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I principi contabili internazionali per le piccole e medie imprese

Informazioni tesi

  Autore: Eleonora De Angelis
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Alessandro Montrone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 204

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un sempre più evidente e pervasivo processo di internazionalizzazione e di integrazione delle economie. Tale attenzione per il contesto internazionale ha interessato, non solo le aziende di grandi dimensioni operative, ma anche le unità economiche che possono essere ricondotte nella categoria delle cosiddette PMI.
Tra le questioni aperte rispetto al crescente svilupparsi dell’internazionalizzazione occorre richiamare il tema della comunicazione economico-finanziaria delle imprese: nell’attuale scenario economico-aziendale, infatti, l’accresciuta apertura agli scambi internazionali, anche nel caso di operatori di piccole e medie dimensioni, ha affermato la necessità di preparare bilanci uniformi.
L’utilizzo di informazioni in un contesto caratterizzato dal crescente ricorso agli scambi internazionali può avvenire in modo efficace solo se si riesce a definire un linguaggio contabile condiviso, cioè basato su una serie di norme contabili di generale accettazione. Tale esigenza è avvertita dai singoli organismi aziendali, ma anche da soggetti che predispongono i bilanci e da quelli che li utilizzano, nonché dalle istituzioni che sovrintendono al regolare funzionamento dei mercati.
Il riferimento a regole contabili da cui derivi un’informativa di bilancio comprensibile al più vasto ambito degli utilizzatori è ormai apprezzata come un bene comune di rilevanza internazionale.
Già da alcuni decenni, l’obiettivo della comparabilità dei bilanci è stato perseguito attraverso la realizzazione di processi globali o limitati a una specifica area del mondo. Si pensi all’attività svolta dall’International Accounting Standards Committee (IASC) a partire dal 1973.
Fino ad ora l’armonizzazione delle norme e dei comportamenti contabili ha riguardato le società quotate sui principali mercati dei capitali, le società fortemente orientate sui mercati esteri, le società multinazionali e le società quotate su più mercati dei capitali (le multilisted).
Una parte significativa di tale processo è stata ampiamente assunta dall’International Accounting Standards Board (IASB) , con l’emanazione dei principi contabili internazionali.
I principi contabili internazionali erano noti come International Accounting Standards (IAS) sino al 2001, quando lo IASB ha deciso di chiamare International Financial Reporting Standards (IFRS) i documenti emanati da quella data in avanti .
Il processo di armonizzazione contabile, in ambito comunitario, ha previsto l’omologazione degli standards all’interno dell’ordinamento giuridico di sua competenza: con l’emanazione del Regolamento CE n. 1606 del 2002 e n. 1725 del 2003 si è resa obbligatoria, a partire dal 1° gennaio 2005, l’applicazione dei principi contabili internazionali ai bilanci consolidati di tutte le società quotate nei mercati regolamentati dell’Unione Europea.
A ciascuno stato membro è stata poi lasciata la facoltà di decidere di ampliare l’utilizzazione degli standards per la redazione del bilancio d’esercizio ad una più vasta serie di aziende, non necessariamente quotate.
La possibilità di applicare i principi contabili internazionali alle società non quotate è particolarmente rilevante nel nostro paese, caratterizzato da un tessuto produttivo nel quale predominano le aziende di piccola e media dimensione. Tale situazione è, peraltro, comune all’intero contesto europeo.
Appare evidente che sussiste il problema della comunicazione di bilancio delle aziende di piccola e media dimensione in un contesto nel quale si richiede una crescente comparabilità internazionale delle informazioni contabili.
Lo IASB ha così deciso di intraprendere un proprio progetto di estensione degli standards contabili anche alle PMI, stabilendo che dovrà trattarsi di principi derivati da quelli già esistenti, con alcune semplificazioni che ne facilitino l’applicazione da parte delle imprese di dimensioni più piccole e che riducano gli oneri conseguenti la loro applicazione.
Nel febbraio 2007, lo IASB ha pubblicato l’Exposure Draft on accounting standards for Small and Medium sized Entities (SME) che prevede un set separato di principi contabili internazionali per le piccole e medie imprese, che lo IASB si augura possa entrare in vigore dal 2009.
Lo scopo del presente elaborato è quello di analizzare le modifiche che subirà il bilancio d’esercizio delle PMI a seguito dell’introduzione degli IAS/IFRS for SME.
In particolare, sarà analizzato, nei capitoli successivi, il processo di armonizzazione contabile all’interno dell’Unione europea e come l’Italia abbia recepito tali norme.
Nel terzo capitolo è presentato brevemente il nuovo contenuto del bilancio, così come concepito dagli standards internazionali.
Infine, si analizzerà il progetto IFRS light, cercando di evidenziare le differenze rispetto agli IFRS full e le sue implicazioni.

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INTRODUZIONE Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un sempre più evidente e pervasivo processo di internazionalizzazione e di integrazione delle economie. Tale attenzione per il contesto internazionale ha interessato, non solo le aziende di grandi dimensioni operative, ma anche le unità economiche che possono essere ricondotte nella categoria delle cosiddette PMI. Tra le questioni aperte rispetto al crescente svilupparsi dell’internazionalizzazione occorre richiamare il tema della comunicazione economico-finanziaria delle imprese: nell’attuale scenario economico-aziendale, infatti, l’accresciuta apertura agli scambi internazionali, anche nel caso di operatori di piccole e medie dimensioni, ha affermato la necessità di preparare bilanci uniformi. L’utilizzo di informazioni in un contesto caratterizzato dal crescente ricorso agli scambi internazionali può avvenire in modo efficace solo se si riesce a definire un linguaggio contabile condiviso, cioè basato su una serie di norme contabili di generale accettazione. Tale esigenza è avvertita dai singoli organismi aziendali, ma anche da soggetti che predispongono i bilanci e da quelli che li utilizzano, nonché dalle istituzioni che sovrintendono al regolare funzionamento dei mercati. Il riferimento a regole contabili da cui derivi un’informativa di bilancio comprensibile al più vasto ambito degli utilizzatori è ormai apprezzata come un bene comune di rilevanza internazionale. Già da alcuni decenni, l’obiettivo della comparabilità dei bilanci è stato perseguito attraverso la realizzazione di processi globali o limitati a una specifica area del mondo. Si pensi all’attività svolta dall’International Accounting Standards Committee (IASC) a partire dal 1973. Fino ad ora l’armonizzazione delle norme e dei comportamenti contabili ha riguardato le società quotate sui principali mercati dei capitali, le società fortemente orientate sui mercati esteri, le società multinazionali e le società quotate su più mercati dei capitali (le multilisted). Una parte significativa di tale processo è stata ampiamente assunta dall’International Accounting Standards Board (IASB) 1 , con l’emanazione dei principi contabili internazionali. 1 Lo IASB (International Accounting Standards Board) è l’organismo costituito il 1° aprile 2001 dalla “IASC Foundation” e preposto ad elaborare, pubblicare e diffondere i principi contabili internazionali 5

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