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Le trasformazioni socioculturali della famiglia negli ultimi decenni: implicazioni psicodinamiche per lo sviluppo affettivo del bambino e per la funzione genitoriale

Lo scopo di questo lavoro di tesi è stato quello di cercare di mettere a fuoco da un punto di vista psicodinamico le molte implicazioni per la funzione genitoriale e per lo sviluppo affettivo del bambino dei notevoli cambiamenti a cui è stata sottoposta la famiglia negli ultimi decenni, alla luce delle sue importanti trasformazioni socioculturali.
Il punto di vista psicodinamico concorre con altri punti di vista nell’ambito della psicologia e delle scienze umane nel tentativo di definire le componenti della personalità e la complessità dell’uomo nelle sue molte dimensioni dentro la sfera della socialità, ma si segnala in modo particolare per un’attenzione precipua per la natura delle relazioni affettive intime, a partire da quelle che vedono coinvolto il neonato e il bambino piccolo nell’interazione quotidiana con i genitori e gli agenti di cure, nel processo di strutturazione del Sé e del carattere.
Affrontare il tema di questa tesi da un punto di vista psicodinamico ha voluto significare dunque vederlo alla luce dei risvolti diretti e indiretti che i mutamenti socioculturali della famiglia hanno sul costituirsi di quei climi e di quelle atmosfere familiari che influenzano alla radice l’emergere del Sé del bambino.
In quest’ottica, dopo una nutrita e sufficientemente ampia panoramica sui cambiamenti strutturali del nucleo familiare nell’ottica dei principali modelli sociologici e pedagogici, il lavoro ha attinto a piene mani nella parte centrale e conclusiva del lavoro dai modelli psicodinamici della teoria delle relazioni oggettuali e della teoria dell’attaccamento, che con il loro accento sulla precoce socialità del bambino e sulla centralità delle relazioni interpersonali interiorizzate rappresentano uno strumento fondamentale di comprensione del tramite tra struttura della famiglia e sviluppo dell’affettività nel bambino. Un concetto fondamentale su cui si insiste per larga parte del lavoro è che l’abbandono di un modello autoritario di ruolo genitoriale per via della crisi dei valori tradizionali nella nostra società del dopoguerra ha aperto la strada a nuove importanti declinazioni della funzione genitoriale, in senso più empatico, più contenitivo, meno vincolato da restrizioni e più vicino alla sensibilità dei bambini e delle giovani generazioni.
Tuttavia in conformità di altri mutamenti tale cambiamento è stato altresì portatore di altre implicazioni non esenti da componenti psicopatologiche. Il passaggio che si è riscontrato in particolare da una società di tipo nevrotico a una società di tipo narcisistico in cui sono centrali i valori di conformismo, edonismo e narcisismo, incoraggia fenomeni di individualismo e di negazione della dipendenza affettiva nelle relazioni affettive intime che non possono non avere una ricaduta patologica sulle relazioni dentro la famiglia e sullo sviluppo affettivo del bambino fin dalla precoce età. Ciò che si sostiene in pratica è che un certo modello di interazione genitoriale all’interno della famiglia incoraggia una trasmissione della patologia narcisistica tra genitori e figli, di cui il figlio tende a mascherare gli effetti almeno fino all’adolescenza o alla prima età adulta, momenti nei quali il più duro impatto della realtà sociale pone inevitabilmente a contatto l’individuo con le difficoltà della vita, e anche mette alla prova dunque la solidità della sua struttura caratteriale.
Fenomeni come la crescente genitorializzazione dei figli, il permissivismo esasperato, l’allentamento del confine tra le generazioni, hanno una spiegazione in quest’ottica come parte di una più profonda, pervasiva e significativa diffusione di tratti della patologia narcisistica, volti a promuovere processi di evacuazione anziché di elaborazione della sofferenza psichica attraverso le relazioni familiari. Ciò sembra porsi sia come una delle cause fondamentali del cosiddetto disagio giovanile, sia come base di quelli che sembrano nuovi processi se non di vera e propria deresponsabilizzazione, di maggiore difficoltà nella presa in carico dei figli e nell’assunzione da parte dei giovani adulti del ruolo genitoriale. Su questo punto si tornerà più volte nel lavoro, in modo particolare nell’ultima parte.

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4 PREMESSA Uno dei concetti fondamentali radicati nella tradizione di tutta la ricerca psicodinamica è che la qualità delle relazioni affettive all’interno del nucleo familiare influisce in modo determinante sul processo di sviluppo del bambino e sul suo equilibrio emotivo in tutto l’arco della vita. Per salvaguardare il sano sviluppo e la salute mentale di un figlio è necessario che la famiglia sia in grado di garantire, a partire dai primi anni di vita del bambino, continue attenzioni, sicurezza e protezione, un clima affettuoso, un rapporto intimo e dotato di calore, tale da coinvolgere nella relazione entrambi i genitori. (Bowlby 1979, pp. 101-108 ). Privazioni e fallimenti dell’ambiente familiare in tal senso possono disturbare il normale equilibrio di crescita del figlio e provocare nei casi estremi effetti anche disastrosi sul suo sviluppo emotivo, tali da ripercuotersi negativamente sul corso successivo del suo sviluppo. L’amore è il “nutrimento” ideale per “vivere e sopravvivere”; e ciò a maggior ragione per il bambino a partire dalla sua nascita, il quale deve imparare a conoscere se stesso e il mondo in cui è immerso. In famiglia il bambino acquisisce quei modelli di interazione sociale che influenzeranno la sua vita presente e futura. La funzione della famiglia come centro di affetti non si esaurisce nei primi anni di vita di un individuo, ma è presente lungo tutto l’arco della sua esistenza, protagonista dell’intera avventura umana. La famiglia rimane sempre quel rifugio in cui ognuno cerca sicurezza, riparo, affetto; quel contesto privilegiato dove è possibile appagare il proprio bisogno di stare insieme, il proprio bisogno di “sentirsi parte di un Noi” ( Stern 1977, pp. 27-35 ); il luogo naturale per sperimentare la bellezza e la forza dell’amore e dei legami; una palestra di allenamento e perfezionamento del proprio progetto di vita; la base di partenza di quella affascinante ma impegnativa corsa dentro la vita che ciascuno intraprende. Da qui la necessità che una famiglia si basi su una certa stabilità affettiva, su pilastri solidi quali l’amore, la comprensione, la dedizione incondizionata e senza secondi fini, l’accettazione reciproca nonostante i difetti di ognuno. Nella famiglia si realizza quell’esperienza vitale specifica che è fondamentale per la strutturazione dell’individuo come persona. La famiglia è anche l’agenzia principale per la socializzazione primaria. Al suo interno, attraverso processi di identificazione con i modelli di relazione veicolati dalle figure genitoriali, il bambino sviluppa i primi legami, interiorizza i primi valori, le prime norme e regole della vita sociale, e fissa gli elementi basilari della propria personalità. Il risultato della socializzazione, il formarsi di una personalità adulta ed equilibrata, dipende molto dalla corretta interiorizzazione di norme sociali e di regole di condotta, di limiti e anche di divieti,

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Valentina Sernesi Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.