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Basilea 2: rischi e opportunità per i paesi in via di sviluppo

Informazioni tesi

  Autore: Roberta Pinna
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace
  Relatore: Nicola Boccella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 31

La crisi asiatica degli anni ’90 ha dato il via ad un incessante e rapido declino dei flussi di capitale verso i paesi in via di sviluppo, in particolar modo dei prestiti bancari destinati a questi paesi. L’applicazione di Basilea 2 rappresenta un evento cruciale nella definizione di nuovi equilibri finanziari: molto resta ancora imprevedibile, ma alcuni fattori di rischio sono stati delineati dal momento della stesura dell’Accordo dalla sua prima versione del 2001 ad oggi. Il tentativo di questa tesi è duplice, da un lato riportare una sintesi di tali elementi critici e delle loro possibili ripercussioni nei paesi in via di sviluppo e dall’altro proporre una strategia “protettiva” che renda questi paesi più forti e strutturati prima di affrontare il mercato mondiale. Questo cammino, lungo e sicuramente impegnativo, porterebbe ad un equilibrio realmente globale ed equo.

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3 Premessa La crisi asiatica degli anni ’90 ha dato il via ad un incessante e rapido declino dei flussi di capitale verso i paesi in via di sviluppo, in particolar modo dei prestiti bancari destinati a questi paesi. L’applicazione di Basilea 2 rappresenta un evento cruciale nella definizione di nuovi equilibri finanziari: molto resta ancora imprevedibile, ma alcuni fattori di rischio sono stati delineati dal momento della stesura dell’Accordo dalla sua prima versione del 2001 ad oggi. Il tentativo di questa tesi è duplice, da un lato riportare una sintesi di tali elementi critici e delle loro possibili ripercussioni nei paesi in via di sviluppo e dall’altro proporre una strategia “protettiva” che renda questi paesi più forti e strutturati prima di affrontare il mercato mondiale. Questo cammino, lungo e sicuramente impegnativo, porterebbe ad un equilibrio realmente globale ed equo. Nel primo capitolo si descrive l’evoluzione dell’Accordo di Basilea sui Requisiti Patrimoniali ed in particolare si espone quanto cambia nelle metodologie del calcolo del rischio da parte delle banche e dei “rating” da parte dei richiedenti credito. Definito il quadro normativo proposto dall’Accordo, nel secondo capitolo si espongono i rischi nei quali incorreranno molto probabilmente i paesi in via di sviluppo: dallo svantaggio competitivo derivante dall’impossibilità di recepire i metodi più avanzati per il calcolo del rischio, alle difficoltà che incontreranno le imprese ed i governi dei paesi in via di sviluppo per accedere al credito. Nel terzo capitolo infine si tenterà di delineare i possibili sviluppi determinati dalla necessità di allinearsi con gli standard introdotti dall’Accordo. La proposta è quella di far in modo che i governi, in un’azione congiunta con banche e piccole imprese locali, si impegnino per stimolare uno sviluppo sinergico fra questi attori per sviluppare per avviare una crescita economica basata sulle potenzialità locali. Le conclusioni alle quali si può giungere saranno validate solo dall’osservazione degli eventi che avranno luogo nei prossimi decenni. La speranza è che all’affermazione “The strong will win and the weak will lose” si potranno opporre delle evidenze capaci di dimostrare che il contrario è possibile, la strada sembra ancora lunga ma non è priva di opportunità da cogliere e sviluppare nel miglior modo possibile.

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