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Attività di ricerca e studio su Tursiops truncatus Montagu pro e contro la cattività

Informazioni tesi

  Autore: Manuela Garaffo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Naturali
  Relatore: Angelo Battiato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 86

I delfini della specie Tursiops truncatus sono tra i più noti e attraenti mammiferi marini per la gente comune, che ne vede le immagini sui giornali o ha imparato a vederli in movimento, alla televisione o al cinema, più spesso di altri cetacei.
L’attrazione e la simpatia aumentano nel vedere questi animali docili e socievoli, impegnati nei giochi, sollecitati da adulti e bambini negli appositi impianti artificiali,detti delfinari, o nei parchi marini.
A queste considerazioni si aggiungono l’interesse per la conoscenza delle capacità e dei comportamenti di una specie animale più nota o più facilmente osservabile, sia a scopi didattici sia per ricerche e studi a livello scientifico, diretti ad una sempre più estesa conoscenza e tutela dei cetacei, come di altre specie viventi.
E tra i cetacei, tanto diversi per dimensioni, ambienti naturali e condizioni di vita, i delfini sono relativamente più “accessibili” o “disponibili” per essere trasportati dalla cattività alla libertà, com’è necessario per condurre osservazioni e studi prolungati sugli stessi individui nell’evoluzione del loro ciclo vitale.
L’interesse e l’impegno a conoscere e mantenere per quanto possibile le condizioni di studio prossime o pari a quelle naturali, vale sia per ottenere una più sicura attendibilità degli studi e dei risultati rilevati sugli esemplari in cattività, sia per procedere nel confronto sull’adattabilità degli studi e dei risultati sugli rilevati sugli esemplari in cattività, sia per procedere nel confronto dell’adattabilità dei delfini, già segregati o nati in cattività, al ritorno e alla sopravvivenza in mare aperto.
Negli ultimi decenni numerosi ricercatori, operanti in diversi centri studio nel mondo, hanno direttamente collaborato ad acquisire sempre più larghe e numerose conoscenze, rendendo possibile la riproduzione controllata e assistita dei delfini, l’allevamento e l’addestramento fino all’autonomia dall’uomo e la restituzione alla libertà in mare aperto.
D’altra parte, indagini rilevazioni e studi sulla diffusioni e l’habitat dei delfini negli oceani e nei mari interni,fino nei golfi e baie, hanno prodotto altre conoscenze sulle condizioni naturali.
In genere, gli aspetti della biologia dei cetacei, gli studi sulla loro anatomia, sulle funzioni riproduttive, alimentari, i meccanismi sensori, i fenomeni energetici e le loro facoltà di comunicazione e di difesa sono quelli che richiedono lunghi periodi di indagine sugli stessi individui, singoli e nelle relazioni di gruppo.
Tali esigenze, determinano il ricorso alla cattività, ma su questa si innesta l’esercizio di attività di spettacolo, più o meno prevalenti, rispetto a funzioni didattiche o complementari, come l’opportunità di non fare scadere nell’inerzia degli animali la loro condizione di restrizione in piccoli spazi.
Una particolare considerazione, quindi, risulta opportuna sulla esigenze scientifiche ed etiche delle ricerche e studi sui cetacei, come di altre specie viventi per quanto confrontabili, rispetto alle condizioni pratiche di impianto e di gestione delle strutture, dai più semplici o poveri delfinari ai più dotati ed efficienti centri di ricerca nel mondo.
Appare così determinante l’attenzione che qui si è ritenuta necessaria, alla valutazione comparativa di tali esigenze che devono essere sempre più rispettate, per tendere alla compatibilità più aperta e soddisfacente tra avanzamento scientifico e risorse disponibili.

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Popoli antichi e diversi tra loro hanno in comune un mito quello che, in forme differenti, narra dell’uomo e del delfino. Il ruolo di quest’ultimo è sempre stato quello di intermediario tra l’umano e il divino e, rappresenta simbolicamente l’immagine dell’armonia. Purtroppo questo antico rapporto in tempi moderni sembra, in alcuni casi, essersi incrinato. Ci riferiamo ad esempio al comportamento miope di alcune nazioni come la Russia e il Giappone che si ostinano, da più di 50 anni, ad ignorare ben precisi criteri di pesca ed adeguate limitazioni sui prodotti derivati da grandi cetacei. Paradossalmente però, proprio per la drastica diminuzione delle popolazioni di cetacei, l’industria che ne sfrutta i prodotti, un tempo economicamente fiorente, è oggi in crisi L’impegno e i risultati raggiunti da spedizioni come la DISCOVERY (1924) non hanno purtroppo evitato la decimazione di popolazioni di grandi e piccoli cetacei, sono comunque stati preziosi per le conquiste culturali in questo campo, alle quali oggi si è giunti. A questo proposito, merita d’essere citata l’iniziativa svolta in S.U. nel 1997 e conclusasi due anni dopo, contro l’emanazione di una legge, che veniva provocatoriamente definita come “legge per la morte dei delfini”. L’ Earth Island Institute e la campagna Dolphin Safe Fair Trade, hanno lavorato per più di due anni fino ad ottenere l’approvazione di una legge per impedire le uccisioni di delfini durante la pesca dei tonni. A tale scopo innanzitutto si vietava l’importazione di tonni dai paesi che non avessero rispettato la tutela dei delfini.

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delfini in cattività
tursiope
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