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Infortuni sul lavoro e movimentazione manuale dei pazienti: l’esperienza nell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Razzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Fisioterapia
  Relatore: Sandro Cortini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

Questo elaborato propone di essere un contributo al progetto "apprendere dagli infortuni" redatto dal servizio prevenzione e protezione dell'Azienda Ospedaliro Universitaria di Careggi.
Lo studio, di tipo osservazionale, prevede:
1) una indagine del rischio di esposizione del personale sanitario per le azioni di movimentazione manuale dei pazienti valutato tramite l'indice MAPO (Movimentazione ed Assistenza del Paziente Ospedalizzato).
2) Una indagine sintomatologica dei disturbi dell’apparato locomotore del rachide del personale addetto all’assistenza dei pazienti utilizzando una scheda autovalutativa che prende in considerazione i dati anagrafico-lavorativi, l'anamnesi del rachide e la sintomatologia negli ultimi 12 mesi della colonna cervicale, dorsale e lombare.
3) Infine propone dei suggerimenti utili per l’abbattimento del rischio e la riduzione del fenomeno infortunistico nell’AOUC.

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3 1) INTRODUZIONE: Le patologie muscolo-scheletriche riferite al rachide sono molto diffuse nelle realtà lavorative del settore agricolo, industriale e del terziario, perciò costituiscono uno dei principali problemi sanitari nel mondo del lavoro, sia per la molteplicità delle sofferenze che per i costi sociali ed economici indotti. Il personale sanitario addetto all’assistenza dei pazienti non autosufficienti (parzialmente collaboranti, e non collaboranti), risulta appartenere alle categorie lavorative maggiormente affette da patologie e disturbi acuti e cronici del rachide dorso-lombare. Il paziente infatti rappresenta un “carico” atipico per l’elevato peso, l’instabilità, la difficoltà nella presa e l’estrema mobilità dello stesso nel corso di ogni manovra; inoltre richiede particolari attenzioni durante la sua mobilizzazione: manovre mal eseguite possono provocare dolore o addirittura lesioni al paziente. Ciò d’altronde è congruente con dati di numerosi indagini che documentano come le attività di movimentazione manuale di pazienti non autosufficienti, comportano dei sovraccarichi per il rachide lombare di assoluto rilievo e sovente esorbitanti limiti considerati “fisiologici”. Tali indagini hanno dimostrato come, in diverse manovre di trasferimento manuale di pazienti, si generino compressioni assiali ai dischi intervertebrali lombari ben superiori al valore di circa 350 kg, considerato dal NIOSH (“National Institute of Occupational Safety and Healt”) come il limite delle forze compressive da non superare per evitare danni alla colonna vertebrale 1 . In ambito ospedaliero appare opportuno indagare sulla valutazione del rischio che sintetizzi l’entità dell’esposizione, tramite uno specifico indice, e che orienti gli eventuali interventi di prevenzione 2 . A tale scopo nel 1997 l’Unità di Ricerca EPM (afferente alla A.O. Istituti Clinici di perfezionamento di Milano) ha creato un indice numerico di valutazione di rischio sulla movimentazione manuale dei pazienti. Tale indice, denominato MAPO (Movimentazione ed Assistenza del Paziente Ospedalizzato) è stato convalidato in due studi multicentrici: il primo avvenuto nel 1999 cui hanno partecipato 56 strutture sanitarie di degenza, sia per acuti che per lungo-degenti per un ammontare di 216 reparti, cui erano addetti 3400 operatori sanitari 3 ; il secondo avvenuto nel 2001 cui hanno partecipato 191 strutture sanitarie di degenza, in cui gli operatori sanitari a rischio risultavano 2980 (da questi 324 furono esclusi poiché avevano una anzianità di servizio inferiore a sei mesi) 4 .

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