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La libera manifestazione del pensiero nei paesi arabi

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Solieri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Daniele Donati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 197

Oggetto d’analisi: gli strumenti di regolazione volti alla tutela della libera manifestazione del pensiero (disciplina dei contenuti e dei mezzi) e i meccanismi di compressione della libertà di stampa nel mondo arabo-islamico
o Scopo: fare emergere come la dialettica tra libertà e controllo, tra sovranità dei poteri pubblici e libertà individuali si rifletta in una politica culturale censoria (gestione/controllo dei mezzi d’informazione) improntata all’autoritarismo
o Organizzazione del lavoro e metodo: l’approfondimento delle libertà di espressione riflette tre diversi approcci, di qui tre sezioni: la prospettiva storico-politica, quella giuridico-normativa e infine quella tecnologico-mediatica.
o Breve descrizione sommaria delle tre sezioni (premessa, analisi, conclusioni: dai meccanismi di legittimazione dello Stato arabo alla definizione del ruling bargain; la dimensione residuale e funzionalistica dei diritti, la prevalenza di situazioni giuridiche passive, il riflesso di una logica autoritaria nella gestione degli organi di informazione sino al potenziale emancipatorio dei new media)
o Focus sulla tutela giuridica e sui parametri restrittivi applicati alla libertà di espressione, da una dimensione globale (Dichiarazioni Universali e Patti internazionali) a una regionale (Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo nell’Islam). Commenti sulle lacune normative, sulla concezione islamica dei diritti individuali e sulla dialettica tra diritto interno e diritto internazionale come riflesso della co-esistenza di diritto positivo e norma sciaraitica all’interno dei quadri normativi nazionali
o Disamina dei limiti contenutistici applicati alla libertà di espressione (censura politica e amministrativa + matrice culturale e religiosa) e dei meccanismi repressivi rispetto alla stampa in riferimento ai casi nazionali (assegnazione discrezionale delle licenze, assetti proprietari, monopolio pubblico agenzie di stampa, appartenenza obbligatoria al sindacato e al partito…).
o  Comparazione tra Egitto e Arabia Saudita. Considerazioni generali: patologie comuni e differenze. Cenni alle ripercussioni sulle politiche nell’ audio-visivo

o Il settore radio-televisivo: rottura del monopolio pubblico, liberalizzazione del mercato audio-visivo e progetti di cooperazione regionale. I competitors nei networks pan-arabi (Libano, Egitto e Arabia Saudita). L’ingresso delle nuove tecnologie satellitari, il ruolo politico assunto dai new media e la creazione di una nuova sfera pubblica (impatto socio-politico: maggior partecipazione e trasparenza dell’azione di governo, accresciute possibilità per la formazione di un’opinione pubblica consapevole…). Il pericolo della contestazione islamista rispetto alle nuove tecnologie dell’informazione: il caso di Al-Jazeera nella crisi innescata dalla pubblicazione delle vignette satiriche.
o Conclusioni: quale futuro per la libertà di espressione e per il pluralismo informativo nel mondo arabo. Considerazioni sui pattern generali. Necessità di una cornice amministrativa comune e di misure di garanzia rispetto ai mezzi tramite i quali si attualizza il diritto di accesso all’informazione.

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Introduzione La questione dei diritti negati nel mondo arabo e della presunta incompatibilità tra Islām e democrazia è stata portata sugli schermi e sulle testate giornalistiche occidentali come fosse un fenomeno nuovo, funestamente innescato da una crisi recente. Nelle diverse arene televisive, esperti, mass-mediologi e politologi hanno dibattuto a lungo sui perché e sul che fare con quell’Islām “impazzito” che più di qualsiasi altra cosa spaventa tutti noi. Anche se, in tutta sincerità, bisognerebbe ammettere che in genere si ha paura di ciò che non si conosce e non si capisce. La lente (spesso deformante) con cui l’Occidente ha guardato il mondo arabo ha finito per seppellirlo sotto il peso di conclusioni generalizzanti dal sapore culturalista, che hanno condannato il rapporto tra Islām e Occidente a un inevitabile «scontro di civiltà» 1 . Di conseguenza, l’emergere del terrorismo jihadista come attore globale si è riflesso in ambito occidentale come una minaccia di sistema, tanto da far prevalere l’imperativo della sicurezza sulla tutela delle stesse situazioni di libertà e da eleggere l’appropriazione della democrazia, dei suoi strumenti e delle sue istituzioni da parte dell’Islam come “il problema” dell’Occidente. Partendo dalla percepita differenza identitaria tra Islām e Occidente, sia come sistemi geo-politici che come sistemi di valori, lo scopo della seguente analisi è quello di fornire alcuni strumenti concettuali e metodologici per la comprensione della dialettica tra libertà e repressione dei diritti nel mondo arabo. In quanto pietra miliare di qualsiasi ordinamento democratico, si è scelto di focalizzare l’attenzione su quello che da un lato si pone come 1 Si veda S. Huntington , The clash of civilizations, Foreign Affairs, vol. 72, n.3, 1993. In alternativa, S. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, 1997. 4

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Parole chiave

censura
diritti umani
diritto di cronaca
libera manifestazione del pensiero
medioriente
paesi arabi

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