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La catalogazione dei beni culturali. Ricognizione legislativa. Metodologia di ricerca per l'implementazione del vocabolario di controllo del campo oggetto della scheda OA

Della scienza la catalogazione dei beni culturali e naturali sta assumendo soprattutto i metodi e gli strumenti di analisi, attingendo ad una messe di serbatoi disciplinari disciplinati da spingere ad azzardare la riqualificazione della catalogazione come una meta-scienza. Come emergerà più chiaramente dal paragrafo dedicato all’Analisi delle leggi, la catalogazione, saltando analogicamente i gradini dei passi regolari, sembra ora ben determinata nel continuare consapevolmente a costruirsi un corpus epistemologico complesso a suon di provvedimenti legislativi. E forse l’azzardo di cui sopra non è più tale, in quanto chi si pone di fronte ad un bene culturale e naturale si trova sempre e comunque di fronte ad una polisemicità. L’adozione della meta-scienza come predisposizione e atteggiamento mentale per lo studio allora altro non è che il giusto percorso verso la "semplice" restituzione, la ricostruzione a ritroso del cammino che un bene sempre complesso ha percorso nel suo divenire; il fine è il riconoscimento intellettualmente onesto all’artista, all’artigiano, alle maestranze, alla società, alla natura che l’ha prodotto ed è anche un omaggio a noi stessi, che sulla verità delle informazioni, molto spesso omesse e/o confuse, dobbiamo costruire i nostri studi, le nostre idee, le nostre innovazioni. Il titolo della presente ricerca è dunque un'anticipazione delle sue stesse conclusioni. E i momenti critici sono da intendersi come momenti storicamente decisivi, che hanno fatto compiere un balzo (in avanti o indietro) sull’asse della progressione della catalogazione.

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1 Inquadramento culturale La catalogazione e le discipline artistiche storico-critiche Questa sorta di inquadramento storico-critico è motivato dalla necessità di trovare delle radici culturali, sviluppatesi in ambiti inizialmente diversi dalla legislazione, in materia di catalogazione di beni culturali, radici rinvenute nell'attività e nelle proposte formulate dagli storici e dai critici dell'arte che per primi hanno preso coscienza del problema . "Il Parlamento del nuovo Stato unitario italiano stentò ben 42 anni per emanare una legge quadro nazionale capace di assorbire e, se possibile, rammodernare i metodi proposti dalle antiche leggi di tutela dei cessati governi. Quasi mezzo secolo di latitanza non può essere passato sotto silenzio, poiché esso in realtà rappresenta lo spazio fisico entro il quale si mettono in movimento tutte le componenti del mondo della conservazione scientifica e si esasperano i conflitti con le componenti della moderna società" 1 . Ma prendendo le mosse da questo aspetto, le riflessioni si spingeranno dentro le discipline riguardanti l’arte, sfiorando forse la provocazione. Come prima cosa è necessaria una individuazione il più precisa possibile di cosa si intenda con catalogazione e catalogo, anche retrospettivamente. Non ci si addentra nelle categorizzazioni mentali tipiche dell’uomo, ma ci si attiene alla elaborazioni connesse con la “nascita della coscienza artistica nazionale” della metà dell’Ottocento in Italia e alle grandi personalità culturali. La catalogazione è un modo di registrare le cose. Esso potrebbe essere inteso, in modo superficiale, anche nel caso delle cose artistiche, come cronaca. Ma questa cronaca si rivela in realtà già complessa: la presenza, anche nelle più semplici schede di catalogo, di campi quali Autore e Materia e Tecnica pone ad un bivio, o meglio ad un trivio: nel caso si ignorino i dati, si può decidere di continuarne l’oblio, lasciando incompleto il rilevamento. Nel caso si conoscano, si può decidere di accettare i precedenti o di rifiutarli. Le operazioni più neutre dal punto di vista critico riguardano quindi solo alcuni, pochi dati: misure, dislocazione, peso. Qualunque altra operazione che appena appena entri nel merito dell’opera, compreso l’aspetto iconografico, comporta un’attività di tipo storico e critico. Date quindi le caratteristiche “poligenetiche” dei beni, la rilevazione si presenta inevitabilmente complessa. Si intende e si intendeva dunque per catalogazione l’atteggiamento di rilevamento, subito complesso, di maggiori dati possibili costituenti una cosa, rilevamento “scientifico” ovvero il più duttile e fedele possibile rispetto ai dati da rilevare a cui esso si deve adeguare, restituito in linguaggio verbale. La catalogazione ed il suo prodotto più immediato, il catalogo, compaiono nella Storia dell’arte e nella Critica d’arte insieme alle discipline stesse. E questo è il postulato da cui prende le mosse il resto della ricerca. La disciplina "Storia dell'arte" in Italia trova alcune delle sue basi, sulla scorta del Winckelmann, nel periodo tardo settecentesco con l’opera non solo teorica dell’abate Lanzi. Ma il perfezionamento delle sue fondamenta sono successivi: “l’Ottocento, il secolo del grande sviluppo delle scienze e delle discipline storiche, conobbe anche la fondazione della storia dell’arte come oggi la intendiamo: una nuova scienza storica con precisi connotati disciplinari. Il lavoro svolto dagli studiosi – soprattutto tedeschi e francesi – lungo il secolo fu immenso: praticamente tutto il patrimonio delle testimonianze artistiche tramandatoci nel tempo fu sottoposto ad una completa revisione, vagliato, classificato e riordinato secondo principi che si volevano altrettanto rigorosi e scientifici di quelli elaborati negli altri campi del sapere. Nell’allargamento di interesse a tutti i tempi e a tutti gli aspetti dell’espressione artistica – dall’antichità più remota all’arte orientale, dal medioevo al Barocco, dall’architettura alle arti minori – agiva l’influsso del pensiero storicista dell’Ottocento; nella ricerca di metodi di analisi scientificamente fondati è evidente il rapporto con gli orientamenti della contemporanea cultura positivista. Gli strumenti di lavoro approntati riguardavano ogni aspetto ritenuto utile per la migliore conoscenza e la più corretta valutazione dell’opera d’arte: preliminare fu ritenuta la revisione, sulla base di una rigorosa critica filologica, delle fonti della letteratura sull’arte, che vennero pubblicate in edizioni critiche, insieme a documenti e materiali d’archivio. Particolare interesse fu posto alla decifrazione del soggetto dell’opera d’arte e del suo significato, con conseguente grande sviluppo degli studi di iconografia; uguale attenzione fu dedicata allo studio delle tecniche, dei materiali, dei sistemi costruttivi in architettura. Tutto questo costituiva un percorso necessario per giungere 1 A. Emiliani, L’esperienza legislativa italiana, in Storia dell’arte italiana, Questioni e metodi, Einaudi, To, 1979, p. 111

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Luciana Mariano Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2021 click dal 01/04/2008.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.