuale realtà post-coloniale, si arriverà alle vicende dell’indipendenza dalla Francia e all’epoca coloniale, viaggiando in direzione della civiltà pre-coloniale. Sarà però difficile, se non impossibile, giungere al confronto diretto di un artista con una fase storica immacolata, spesso evocata come mito di una civiltà originaria; errore in cui purtroppo si può incappare facilmente, quando invece si mantiene una visione eurocentrica, che fomenta gli esotismi e che non tiene invece conto dell’importanza del perenne metissage culturale.
Gli artisti senegalesi della generazione attuale sono dunque anch’essi “figli di due tradizioni” che si intersecano tra loro, ma non di una originale e “più tradizionale” che viene imbastardita ed assopita dall’altra.
Detto ciò, un periodo esemplare per rendere conto delle influenze possibili tra due tradizioni, è sicuramente il ventennio che và dal 1960, anno dell’indipendenza del Senegal, al 1980, anno in cui Lèopold Sèdar Senghor lascia la presidenza del Senegal nelle mani di Abdou Diouf.
La figura del presidente poeta, come viene ricordato Senghor, fu importante, oltre che per il ruolo istituzionale che rivestì, soprattutto per il suo ruolo intellettuale; pioniere della Negritude , egli si fece infatti interprete di una politica culturale che mirava da una parte alla ricerca di valori originariamente africani e dall’altra al consolidamento dei rapporti con la Francia, con l’obbiettivo di presentare l’Africa al mondo intero, finalmente dal punto di vista degli africani.
Fu compito degli artisti dell’Ecole de Dakar esprimere l'autenticità della razza andando a scavare in una, spesso illusoria, tradizione pre-coloniale che non lasciava però spazio ad un analisi critica dei cambiamenti sociali in atto e che fomentava al contempo il desiderio di diversità e di esotismo del mondo occidentale.

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L’arte in Senegal dall’indipendenza ad oggi. 1960 - 2008 pag. 1 L’arte in Senegal dall’indipendenza ad oggi. 1960 - 2008 pag.2 Premessa <<Gli artisti della generazione attuale sono i figli di due tradizioni, di due mondi con cui incessantemente si confrontano, mescolando il ricordo degli dei con le macchine, le maschere con le nuove tecnologie dell’informazione.>> 1 Nella citazione sopra riportata viene chiamato in causa il concetto di tradizione ed il rapporto che essa ha, nei paesi africani, con l’attualità, con la contemporaneità, con la post modernità; questo rapporto, spesso conflittuale, sarà la costante del testo che segue, nel tentativo di ripercorrere i passi principali del percorso compiuto dalle arti visive nel Senegal, dalla sua indipendenza ad oggi. Nel testo Afriche, Diaspore, ibridi, da cui la citazione è tratta, viene ben espressa la tensione tra questi poli e viene posto l’accento su un problema importante che si pone al momento della valutazione di questa tensione. Qual è il tempo di consolidamento di una tradizione? Rispondere a questa domanda è particolarmente importante per riuscire a comprendere quali sono i paradigmi a cui un artista fa riferimento nel suo percorso artistico, evitando interpretazioni semplicistiche che relegano taluni artisti nel ruolo di ottusi conservatori di una tradizione ormai assopita e talaltri nel ruolo di chi, impegnato ad ostentare progresso e innovazione, non lascia vedere le basi da cui quel progresso si è generato. Detto ciò, è possibile che l’arte tradizionale africana, o arte classica africana, non sia l’unica tradizione a cui un artista contemporaneo che vive in Africa faccia riferimento? Prendendo spunto dal recente testo di Jean-Loup Amselle, “L’art de la friche. Essai sur l’art africain contemporain”, la risposta risulta quasi scontata. Secondo l’antropologo francese infatti, l’arte tradizionale o tribale africana vive vetrificata in una sorta di vaga atemporalità, altrimenti definita presente etnografico , ciò rende difficile, se non impossibile, la