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Azioni collettive transnazionali e mercato comune europeo

Il presente lavoro di tesi ha come oggetto di analisi i rapporti intercorrenti tra la tutela dei diritti sociali fondamentali (con particolare riferimento all'esercizio dell'azione collettiva) e la garanzia delle libertà economiche fondamentali nell'ambito della realizzazione del mercato comune europeo. A tal fine sono state analizzate due sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee (cause C-438/05 e C-342/05), nelle quali il confronto tra le libertà economiche previste dalla legislazione comunitaria e il diritto di ricorrere all'azione collettiva costituisce il problema principale.

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Premessa Se si prende in considerazione il processo di integrazione europea, partendo da una prospettiva che consenta una visione globale del suo iter evolutivo, risulta di immediata evidenza come uno degli obbiettivi di maggiore importanza, perseguito nell’ambito della politica economica dell’Unione europea, sia rappresentato dalla creazione di un mercato unico che comprenda tutti gli Stati membri, aperto ed in libera concorrenza, all’interno del quale le merci ed i fattori della produzione (lavoro, servizi, capitali) possano circolare senza restrizioni. Il raggiungimento di un obbiettivo di così grande portata ha richiesto una progressiva eliminazione delle barriere e degli ostacoli di ordine economico, giuridico e burocratico fra gli Stati membri, idonei a pregiudicare la libera circolazione delle merci e dei fattori della produzione sopra citati 1 . La logica conseguenza della realizzazione di un mercato unico europeo, non più gravato dai dazi doganali e dalle tasse di effetto equivalente, dalle restrizioni quantitative agli scambi intracomunitari e dalle misure di effetto equivalente, è rappresentata da un’espansione della libertà di azione degli operatori economici, che possono, stanti queste condizioni, effettuare più agevolmente gli scambi commerciali in un contesto (spaziale, ma soprattutto giuridico) che non è più solo quello nazionale, bensì quello transnazionale-comunitario propriamente detto. Nell’intento di rendere quanto più libere possibili le transazioni commerciali e la circolazione dei lavoratori e dei capitali, le istituzioni comunitarie si sono trovate più volte nella necessità di conciliare esigenze spesso diametralmente opposte; ad esempio, la garanzia delle libertà fondamentali previste dai Trattati, se da un lato deve essere considerata, nell’ambito degli obiettivi che l’Unione persegue, necessariamente da promuovere, non sempre ha evitato di porsi in contrasto con le libertà economiche promosse ed assicurate dal Trattato 2 . Tra le libertà 1 L’art. 14 TCE definisce come “mercato interno” uno “spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali”. L’art. 3, paragrafo 1, lett. c) prevede espressamente come abiettivo della Comunità “un mercato interno caratterizzato dall’eliminazione, fra gli Stati membri, degli ostacoli alla libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali”. 2 Per una analisi più dettagliata del rapporto tra diritti fondamentali e libertà economiche, cfr. J. SNELL in Goods and Services in EC LAW, Oxford, 2002; C. BARNARD, in The substantive law of the EU, Oxford, 2004; S. GIUBBONI, G. ORLANDINI, La libera circolazione dei lavoratori nell’Unione europea, Bologna, 2007; U. CARABELLI, Una sfida determinante per il futuro dei diritti sociali in Europa: la tutela dei 2

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Enrico Carminati Contatta »

Composta da 43 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 924 click dal 01/04/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.