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La variabile fiscale nei processi d'internazionalizzazione delle imprese: la variazione della sede

Il presente lavoro si propone di analizzare il processo di internazionalizzazione delle imprese, dovuto in gran parte al fenomeno della “globalizzazione” che stiamo vivendo in questi ultimi anni, affrontando in particolare il tema della fiscalità quale acceleratore di tale processo.
La globalizzazione assume un significato strategico, infatti le strategie delle imprese si modificano, puntando sempre più spesso sulle somiglianze, e non più sulle differenze.
Se l’imprenditore è capace di seguire questa rivoluzione dell’economia, la sua impresa si trasforma e diviene globale.
L’allargamento del mercato, però non comporta con sé solo opportunità per le imprese ma crea inevitabilmente anche un inasprimento della competitività, che diviene anch’essa globale.
Per rispondere alle nuove forze del mercato, l’impresa globale è chiamata a rivedere la sua organizzazione attraverso l’accrescimento della flessibilità.
E’ sempre più diffusa la tendenza alla penetrazione nei nuovi mercati attraverso la delocalizzazione produttiva e/o commerciale, scegliendo di mantenere all’interno, sotto diretto controllo, solo le attività strettamente connesse al core business dell’impresa, normalmente capace di generare vantaggio competitivo.
All’interno di questa nuova realtà economica in continua evoluzione la dimensione transnazionale delle imprese e delle relazioni economiche che ne derivano e le strutture societarie che oltrepassano i confini nazionali, creano inevitabilmente conflitti economici, giuridici e finanziari tra i Paesi.
Tali conflitti pongono la necessità di governare fiscalmente il processo di internazionalizzazione per dare regole comuni di comportamento a livello internazionale, in modo che nei rapporti fra diverse aree geografiche non si creino attriti tali da invalidare i molti benefici generati dalla globalizzazione dell’economia.
Diviene quindi importante riuscire a stabilire una chiara regola per la localizzazione territoriale dei redditi derivanti da attività d’impresa e per individuare il presupposto territoriale relativamente alla prestazione di servizi.
La presente trattazione si apre con la disanima del processo di internazionalizzazione delle imprese articolato nelle sue fasi principali, prestando particolare attenzione alle motivazioni, al piano strategico, alle forme possibili di internazionalizzazione ed alla fase di avvio di tale processo.
Successivamente l’argomentazione si sposta sui principi generali di fiscalità internazionale.
Il diritto tributario internazionale si prefigge un duplice scopo: una tassazione equa e neutrale degli investimenti internazionali.
Un ambito importante, all’interno di tale disciplina è occupato dalla doppia imposizione internazionale, così come è rilevante il principio della residenza, fondamentale per l’applicazione della potestà impositiva da parte di uno Stato.
Stabilito quale sia lo schema giuridico di riferimento, analizziamo il concetto di stabile organizzazione nei suoi vari aspetti, alla luce delle definizione dell’art. 5 del modello di convenzione contro le doppie imposizioni OCSE e del contenuto dell’art. 162 del nuovo TUIR.
Se la stabile organizzazione è lo strumento fondamentale per definire la localizzazione della base imponibile, per completezza, viene definito ed analizzato anche il concetto di residenza, sulla base del diritto interno e del modello convenzionale OCSE.
Di seguito, per soddisfare l’esigenza di mobilità delle società in questo mondo globalizzato, vengono analizzate le varie modalità con cui le imprese possono operare all’estero, concentrandosi principalmente sul trasferimento della sede sociale, con le implicazioni civilistiche e fiscali che ne derivano.
Infine, dopo aver stabilito i confini applicativi del concetto di stabile organizzazione, ci soffermiamo sulla determinazione del reddito e sugli obblighi contabili della stessa, secondo l’art. 7 del modello OCSE e secondo la normativa interna.

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9 INTRODUZIONE Il presente lavoro si propone di analizzare il processo di internazionalizzazione delle imprese, dovuto in gran parte al fenomeno della “globalizzazione” che stiamo vivendo in questi ultimi anni, affrontando in particolare il tema della fiscalità quale acceleratore di tale processo. La globalizzazione assume un significato strategico, infatti le strategie delle imprese si modificano, puntando sempre più spesso sulle somiglianze, e non più sulle differenze. Se l’imprenditore è capace di seguire questa rivoluzione dell’economia, la sua impresa si trasforma e diviene globale. L’allargamento del mercato, però non comporta con sé solo opportunità per le imprese ma crea inevitabilmente anche un inasprimento della competitività, che diviene anch’essa globale. Per rispondere alle nuove forze del mercato, l’impresa globale è chiamata a rivedere la sua organizzazione attraverso l’accrescimento della flessibilità. E’ sempre più diffusa la tendenza alla penetrazione nei nuovi mercati attraverso la delocalizzazione produttiva e/o commerciale, scegliendo di mantenere all’interno, sotto diretto controllo, solo le attività strettamente connesse al core business dell’impresa, normalmente capace di generare vantaggio competitivo. All’interno di questa nuova realtà economica in continua evoluzione la dimensione transnazionale delle imprese e delle relazioni economiche che ne derivano e le strutture societarie che oltrepassano i confini nazionali, creano inevitabilmente conflitti economici, giuridici e finanziari tra i Paesi. Tali conflitti pongono la necessità di governare fiscalmente il processo di internazionalizzazione per dare regole comuni di comportamento a livello internazionale, in modo che nei rapporti fra diverse aree geografiche non si creino attriti tali da invalidare i molti benefici generati dalla globalizzazione dell’economia.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Gilberto Pandolfi Contatta »

Composta da 274 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.