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Richard Rorty: l'opzione antirappresentazionalista e il liberalismo

Nel presente lavoro si analizza la produzione filosofica di Richard Rorty attraverso un confronto serrato tra le due componenti tematiche e concettuali che la caratterizzano: la concezione epistemologica antirappresentazionalista e la concezione etico-politica liberale. Più dettagliatamente, ci si concentra sui rapporti che legano reciprocamente queste due componenti, sui problemi che esse sollevano e sulla rilevanza che hanno per capire gli intenti di Richard Rorty quale intellettuale "impegnato".

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2 0.1 Nota preliminare Una delle migliori introduzioni a uno scritto è spesso il suo titolo. Se ben studiato, se calibrato a dovere, un titolo può riassumerne i contenuti, spiegarne il significato, oppure suggerirne la comprensione. Credo di raggiungere il primo di questi scopi nel caso del presente lavoro - la mia tesi di laurea -, che suona così: “Richard Rorty : l’opzione antirappresentazionalista e il liberalismo”. Un nome proprio - Richard Rorty - e due termini tecnici - antirappresentazionalismo e liberalismo -, il primo dei quali si dice essere un’opzione. Ciascuna espressione desidera sintetizzare un punto determinato di quanto è scritto, rispettando anche l’ordine in cui i temi si succedono nel suo corso. Pertanto, come inizio : Richard Rorty. Nelle pagine a venire si parla specificamente di quest’autore, ossia di un pensatore contemporaneo (New York, 1931) tra i protagonisti della scena internazionale, molto noto, discusso, criticato. Un personaggio singolare, specialmente nel panorama filosofico di lingua inglese. Giovanna Borradori 1 lo definisce un pensatore “a tutto tondo”, “all’europea”, proprio per sottolinearne la perspicuità nel contesto accademico angloamericano, dove spicca solitario tanto per la poliedricità d’interessi - tradotta in proposte radicali di trans-disciplinarietà e antiscientismo -, quanto per la rara padronanza d’uno stile storicistico, narrativo e antisistematico - in opposizione alla dominante impostazione analitica dei dipartimenti di filosofia inglesi e statunitensi. In altre parole Rorty presenta caratteristiche già difficili da rinvenire “sparse” tra i suoi colleghi d’oltreoceano e quasi impossibili da trovare riunite in uno di essi soltanto. Un’eccezione quindi, una testa di ponte dell’Europa di lingua tedesca, francese, italiana, in una “cittadella” filosofica che di quest’Europa ha a lungo diffidato, tanto da arroccarsi nello specialismo più estremo. Un autore etichettato come “ermeneutico”, “postmoderno”, “decostruzionista”, “testualista” : un compagno di strada di Gadamer, Lyotard, Derrida, Vattimo. Se Rorty fosse degno di nota solo per questa sua particolarità, però, allora basterebbe aggirarsi tra gli atenei continentali per sentire parlare delle stesse cose senza spingersi 1 Borradori, G., “Dopo la filosofia, la democrazia”, in Conversazioni americane, Laterza, Bari, 1991, pp. 127-45.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giorgio Baruchello Contatta »

Composta da 194 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 882 click dal 17/04/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.