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Imprese di successo nel Made in Italy a Messina

Il tessile-abbigliamento rappresenta uno dei settori di punta delle esportazioni Made in Italy. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, il suo contributo a livello nazionale si quantifica nel 15% del totale dell’occupazione manifatturiera, nel 10% del valore aggiunto e nel 13% delle vendite di prodotti all’estero.
Durante il quinquennio 2001-2005 il settore ha vissuto una profonda crisi, registrando non solo una forte riduzione della produzione nazionale ma anche una significata perdita di fatturato (-23%) e di esportazioni (-17%), legata sia a elementi di carattere congiunturale sia a problemi strutturali dell’economia italiana: il Bel Paese è in stagnazione sin dal 2001 e nel 2005 ha crescita zero.
La forte rivalutazione del tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro ha causati molti problemi di concorrenza per parecchie imprese del Made in Italy che, sino all’introduzione dell’euro, riuscivano a conservare buoni livelli di competitività/prezzo grazie a politiche di svalutazione del tasso di cambio.
La rapidissima crescita del petrolio ha innescato un significato trasferimento di capitali, ridistribuendo il potenziale di crescita economica dai paesi industrializzati importatori netti di petrolio, come l’Italia, ai paesi produttori di greggio.
La liberalizzazione del mercato mondiale del tessile-abbigliamento, con l’abolizione del Patto Multifibre, ha evidenziato l’anomala specializzazione italiana. La Cina tende ad essere fortemente specializzata negli stessi settori che caratterizzano il Made in Italy, accrescendo fortemente le sue esportazioni grazie alla concorrenza incontrastata sul terreno del prezzo.
Nell’ultimo biennio si registra una solida crescita: secondo Smi-Ati, il fatturato dell’industria tessile moda nel 2006 è stato di 52,8 miliardi di euro, in crescita dell’1,9% rispetto l’anno precedente e con un export che segna il +3,7%.
Il successo sta nel valorizzare i vantaggi non-price dei prodotti, spostando la competitività nei segmenti di mercato ad alto valore aggiunto, come l’Alta Qualità e i beni di lusso, e realizzando forti integrazioni lungo l’intera filiera produttiva.
Nel 2005 in Sicilia il settore ha registrato un calo del 9,5% dell’attività di produzione, a fronte di una flessione del 9% degli ordinativi sull’interno e di una stabilità sull’estero. Il fatturato ha segnato una diminuzione complessiva del 9%, mentre la quota di fatturato esportato risulta pari al 20% del totale.
Esistono, però, delle realtà imprenditoriali dove, grazie alla capacità e alla tenacia dei titolari e ad interventi mirati, non solo la crisi è stata evitata, ma la quota di mercato nazionale e internazionale si è consolidata ed è addirittura aumentata.
È il caso della San Lorenzo Confezioni, a San Marco d’Alunzio (ME), dove Filippo Miracula ha creato un’azienda che opera nel business to business, in grado di produrre capi d’Alta Qualità per griffes nazionali ed estere (Agnona, Allegri, Armani, Burberry’s, Ferré, Ermenegildo Zegna, Canali, Gucci, Valentino, Dior, Louis Vuitton, e tanti altri ancora), con 120 dipendenti e un fatturato di circa 4.000.000 di euro.
È il caso della Camiceria Castello, a Brolo (ME), dove l’intuizione di Giovanni Pizzino ha dato vita a un marchio di qualità e altamente competitivo, con 90 punti vendita a gestione diretta presenti in Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana, Sardegna, Sicilia, Svizzera, con un organico di 300 dipendenti e un fatturato di circa 15.000.000 di euro. Il tutto all’insegna del Made in Sicily.

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9INTRODUZIONE Negli ultimi dieci anni si sono verificati almeno cinque eventi di portata storica che hanno fatto da sfondo alle dinamiche congiunturali mondiali: 1. l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 al “World Trade Center”; 2. la rapidissima crescita del petrolio - alimentata per buona parte dalle tensioni geopolitiche che tuttora persistono nell’area mediorientale - che ha innescato un significativo trasferimento di capitali e, conseguentemente, di potenziale crescita economica dai paesi industrializzati importatori netti di petrolio, come l’Italia, verso i paesi produttori di greggio; 3. un “riaggiustamento” degli andamenti della crescita economica tra gli Stati Uniti e i giganti asiatici, con in testa Cina e India; 4. il continuo apprezzamento dell’euro sul dollaro, che ha spesso raggiunto i massimi storici e ha determinato un aumento delle tensioni sulla competitività-prezzo delle esportazioni europee sul mercato statunitense, una delle principali piazze estere; 5. l’effetto-Tsunami che, oltre ad aver provocato un disastro di proporzioni apocalittiche, ha ridimensionato la crescita economica delle cosiddette “Tigri Asiatiche” colpite dalla tragedia, generando una catena causa- effetto che ha avuto ricadute su tutti i mercati mondiali.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Dario Tarsia Contatta »

Composta da 236 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.