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L’evoluzione della disciplina del danno ambientale

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Bogazzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e finanza
  Relatore: Salvatore Vuoto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 27

L'evoluzione del danno ambientale prima e dopo l'entrata in vigore del D.lgs.n.152/2006

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3 Capitolo I Introduzione 1.1 La nozione giuridica di ambiente nella normativa ambientale Nello studiare il danno ambientale, il primo problema da risolvere, è quello di identificare giuridicamente il bene-ambiente, allo scopo di individuare in modo corretto e concreto l’oggetto della tutela. Nel corso degli anni si sono creati, nella letteratura giuridica, due filoni ricostruttivi e, a seconda che all’ambiente sia stato riconosciuto o meno un rilievo giuridico autonomo, si sono distinte concezioni pluraliste da concezioni moniste. I sostenitori delle teorie pluraliste, che hanno trovato in Massimo Severo Giannini l’interprete più autorevole, considerano il termine ambiente come una mera espressione convenzionale comprendente diversi beni giuridici tra loro differenti. Quest’orientamento dottrinale, che ha trovato quasi sempre conferma nella disciplina positiva che inizialmente aveva affrontato le problematiche ambientali in modo settoriale, si può a ragione considerare legato ad un periodo storico ormai superato, nel quale il diritto all’ambiente non si era ancora affermato pienamente. Secondo le teorie pluraliste d’ispirazione gianniniana, il concetto di ambiente dovrebbe essere oggetto di una tripartizione distinguendo: a) le bellezze paesistiche e culturali; b) l’ambiente quale insieme di spazi terrestri, acquatici, aerei che implica la lotta agli inquinamenti; c) l’ambiente in relazione al governo del territorio. Tra queste nozioni non sussiste una stretta rispondenza, infatti, nel primo caso la finalità è quella della tutela e della conservazione dei beni paesistico-culturali, considerati come beni pubblici nei confronti dei quali la Pubblica Amministrazione ha potere dispositivo; nel secondo caso invece l’ambiente viene considerato dal punto di vista igienico-sanitario in quanto corrisponde a tutte quelle località nelle quali l’uomo, esercitando la sua azione aggressiva, può portare l’ambiente ad una controreazione; nel terzo caso invece, oggetto di tutela è l’assetto del territorio alla cui base sta un’attività di pianificazione urbanistica. I sostenitori di queste tesi quindi, ritengono inaccettabile per la sua indeterminatezza, considerare l’ambiente come un bene giuridico unitario essendoci tanti e diversi beni ambientali che sono tutelati dall’ordinamento. L’evoluzione normativa sia a livello nazionale, internazionale che comunitario e la giurisprudenza della Corte Costituzionale, attraverso la sentenza n.641 del 30 dicembre 1987, hanno posto le basi per un superamento della concezione pluralistica dell’ambiente facendo emergere una concezione di tipo unitario. Non è un caso che le posizioni dottrinali allineate alla concezione pluralistica siano anteriori a tutti gli interventi normativi e giurisprudenziali che si sono avuti prevalentemente dalla metà degli anni ’80 in poi e che hanno riconosciuto tale caratteristica di unitarietà al bene-ambiente. La concezione monista si fonda sulla considerazione che le singole “res” che compongono il bene ambientale sono strettamente legate tra loro. L’ambiente si può vedere come un “bene sintesi”, caratterizzato da una relazione tra i vari elementi che lo compongono, quindi uomo, flora, fauna e le loro biocenosi e biotopi. Dovrebbe, secondo questa impostazione, apparire corretta l’opinione di chi considera le leggi di settore non come leggi rivolte alla tutela del bene cui fanno riferimento, ma al sovrapposto bene-ambiente che subisce una lesione ogni qual volta si danneggi un bene sottostante. D’altro canto una visione frammentaria dell’ambiente porterebbe ad una disorganica molteplicità di interessi privati e

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Parole chiave

art.18 della legge n. 349/1986
d.lgs.152/2006
danno ambientale

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