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Sindrome d'alienazione: una prospettiva economico-linguistica

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, così cita il primo articolo della Costituzione italiana.
La mia riflessione nasce da un quesito relativo alla seconda parte del citato articolo: “Perché è proprio dal lavoro che scaturisce quella “sindrome di alienazione” tipicamente umana; perché il lavoro, considerato come fonte di ricchezza sociale nel senso di lavoro quantificato, misurato in ore e giustamente ricompensato, costituisca per molti una perdita della propria identità, un’entità astratta, attraverso cui la persona conosce se stessa come uno straniero?”. Si incorre, a mio avviso, in una contraddizione, in particolar modo se inseriamo tale interrogativo nel contesto dell’attuale fase del sistema neocapitalistico, in cui la comunicazione, non riducibile al mero passaggio di informazione da un mittente a un ricevente, sancisce la propria onnipresenza nei processi di produzione, accompagnando l’intero ciclo produttivo: non solo essa è presente nel momento del mercato e dello scambio, ma investe anche la fase del consumo, essendo consumo di merci-messaggi e di messaggi-merci .
Alla luce di tali considerazioni, il mio tentativo consiste nell’analisi dei rapporti di produzione all’interno dei sistemi capitalistici sotto i quali vi sottendono rapporti sociali tra persone, celati e mascherati come relazioni tra cose, nella forma di merci. È dalla constatazione dell’oggettivazione dei rapporti di produzione capitalistica che nasce il concetto di “alienazione” . Per la sua natura complessa e poliedrica, soggetta a molteplici interpretazioni, mi sono avvalsa, come punto di partenza, dell’etimologia latina del termine, secondo la quale “alienatio”, da cui deriva “alienazione”, appartiene alla sfera semantica giuridica col significato di “cessione, trasferimento ad altri di proprietà o diritti”. Poiché la cessione implica una separazione e un distacco, il significato da me a esso attribuito è quello marxiano, inteso come separazione tra soggetto operante e oggetto creato, sia questo oggetto un prodotto materiale , istituzioni sociali quali Stato, Famiglia, Scuola, Chiesa, o categorie spirituali quali Arte, Lingua, Religione, le quali, entità di un medesimo processo, entrano in conflitto con il loro creatore (l’uomo) nel momento in cui l’oggetto stesso, si rende autonomo sino a dominarlo completamente e a rendersi persino ostile nei suoi confronti, simile a forze naturali che vi si scatenano contro . Individuando un rapporto di causa-effetto, conseguenza dell’“alienazione” è la “autoalienazione ”, sia nel senso diretto di “alienazione” dal proprio io, sia nel senso più ampio di “alienazione” dagli altri uomini e dalla società. Seguendo tale filo conduttore ho inteso proporre la formula di “alienazione globale”, nel duplice senso di “alienazione” che investirebbe l’intero pianeta e di “ alienazione” che ingloberebbe i diversi campi del pensiero e dell’agire umano. Questo il contenuto del primo capitolo; successivamente verrà esaminato il concetto di “alienazione” dal punto di vista economico, storico e materialistico, secondo l’apparato concettuale della teoria marxiana, al fine di scoprire una omologia tra produzione materiale e produzione linguistica, sulla base delle teorie rossilandiane riguardanti le indagini sulla teoria del linguaggio come lavoro e come mercato, costituendo la lingua proprio una di quelle categorie spirituali create dall’uomo, analizzata alla luce dell’attuale fase di comunicazione-produzione mondializzata.
Infine, come non intravedere nel segno linguistico, sia esso verbale che non verbale, orale, scritto, audio-visivo, le orme ideologiche di un determinato gruppo dominante, trasmissioni di pensieri, stereotipi, idee apparentemente naturali, come se il parlante non sapesse di cosa stia parlando nell’atto espressivo, riconoscendo nella lingua uno strumento di esercitazione del potere, di negoziazione, di falsificazione?.




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5 Capitolo 1. L’ alienazione “globale”. Nel postulare il problema dell’alienazione secondo una prospettiva “globale” ho ritenuto interessante citare alcune parole formulate dall’ autore slavo Kangrga, appartenente al gruppo marxista di “Praxis”, il quale sostiene che “quando parliamo di alienazione, si tratta in ogni caso di alienazione dell’uomo, in altre parole, senza l’uomo non si dà alienazione, ed essa esiste e può solo esistere là dove è presente l’uomo”. Concordo pienamente con la seconda proposizione una volta che si concepisca l’alienazione come relazione sociale, i cui poli sono l’uomo e i suoi prodotti, fra cui rientra anche la Natura trasformata dall’uomo. L’alienazione o “Entfremdung”/“Entausserung” 4 , in termini marxiani, consiste nel rapporto tra l’uomo e i suoi prodotti, i quali immessi in un determinato meccanismo sociale, quello rappresentato dal modo di produzione capitalistico, e sottoposti alle leggi che regolano questo meccanismo, le leggi della logica del profitto, talvolta sfuggono alla volontà dell’uomo divenendo autonomi rispetto agli scopi assegnati dal loro artefice. L’ attributo “globale” si richiama a una visione planetaria dell’alienazione, per parallelismo al fenomeno della globalizzazione cui assistiamo ai nostri giorni. Si tratta di una visione che coinvolgerebbe l’intero pianeta, una volta constatato che la nostra vita, così come quella degli animali non dotati di linguaggio modellizzante, è pervasa interamente di segni secondo la prospettiva semiotica sebeokiana 5 , grazie alla quale abbiamo la possibilità di riflettere, in quanto individui dotati di capacità metasemiotica, su quei prodotti creati dall’uomo, onnipresenti nei rapporti sociali e a livello 4 Ivi, p. 113. 5 Ponzio, A.- Petrilli, S., “I segni e la vita. La semiotica globale di Thomas Sebeok”- Spirali, Milano 2002, p. 30.

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Anna Rutigliano Contatta »

Composta da 30 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.