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La Cina accede all'heartland energetico. Scenari di cooperazione e conflitto

Informazioni tesi

  Autore: Luigi Gentile
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Gianfranco Lizza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

Con una domanda interna in forte crescita ed una produzione nazionale che resta invece ferma al palo, la Cina è costretta a proiettare la sua sete di idrocarburi al di fuori dei propri confini. La ricerca di risorse energetiche, quindi, è in cima all’agenda estera di Pechino: la penetrazione economica ed il crescente impegno diplomatico del Paese in diverse aree del Pianeta devono essere lette proprio alla luce della “necessità energetica”. Attenzione, è importante mettere in chiaro che l’aumento delle importazioni di petrolio e gas è per i dirigenti cinesi un “imperativo categorico”. Pechino, almeno per il breve e medio periodo, non ha altre opzioni o possibilità di scelta: la crescita economica del Paese richiede maggiori approvvigionamenti di idrocarburi ed il Governo si trova a fronteggiare una necessità urgente.

La Tesi è divisa in tre parti: la prima, dal taglio statistico, è uno studio dello stato della domanda e dell'offerta di energia ed idrocarburi in Cina; nella seconda, più propriamente geopolitica, si analizza, nel dettaglio e scenario per scenario, la penetrazione cinese nelle aree chiave della sua strategia di approvvigionamento energetico (Russia orientale, Asia Centrale, Medio Oriente ed Africa); la terza parte descrive l'approccio "soft power" di Pechino.

La strategia energetica cinese sembra perseguire tre obiettivi principali:
1. Aumentare il volume complessivo delle importazioni di idrocarburi. Nel 2004 la Cina ha consumato 6,5 milioni di barili di petrolio al giorno, circa la metà dei quali proveniente dall’estero . Posto che secondo le previsioni il fabbisogno cinese arriverà a toccare i 13 milioni di barili entro il 2020 , è evidente come per Pechino sia anzitutto necessario aumentare le importazioni così da soddisfare la domanda interna.
2. Diversificare le fonti di approvvigionamento. Stipulando contratti con diversi fornitori, la Cina rafforza il proprio potere contrattuale e riduce la propria dipendenza da aree turbolente come il Medio Oriente. Così va alla ricerca di mercati alternativi e con meno concorrenza.
3. Mettere al sicuro i canali di approvvigionamento. La costruzione di una rete infrastrutturale capace di convogliare in Cina le risorse energetiche del Mar Caspio, della Russia e dell’Iran è un obiettivo prioritario per Pechino. Oleodotti e gasdotti sono infatti ritenuti più sicuri delle rotte oceaniche lungo le quali è oggi trasportata buona parte delle importazioni cinesi di petrolio e gas.

I protagonisti di questa strategia globale per l’approvvigionamento di idrocarburi sono anzitutto le compagnie di Stato che operano nel settore energetico: la Sinopec, la CNOOC e la CNCP hanno stipulato importanti contratti per l’esplorazione e lo sfruttamento delle risorse energetiche in diverse Nazioni, dall’Asia Centrale fino all’Africa, assicurando al proprio Paese forniture crescenti di petrolio e gas. Ma è lo stesso Governo cinese ad impegnarsi direttamente nella corsa agli idrocarburi. Pechino lavora per approfondire le relazioni diplomatiche e commerciali con i principali esportatori di petrolio e garantisce loro benefits diversi così da favorire la conclusione di accordi nel settore energetico. E’ la strategia del “building goodwill”: attraverso strumenti finanziari e diplomatici, ma anche con la cooperazione economica e la fornitura di armi, la Cina rafforza i legami con gli Stati ritenuti strategici per la propria sicurezza energetica e favorisce il flusso delle importazioni di petrolio e gas.

L’ampiezza dell’area nella quale la Repubblica Popolare si impegna per reperire risorse è direttamente proporzionale alle sue necessità energetiche. All’inizio degli anni novanta, quando il volume delle sue importazioni era ancora ridotto, la Cina limitava il proprio raggio d’azione ai produttori marginali del Sud-Est Asiatico (anzitutto Indonesia e Vietnam); oggi la realtà è ben diversa: l’esigenza di reperire tre milioni di barili di petrolio ogni giorno spinge Pechino verso “l’heartland energetico”, la regione chiave, il cuore della produzione mondiale di idrocarburi. Dalla Russia all’Africa, passando per l’Asia Centrale, l’Iran e la Penisola Arabica, la Cina porta avanti una strategia di approvvigionamento destinata a sconvolgere le gerarchie consolidate del mercato petrolifero globale.

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Introduzione Nel 1904 Mackinder elabora il concetto di “Heartland”. Secondo il geografo britannico, l’Heartland, la parte settentrionale dell’Eurasia, è la regione chiave per il controllo del continente asiatico e del mondo intero. Per qualunque grande Attore internazionale, il possesso di questa area garantisce un duplice beneficio: anzitutto quello derivante dal territorio in sé (si tratta di un grande spazio interno, poco popolato e ricco di risorse), ma soprattutto il vantaggio strategico di controllare il “perno” degli equilibri di potenza globali. Secondo Mackinder, infatti, “chi tiene l’heartland tiene l’isola del mondo, chi tiene l’isola del mondo comanda il mondo” 1 . Nella mia Tesi ho utilizzato questo concetto fondamentale della Geografia Politica, tanto sintetico quanto efficace, tralasciando il suo preciso significato geografico per concentrarmi invece sull’immagine che esso evoca. Che cos’è perciò “l’Heartland energetico” di cui parlerò nelle prossime pagine? E’ la regione chiave per il controllo delle risorse energetiche più importanti, gli idrocarburi; un’area che va dalla Siberia alla Penisola arabica e che si trova al centro delle strategie di approvvigionamento delle principali Potenze mondiali. Per analogia, la Nazione che si assicurerà un accesso privilegiato all’Heartland energetico avrà un duplice beneficio: non solo metterà le mani sui giacimenti russi, centroasiatici e mediorientali, ma acquisirà un vantaggio strategico determinante nei confronti delle sue concorrenti. Oggi la Potenza è più attiva nell’area dell’Heartland energetico è senz’altro la Cina. Questo è il dato nuovo e dirompente da cui prende le mosse la mia ricerca, indirizzata a rispondere ad una serie di interrogativi. 1 Lizza G., 2001, “Geopolitica”, Utet Torino, pag. 13 6

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