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Immigrazione boliviana e co-sviluppo: il caso di Juntos por los Andes

Riassunto Sintetico:
La mia analisi ha cercato di comprendere se e in che misura i progetti di co-sviluppo rafforzino il ruolo sociale e politico delle associazioni dei migranti in Italia. Nella mia ricerca sono partito da una esperienza concreta di un’ “associazione di associazioni” andine, “Juntos Por Los Andes” (JPLA). Questa associazione - attraverso il sostegno del CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale) e del SID (Society of International Development) - ha raccolto un fondo di solidarietà a favore di 4 progetti di cooperazione nei paesi andini (Perù, Bolivia, Ecuador, Colombia). Attraverso l’analisi di questa esperienza e del caso Zacatecas, ho cercato di comprendere quali siano i fattori di forza e di debolezza per cui i migranti diventano attori di sviluppo e in che modo questo nuovo ruolo conferisca alle associazioni coinvolte un maggiore potere politico e sociale. Per circoscrivere il terreno dell’ indagine, mi sono concentrato sulle associazioni facenti parte di JPLA presenti nella Regione Lombardia e in particolare localizzate a Bergamo. La provincia di Bergamo mi è parsa essere una caso di studio di estremo interesse vista la presenza della più grande comunità boliviana a livello nazionale (20.000 presenze, di cui ¾ illegali). E’ un contesto locale caratterizzato da un forte interesse per il tema cooperazione e migrazioni e la presenza di un ricco - anche se neonato e molte volte informale - tessuto associativo. L’associazionismo boliviano a Bergamo è un attore ancora molto fragile a causa di una storia di immigrazione recente, una competizione tra i diversi leader e sopratutto una grossa presenza di irregolari. Sull’onda dell’esperienza di JPLA, si stanno tuttavia sviluppando i primi tentativi, da parte delle diverse associazioni, di organizzarsi in una federazione per un impegno maggiore nel co-sviluppo.

Metodologia
La metodologia che ho usato ha voluto comprendere 3 livelli di analisi: micro, meso e macrosociologico. Il concetto di capitale sociale è centrale in questa ricerca che è stata svolta secondo metodi principalmente qualitativi e un’osservazione che mi ha reso parte attiva dei processi in costruzione. La partecipazione ai focus group del CeSPI, la collaborazione e condivisione di informazioni con ricercatori universitari, le interviste ai leader di associazioni, al console e ad altri attori locali, insieme alla partecipazione alle riunioni di JPLA, mi hanno permesso di approfondire la mia ricerca e lo studio della bibliografia con i dati da loro fornitemi in un processo di triangolazione delle fonti.

Principali risultati raggiunti
Riguardo al rapporto migrazione e sviluppo la letteratura ci mostra che non sempre i migranti sono attori dello sviluppo. In un clima di grande informalità e debolezza dell’associazionismo immigrato sono poche le possibilità che progetti di cooperazione avviati da questi creíno un vero processo di cosviluppo. Tuttavia, l’ attenzione che si sta creando verso i progetti di co-sviluppo implementati dalle associazioni degli immigrati può permettere di rafforzare le capacità contrattuali di queste con le istituzioni locali (amministrazioni pubbliche, banche,...), facendole diventare un soggetto politico di riferimento tra gli attori della cooperazione decentrata. Il co-sviluppo, oltre a favorire un’aumento dell’imprenditorialità transnazionale, è uno strumento di rafforzamento dei legami sociali transnazionali e promuove un’integrazione che non sia solo assimilazione.

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PREMESSA L’idea di presentare come elaborato finale di laurea specialistica in “Cooperazione e sviluppo locale e internazionale”, un’esperienza di ricerca sul tema “migrazioni e sviluppo”, è nata dalla profonda convinzione che ai giorni nostri non si possa più parlare di cooperazione internazionale senza sviluppare parallelamente il tema delle politiche migratorie. Ciò che inizialmente mi ha introdotto nella questione e ha destato il mio interesse è stato uno studio 1 del CeSPI (Centro Studi Politica Internazionale) sull’argomento, presentato all’interno di un ciclo di conferenze sulla cooperazione allo sviluppo, organizzato nel 2004 dal corso di laurea triennale sperimentale SVIC (sviluppo e cooperazione internazionale) al quale ero iscritto. Sempre in ambito accademico, ciò che ha stimolato ulteriormente il mio interesse rispetto al tema migranti è stato il corso “Frontiere della Cittadinanza” che ho avuto la possibilità di frequentare una volta tornato da una interessante esperienza di Overseas in Cile. Infine il desiderio di restare legato poi ad un continente, l’America Latina, che mi aveva accolto in qualche modo come immigrato, ha fatto sì che incontrassi nel progetto di co-sviluppo Juntos Por Los Andes promosso dal CeSPI/SID, la sintesi dei miei interessi. Il rapporto con il CeSPI è stato di piena fiducia fin dal principio. I primi contatti sono iniziati a fine agosto 2007 attraverso un semplice scambio informatico, seguito poi da diversi incontri in sede a Roma con Josè Rhi Sausi (Direttore CeSPI), Andrea Stocchiero (vice-direttore) e Sebastiano Ceschi, e dalla mia partecipazione attiva alle assemblee mensili di JPLA. Il rapporto con il CeSPI e’ stato di mutuo scambio, essendo presente da parte dei suoi membri una esigenzia di studio critico del progetto da loro attivato; da parte mia c’e’ stata invece la possibilità di entrare in contatto diretto con molte personalita’ note solo tramite lo studio delle pubblicazioni del CeSPI e inoltre di partecipare alle discussioni e ai focus group e poter accedere ad una ricca e aggiornata bibliografia. Un aspetto di fondamentale importanza è 1 Mazzali, A., Stocchiero, A., Zupi; M., (2002) “Rimesse degli emigrati e sviluppo economico.Rassegna della letteratura e indicazioni per la ricerca.”Laboratorio n.9, Roma, CeSPI 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Nautiche

Autore: Francesco Guaraldi Contatta »

Composta da 182 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.