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Ricordare ai tempi di internet. Storia orale e nuovi media tra conservazione e comunicazione della memoria collettiva

Informazioni tesi

  Autore: Stefania Tarter
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Radiofonia e linguaggi dello spettacolo e del multimediale
  Relatore: Tiziano Bonini Baldini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

La mia tesi propone un nuovo metodo di narrazione e diffusione della storia orale di una comunità, metodo che verrà spiegato attraverso un progetto multimediale che prenderà vita grazie alla fusione delle pratiche e degli strumenti della storia orale con le nuove tecnologie, dai registratori digitali a internet.
La prima parte servirà per dare delle informazioni sulla storia orale, cosa si intende con questo termine, quali sono le definizioni che ne sono state date. Il passaggio dalle semplici fonti orali alla storia orale sta nel trattare le fonti non più come materiale puramente aggiuntivo e nel cercare di organizzare un lavoro che abbia come punto centrale le testimonianze orali.
Queste fonti sono molto particolari, perché non vengono reperite dallo storico, ma costruite in sua presenza.
Una breve storia di questa disciplina, che non ha età, ma solo da poco ha ottenuto una sorta di legittimazione, riproporrà le tappe principali del percorso affrontato dalle sue origini fino ad oggi.
Il discorso si svilupperà poi in senso più tecnico verso gli strumenti che utilizza la storia orale per raccogliere le testimonianze, primo fra tutti l’intervista. Qual è l’utilità di usare questo strumento per la raccolta delle fonti, come ci si prepara per un’intervista e quali sono le fasi fondamentali che la caratterizzano. Verranno presi in esame anche gli attori principali dell’intervista, intervistatore e narratore, cercando di spiegare quale tipo di relazione si può instaurare fra i due e quanto questo rapporto dialogico influenzi il prodotto finale, la testimonianza. L’accento verrà posto maggiormente sulla figura dell’intervistatore, perché ricopre un ruolo molto importante all’interno dell’intervista, ma il potere di questa figura è un po’ sottovalutato, non dobbiamo dimenticare però che è sua la scelta di realizzare l’incontro con il narratore, senza intervistatore niente di tutto ciò avverrebbe.
Anche il narratore ovviamente ha la sua importanza e presenta delle particolarità a cui fare attenzione a partire dal fatto che la persona che ci racconta i suoi ricordi non è la persona che gli ha vissuti, nel tempo cambia la percezione che abbiamo di noi stessi e dei fatti che ci sono accaduti, così come la memoria non è la stessa, viene elaborata. La domanda che ci si può porre a questo punto è: le fonti orali sono attendibili? La conclusione a cui si può arrivare è che, nonostante tutto, non ci siano fonti orali non attendibili, perché a volte gli errori contenuti in queste fonti possono essere più preziosi della verità.
Non può poi mancare una parte dedicata alla conservazione di queste fonti, è infatti importante raccoglierle, ma altrettanto importante è l’atto di conservarle e renderle disponibili a tutti quelli che sono interessati, che sono curiosi, che hanno voglia di sapere. Uno degli strumenti che oggi abbiamo per conservare e distribuire facilmente queste fonti è internet, il più vasto archivio facilmente raggiungibile da tutti in cui tutti possono condividere tutto.
La seconda parte riguarderà l’uso degli strumenti della storia orale al di fuori della ricerca storica, un argomento che verrà affrontato attraverso l’analisi di un’installazioni sonora, un programma radiofonico, uno spettacolo teatrale e un sito internet. Ognuno di questi mezzi di comunicazione ha sviluppato un suo modo di utilizzare le fonti orali in senso artistico e soprattutto narrativo.
Non è un tentativo di sostituirsi al lavoro dello storico o dell’antropologo ma solamente una modo di raccontare una storia con delle testimonianze.
La terza parte della tesi presenterà il progetto realizzato nel mio paese attraverso la raccolta di una decina di testimonianze, utilizzando i metodi e le pratiche della storia orale mescolate, come dicevo all’inizio con le nuove tecnologie a disposizione.
Attraverso l’utilizzo delle fonti orali e di internet ho cercato di creare un lavoro che si possa avvicinare a quello che farebbe un “artista multimediale”, una commistione di strumenti e metodi, per raccontare e riportare alle persone del mio paese un pezzo della loro storia, ho realizzato una sorta di installazione multimediale a servizio della comunità e a portata di tutti quelli che vi vogliono accedere, senza nessun intento storiografico o antropologico.
Tutti i lavori analizzati e anche il progetto che ho portato avanti possono essere visti come un nuovo metodo di restituzione e diffusione delle fonti orali, con l’obiettivo di conservare e riprodurre pezzi di memoria anche se totalmente svincolati da specifici progetti di ricerca. La fonte orale dopo essersi faticosamente ritagliata uno spazio all’interno della ricerca storica si è importa anche come strumento per la realizzazione di opere d’arte.

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INTRODUZIONE La storia orale è un metodo di documentazione storica, che utilizza interviste con persone che hanno vissuto in prima persona gli eventi di cui si vuole trattare. La tradizione orale, a cui la storia orale attinge, è da sempre un modo che la società ha per trasmettere storia, letteratura o altri tipi di conoscenza di generazione in generazione senza utilizzare un sistema di scrittura. Walter J. Ong, figura chiave per quanto riguarda lo studio dell’oralità, distingue fra due diverse forme di oralità: l’oralità primaria e quella secondaria. Oralità primaria si riferisce al pensiero e alle sue espressioni verbali, completamente estranei alla scrittura. Prima dell’avvento della scrittura la parola era una voce, non poteva essere conservata né fermata, il suo statuto era effimero non aveva documenti ma solo memoria e la mente teneva conto di ciò, la parola parlata infatti era evocativa, paratattica richiedeva un interazione faccia a faccia. Poi è arrivata la scrittura che ha sequestrato la parola relegandola in uno spazio visivo, e in quest’epoca della scrittura, l’oralità, quando c’è, è un’oralità secondaria, la parola parlata come conseguenza della lettura a voce alta di testi scritti. L’oralità residua si riferisce al pensiero e alle sue espressioni verbali in una cultura che è stata esposta alla scrittura e alla stampa, ma che non ha completamente interiorizzato l’uso di queste tecnologie nella vita di tutti i giorni. Ecco che troviamo il ritorno all’oralità, perché le voci ci raccontano più di quello che in realtà dicono e molto più di quello che si può leggere in un libro. La voce è tridimensionale ed è parte integrante del racconto che narra, con tutte le sfumature che possiamo ritrovarvi, dal tono al timbro al volume alla velocità stessa con cui le parole vengono dette, l’intenzione con cui vengono pronunciate. Un ritorno all’oralità che in questi anni si è verificato attraverso la radio e l’uso di fonti orali in storiografia, da qui si sono sviluppati altri modi di raccogliere testimonianze e restituirle alla comunità, al pubblico, attraverso diversi mezzi e con diversi intenti. 1

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