sua collocazione nelle inadatte griglie del sapere occidentale, rendendo altrettanto vaghi i rapporti che essa può mantenere con l’arte contemporanea 2 . A questo si aggiunga che, in quest’epoca post-moderna, dominata dalla comunicazione di massa, le più disparate culture e tradizioni appaiono più accessibili, più fruibili, potendo essere quindi scelte come punto di riferimento su cui imbastire un discorso, rendendo ancora più sterile una concezione di tradizione immobile e immutabile. Anche nel contesto globalizzato 1 forum for african arts, Afriche, Diaspore, Orienti il concettualismo come strategia dell’arte contemporanea africana, aiep editore, 2003, San Marino, pag. 86 2 Jean-Loup Amselle, L’arte africana contemporanea, Bollati Boringhieri, Torino, 2007 comunque si tende a dare la precedenza all’esperienza diretta, alla cultura vissuta in prima persona, usando così la tradizione come mezzo di congiunzione tra sé e il proprio contesto. Ancora una volta l’analisi fenomenologica può essere utile. Considerando la cultura come oggetto cangiante e definendone i principali cambiamenti, si mette in risalto la stratificazione che porta al consolidarsi di una tradizione, di questo è splendido esempio il grafico spiraliforme Mc Luhaniano che rimanda ad un altro tipo di sedimentazione analoga ma di altra natura, quella cioè che dà forma nel tempo al guscio della chiocciola. Nell’analizzare il lavoro di un artista sarà perciò utile ripercorrere a ritroso, dal suo contesto storico in giù, questa spirale e soffermarsi laddove ci siano incidenze o comunque relazioni rilevanti con altri contesti storici; nel procedere a ritroso si eliminerà di conseguenza il rischio di cercare a tutti i costi il legame con una tradizione arcaica e primigenia, si avrà invece presente quale sia la tradizione che viene continuata o quale invece viene contestata o addirittura contrastata. La tradizione è infatti definita come la trasmissione del patrimonio culturale delle generazioni passate ed è dunque lecito supporre che in buona parte ad una generazione venga trasmesso il patrimonio culturale della generazione subito precedente, anche se è vero e non trascurabile il fatto che si possa rapportarsi anche a una cultura più lontana nel tempo. Se questo viaggio a ritroso si svolge, come in questo caso, all’interno della cultura senegalese, si adotterà come punto zero, l’attuale realtà post-coloniale, si arriverà alle vicende dell’indipendenza dalla Francia e all’epoca coloniale, viaggiando in direzione della civiltà pre- coloniale. Sarà però difficile, se non impossibile, giungere al confronto diretto di un artista con una fase storica immacolata, spesso evocata come mito di una civiltà originaria; errore in cui purtroppo si può incappare facilmente, quando invece si mantiene una visione eurocentrica, che fomenta gli esotismi e che non tiene invece conto dell’importanza del perenne metissage culturale. Gli artisti senegalesi della generazione attuale sono dunque anch’essi “figli di due tradizioni” che si intersecano tra loro, ma non di una originale e “più tradizionale” che viene imbastardita ed assopita dall’altra. Detto ciò, un periodo esemplare per rendere conto delle influenze possibili tra due tradizioni, è sicuramente il ventennio che và dal 1960, anno dell’indipendenza del Senegal, al 1980, anno in cui Lèopold Sèdar Senghor lascia la presidenza del Senegal nelle mani di Abdou Diouf. La figura del presidente poeta, come viene ricordato Senghor, fu importante, oltre che per il ruolo istituzionale che rivestì, soprattutto per il suo ruolo intellettuale; pioniere della Negritude 3 , egli si fece infatti interprete di una politica culturale che mirava da una parte alla ricerca 3 Movimento degli anni ’30, mirava all’emancipazione della razza nera, Senghor ne fu uno dei mag- giori teorici insieme ad Aimè Cesar ed altri intellettuali africani.

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