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Comunicazione e controllo: i rapporti deviati all'ombra del Muro. Analisi fenomenologica del regime socialista nell'esperienza storica, tecnologica e scientifica.

L’obiettivo della mia tesi è di dimostrare quanto imponente possa essere il ruolo della comunicazione anche nella trasmissione di una ideologia politica. A tal proposito ho deciso di prendere in esame il regime proposto dalla Repubblica Democratica Tedesca che, a mio parere, ben dimostra il potere suggestivo della comunicazione che, se ben studiata, può diventare addirittura il perno attorno al quale far ruotare un intero sistema politico; tesi, questa, avvalorata dalle informazioni raccolte mediante ricerca su campo e interviste a chi quel periodo lo ha vissuto, prima tra tutte quella concessami da Alberto Indelicato, ambasciatore d’Italia nella Repubblica democratica tedesca.
Sin dagli albori la Repubblica Democratica tedesca si proclamò Stato degli operai e dei contadini preoccupandosi di trasmettere un’immagine democratica che rispecchiasse quei valori di eguaglianza sociale e libertà che ella stessa prometteva; un’immagine contrapposta a quella parte dell’Ovest, ritenuta sfrenatamente capitalistica.
In uno scenario di questo genere fu proprio la comunicazione a giocare il ruolo di protagonista.
L’ideologia proposta fu comunicata e trasmessa mediante ogni mezzo: attraverso i media, gli uomini di scienza, i letterati, gli atleti. Persino l’architettura avrebbe dovuto incarnare i valori del regime.

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CAPITOLO I La nascita della DDR Il primo Stato tedesco degli operai e dei contadini, altrimenti noto come Repubblica democratica tedesca (Deutsche Demokratische Repubklik, DDR) nacque ufficialmente il 7 ottobre 1949. Il primo, molto probabilmente l’ultimo, mal riuscito esperimento idealmente teso alla concretizzazione dell’utopia marxista del potere operaio; un’avventura delirante, nella quale gli ideali di eguaglianza sociale, libertà e democrazia in cui molti tedeschi orientali avevano verosimilmente creduto, furono calpestati senza ritegno, attraverso una illusione di massa sagacemente creata dalla propaganda di regime ma clamorosamente smentita nella quotidianità della vita politica, sociale ed economica. In realtà, la nascita della DDR affonda le proprie radici nelle complesse dinamiche relazionali che, all’esito della seconda guerra mondiale, caratterizzarono e minarono i rapporti tra le quattro potenze uscite vincitrici dal secondo conflitto bellico. Sin dalla conferenza di Potsdam, tenutasi nell’estate del 1945, gli Alleati stabilirono definitivamente, sulla scia delle intese raggiunte qualche tempo prima a Yalta, la divisione della Germania (nonché di Berlino) in quattro zone di occupazione: quella più prossima al confine Oder-Neisse fu attribuita all’Urss, le restanti parti, più occidentali, rispettivamente agli Usa, alla Francia e alla Gran Bretagna. Sin dagli albori dell’epoca post Potsdam, la demarcazione politica, oltre che geografica, tra le aree della Germania, fu lapalissiana, atteso che, se da un lato le grandi potenze occidentali si adoperarono per una politica unitaria e mirante non solo al recupero dei “tributi di guerra” ma anche alla 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Laura Tranfaglia Contatta »

Composta da 123 pagine.

 

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