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Abbandono, Dolore, Memoria: L’esilio nella poesia di Juan Gelman

Il 1975 la dittatura argentina, costringe all’esilio Juan Gelman, uno dei poeti più rappresentativi del panorama letterario Sud Americano. In questo lavoro, partendo da un’analisi storica degli eventi ricostruisco il percorso poetico e personale che l’autore argentino ha compiuto nei suoi dodici anni d’esilio (1976-1988). La sua poesia, come la sua vita, sono caratterizzate da una vocazione sociale che traspare in tutta la sua produzione poetica, segnata da tre impronte principali: l’abbandono, il dolore e la memoria.
Nel primo capitolo delineo la fase storica argentina che va dal 1930 ai giorni nostri. In questi anni, lo Stato Latinoamericano, passa dal mito mai dimenticato del progresso, del benessere e della politica sociale del governo Perón e di sua moglie Evita, agli anni del terrore e della guerra sucia che tingono col sangue il recente passato argentino, per poi arrivare, alle vicende del argentinazo e delle politiche liberiste del governo Menem che umiliano economicamente un paese già martoriato nel suo spirito e nella sua coscienza.
Nel secondo capitolo delineo le vicende personali dell’autore che nato nel 1930 a Buenos Aires, attraversa con la sua esistenza le gioie e le sofferenze del suo paese. La sua scrittura intimista verrà sempre di più segnata dalle vicende dell’Argentina e della sua esperienza personale, in modo da far diventare la sua opera, fatta di poesia e cronaca giornalistica, un viaggio in cui la voce autentica del popolo, e della sua lingua si mescola alle sue vicende personali, prime tra tutte l’esilio e la morte del figlio. La poesia di Gelman non è però solo caratterizzata dall’esilio, ed è questo che emerge dal lavoro di ricerca mettendo evidenza, attraverso l'analisi delle opere antecedenti l’esilio, il carattere profondo e mosso da un forte umanesimo, che pone al centro dell'opera letteraia dell'autore il quotidiano, fino ad arrivare alla nascita di una militanza politica combattiva che si muove dal quotidiano verso i diritti negati ai più deboli.
Nel terzo capitolo affronto direttamente ed in modo progressivo la sua esperienza d’esilio, attraverso l’analisi delle opere che hanno caratterizzato quegli anni e che sono parte integrante del patrimonio storico e sociale, oltre che letterario dell’Argentina. In queste opere il poeta proclama il diritto alla giustizia e alla dignità, traumatizzata dalla perdita e dalla barbarie subita. Solo attraverso la memoria delle vittime si può superare la morte e il dolore, ridando la vita a chi è caduto perché contro un modo di pensare e di agire costituito dalla negazione dell’essere umano; solo attraverso il ricordo si può rigenerare, come si rigenera il suo linguaggio in queste opere, una patria che è macchiata nelle sue viscere dal sangue innocente dei suoi migliori figli.

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6 Introduzione El deseo es necesidad de cambiar lo contemplado para mezclarse, darse. Es solamente así que te conozco, te reconozco, exilio, y vos me conocés Juan Gelman Il 1975 la dittatura argentina, costringe all’esilio Juan Gelman, uno dei poeti più rappresentativi del panorama letterario Sud Americano. In questo mio lavoro, partendo da un’analisi storica degli eventi, ricostruisco il percorso poetico e personale che l’autore argentino ha compiuto nei suoi dodici anni d’esilio (1976-1988). La sua poesia, come la sua vita, sono caratterizzate da una vocazione sociale che traspare in tutta la sua produzione poetica, segnata da tre impronte principali: l’abbandono, il dolore e la memoria. Nel primo capitolo ricostruisco la fase storica argentina che va dal 1930 ai giorni nostri. In questi anni, lo Stato Latinoamericano, passa dal mito mai dimenticato del progresso, del benessere e della politica sociale del governo Perón e di sua moglie Evita, agli anni del terrore

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Andrea Liliana Stilo Contatta »

Composta da 176 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3622 click dal 01/04/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.