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Casi di restauro al Mar di Ravenna - Il ciclo dei cartoni danteschi, due sculture di Mirko Basaldella e Sergio Monari

Informazioni tesi

  Autore: Nara Stefanelli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico
  Relatore: Ada Patrizia Fiorillo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 205

Spesso i restauri di opere d’arte contemporanea sono più difficoltosi, rispetto a quelli di arte antica, per la particolarità dei materiali e delle tecniche usate e per la scarsa conoscenza che ancora si ha di essi, dovuta alla loro complessità, alla mancanza di analisi approfondite sui nuovi materiali introdotti nell’arte e spesso anche alla carenza di comunicazione tra i professionisti del settore, così che in molti casi le conoscenze acquisite con l’esperienza non riescono a essere trasmesse su vasta scala. Nella consapevolezza della fondamentale importanza della trasmissione di conoscenze in campo conservativo, ancor più quando si tratta di arte contemporanea, si è voluto in questa tesi presentare le metodologie di intervento messe in atto in tre casi di restauro di opere d’arte contemporanea del Museo d’Arte della Città di Ravenna, molto diversi tra loro, senza dare giudizi di merito, e si è cercato di approfondire i diversi aspetti che il restauro di un’opera d’arte pone all’attenzione.
Il problema della conservazione e del restauro di opere d’arte contemporanea è stato affrontato nel primo capitolo attraverso un approccio teorico, dividendolo in tre argomenti cardine, la legislazione vigente in Italia che tutela, o meglio, non tutela, l’arte contemporanea, il tema della conservazione preventiva, analizzando i modi in cui può essere messa in atto e l’importanza che riveste nel caso di opere d’arte contemporanea, e infine un paragrafo che, attraverso un excursus storico delle tecniche artistiche, dei materiali e dei nuovi modi di intendere l’arte negli ultimi decenni, mette in evidenza le difficoltà conservative e di restauro che questi hanno portato.
Si procede poi con la presentazione dei tre casi di restauro di opere del Mar, seguiti personalmente, il ciclo dei ventuno cartoni preparatori per mosaici raffiguranti scene tratte dalla Divina Commedia, restaurato da Isabella Cervetti, e due sculture, il Prigione di Mirko Basaldella, restaurato da Maria Letizia Antoniacci e Così a lungo preda dell’aria di Sergio Monari, opera restaurata dall’artista stesso. Per ognuno dei casi di restauro si è approfondito il contesto storico – artistico, redigendo schede biografiche sugli artisti e schede di lettura delle opere, che nel caso dei ventuno cartoni, realizzati da altrettanti artisti di fama nazionale, sono state limitate ai sei autori ritenuti più significativi in questo contesto. Nel particolare caso di Sergio Monari, in questa sede sia artista che restauratore, si è colta l’occasione di poterlo intervistare per approfondire la conoscenza della sua storia, di quella dell’opera e del suo approccio al degrado e al restauro. Lo studio storico - artistico precede ciascuna delle relazioni sugli interventi di restauro, nelle quali tutte le operazioni, comprese le indagini diagnostiche ove effettuate, sono state accuratamente documentate e spiegate, corredata anche da schede tecniche sui prodotti utilizzati. Infine la tesi si conclude con un capitolo di approfondimento sui materiali costituenti le opere: carta, tela di lino e juta, masonite, faesite, compensato, vetro, gesso, polistirolo e bambù, di cui sono date le principali caratteristiche fisico – chimiche, le cause di degrado, i parametri di conservazione e qualche cenno storico.
Si è scelto quindi un approccio al restauro che tenesse conto sia delle peculiarità scientifiche che di quelle artistiche, per cercare di rendere un quadro il più possibile completo, ma allo stesso tempo lasciando le singole parti leggibili e sfruttabili anche autonomamente dal complesso.
I restauri sono stati possibili anche grazie al finanziamento e alla collaborazione dell’Istituto Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia – Romagna che ha condiviso con il Museo la direzione dei lavori, e che presenterà il restauro dei cartoni danteschi in occasione del Salone del Restauro di Ferrara 2008.

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Introduzione La conservazione dell’arte contemporanea è un tema estremamente attuale e complesso, opere eseguite solo qualche decennio fa, o anche meno, presentano già forme di degrado sulle quali è necessario intervenire con il restauro. Spesso i restauri di opere d’arte contemporanea sono più difficoltosi, rispetto a quelli di arte antica, per la particolarità dei materiali e delle tecniche usate e per la scarsa conoscenza che ancora si ha di essi, dovuta alla loro complessità, alla mancanza di analisi approfondite sui nuovi materiali introdotti nell’arte e spesso anche alla carenza di comunicazione tra i professionisti del settore, così che in molti casi le conoscenze acquisite con l’esperienza non riescono a essere trasmesse su vasta scala. In questo elaborato verranno presentati tre casi di restauro di opere d’arte contemporanea, tutte appartenenti al Museo d’Arte della Città di Ravenna, rientrate in un progetto di finanziamento dell’Istituto Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia - Romagna, che ha condiviso con il Museo la direzione dei lavori. Le opere, di cui si è seguito passo per passo il restauro, sono: - Il nucleo dei cartoni danteschi, costituito da ventuno bozzetti di artisti di fama nazionale, da cui sono stati realizzati mosaici, risalenti al 1965 - La scultura “Prigione”, di Mirko Basaldella, datata al 1945 - La scultura “Così a lungo preda dell’aria”, di Sergio Monari, realizzata nel 1988 Una particolarità che accomuna tutti e tre i casi è il fatto che siano opere pensate in virtù di un altro materiale: i ventuno bozzetti sono stati realizzati allo scopo di creare poi dei mosaici, l’opera di Monari, come ha dichiarato l’artista, avrebbe dovuto essere trasferita in bronzo, e anche la scultura di Mirko è segnalata nei testi consultati solo come bronzo, per cui si suppone rappresenti appunto il modello. Ciò non toglie valore alle opere esaminate, sorrette innanzitutto dall’idea e dalla flagranza insita nell’immediatezza dell’elaborazione libera da controlli meditati. L’utilizzo di materiali inusuali, che talvolta per loro natura vanno incontro a un rapido degrado, e la perdita della sapienza artigiana nell’uso della materia, che porta a scegliere più o meno consapevolmente anche materiali di scarsa qualità e spesso anche di scarsa durata, hanno fatto sì che negli ultimi anni il tema del restauro dell’arte contemporanea prendesse sempre più spazio e che si ampliasse il dibattito e quindi la conoscenza in questo settore, anche se ancora la strada da percorrere è molto lunga e soprattutto è in continua evoluzione. 1

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