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Da riciclatore ad autore: alcuni aspetti del percorso cinematografico di Pedro Almodòvar

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Luigi Orlandini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Guglielmo Pescatore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 220

L’ipotesi iniziale alla base di questo percorso nel cinema almodovariano è il tentativo di stabilire cosa si celi realmente dietro ad alcune etichette, legate ad un regista estremamente conosciuto dal punto di vista mediatico, presente nell’immaginario collettivo grazie a diverse pellicole di successo. Per indagare in modo esauriente l’universo almodovariano si sono scelti due approcci di riferimento.
In primo luogo un’analisi della lettura del cinema di Almodóvar fornita dalla stampa e dalla critica italiana, a partire da Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988), il film della rivelazione in Italia, a ritroso verso gli esordi dei primi anni ’80 e, di seguito in progress, fino al più recente Volver (2006). Il primo capitolo illustra le diverse identità personificate dal regista spagnolo secondo i critici italiani nel corso della carriera: da talento provocatorio e dissacratore, a sdoganatore manierista della cultura spagnola, sino alla consacrazione come autore riconosciuto del cinema europeo. In tal senso si è proceduto ad una ricognizione che ha tenuto conto di commenti e recensioni contenute sia nei quotidiani nazionali, sia in riviste specializzate.
In secondo luogo si è proceduto a descrivere il contesto culturale in cui Almodóvar è cresciuto artisticamente, muovendo i primi passi anche in ambito cinematografico. Attraverso un confronto incrociato tra testimonianze e studi sulla Spagna del “dopo Franco” e sul cambio cultural, che ha come centro principale la Madrid degli anni ’80, si è cercato di fare chiarezza sul fenomeno della movida e su quale relazione tale tendenza abbia mantenuto con la cifra stilistica di Almodóvar. L’acquisizione di una nuova visione del mondo, il gusto per la contaminazione e la provocazione frivola e irriverente sono le caratteristiche di questo non movimento rintracciabili anche nel primo Almodóvar. L’osservazione dell’universo movida ha permesso di evidenziare un parallelo tra la sua evoluzione storica e la produzione del regista mancego negli anni ’80. Tre fasi, la prima sperimentale-underground, la seconda segnata dai primi consensi di critica e l’ultima, quella della consacrazione internazionale, che coincide con la fine della movida stessa.
Alcuni aspetti del portato estetico e culturale della movida, ovvero la fusione tra high culture e mass cult, e la mancanza di profondità che si traduce in pratiche espressive di combinazione e riuso, sono i tratti distintivi dei primi due film Almodóvar. Nello specifico, il terzo capitolo pone l’attenzione su Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio (1980), considerato il film che svela il mondo underground della movida dall’interno. La valorizzazione della cultura bassa e della provocazione kitsch sono il tessuto connettivo di un’opera prima che mostra da un lato il legame tra la movida e la cultura pop americana, dall’altro i rapporti con la commedia popolare spagnola del periodo franchista.
Al centro di Labirinto di passioni (1982), su cui si sofferma il quarto capitolo, vi è la tendenza del regista ad omaggiare stilemi cinematografici e non, creando un caleidoscopio testuale inedito. L’analisi rivela come il pastiche possa rappresentare la marca testuale di riferimento del racconto di Almodóvar. Nel film diversi livelli convivono in un meccanismo ludico di realtà e finzione.
Lo sguardo rivolto a Donne sull’orlo…, nel quinto capitolo, ha lo scopo di verificare quali siano gli elementi di continuità che costituiscono il filo conduttore tra le due opere degli esordi e la migliore commedia almodovariana. Il film rappresenta per molti versi un nuovo inizio nella produzione del regista. Qui infatti sono visibili le prime tracce di una nuova organizzazione del racconto. Almodóvar allarga il proprio pastiche testuale, includendo sé stesso fra i modelli di riferimento. Tale aspetto, espresso solo parzialmente in questo film, si manifesta compiutamente con la svolta autoriale, descritta nel parallelo tra Il fiore del mio segreto (1995) e Tutto su mia madre (1999). Rivendicando un’ autorialità, nascosta tra le pieghe delle proprie storie, Almodóvar si propone come un classico nella storia del cinema.

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INTRODUZIONE Si può dire qualcosa di nuovo su Pedro Almodóvar? E’ la domanda di fondo che ha dato origine ad una ricerca, che tenta di rivelare alcune verità nascoste su determinati aspetti dell’opera del regista mancego. Almodóvar è una figura rilevante nel panorama cinematografico attuale. Nel corso di quasi tre decenni, il suo percorso artistico ha catturato l’interesse di molti studiosi e del pubblico. Durante tale arco temporale il suo stile è mutato sostanzialmente. Allo stesso modo anche la percezione dell’importanza del suo lavoro è cambiata qualitativamente nel tempo. Di Almodóvar si è detto e scritto tutto e il suo contrario. La prima parte di questa ricognizione cerca di definire la figura di Almodóvar attraverso l’immagine che è stata tracciata dalla critica italiana, nella lettura dei suoi film. Si è provato ad andare oltre alcune etichette, con le quali i recensori hanno classificato la sua produzione, fino a trasformarle in veri e propri luoghi comuni. Si è cercato, contestualmente, di differenziare i vari approcci critici, separando i giudizi forniti da quotidiani e settimanali da quelli espressi dalle riviste cinematografiche specializzate. Da tale confronto è emersa una posizione abbastanza divergente rispetto al lavoro compiuto dal regista negli anni ’80 e quello relativo ai due decenni successivi. L’analisi critica costituirà, inoltre, un’occasione per introdurci nel percorso autoriale tracciato dal regista spagnolo. Il secondo capitolo fissa la sua attenzione sugli anni ’80 e sul contesto socio culturale che ha generato il fenomeno almodovariano. Particolare interesse sarà riservato alla movida, nel tentativo di svelare la vera natura di una tendenza che nel corso del tempo ha subito una serie di mistificazioni, fino ad arrivare ai giorni nostri come un simulacro svuotato del significato originale. Si cercherà, chiaramente, di mettere in relazione il portato della movida con le tecniche di riciclaggio stilistico utilizzate dal primo Almodóvar. In seguito, il tentativo sarà quello di capire quale sia il 3

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