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La posizione giuridica della donna nella società longobarda e carolingia

Informazioni tesi

  Autore: Paola Bernuzzi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Ettore Dezza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

La tesi ha quale scopo quello d'illustrare la posizione giuridica della donna nella società longobarda e carolingia. La legge longobarda, a differenza di quella romana, non riconosce alla donna la capacità d'agire ma solo quella giuridica. Questa carenza è supplita dall'istituto del "mundio" che si sostanzia nel permesso, rilasciato alla donna, a contrarre negozi giuridici, riguardanti il proprio patrimonio, da parte di una figura maschile denominata “Mondualdo” Lo scritto propone fonti d'archivio relativi ad atti matrimoniali, donazioni e alienazioni, con a capo soggetti femminili, stilati secondo le norme emanate dai sovrani longobardi da Rotari in poi. La tesi descrive l'avvento del Sacro Romano Impero, con il conseguente “mito” della Roma Imperiale, che comporta la riscoperta, a livello legislativo, del Corpus Juris di Giustiniano e la severa applicazione dei dettami cattolici. E’ analizzata la ripercussione che tale cambiamento culturale ha sulla posizione giuridica della donna, assimilando fonti storiche appartenenti a località nelle quali il Sacro Romano Impero ha esteso i suoi principi e atti resi in località rimaste roccaforti Longobarde come il principato di Benevento. Interessante in questo frangente storico scoprire l'evoluzione giuridica della donna, specialmente a livello successorio e testamentario a fronte degli importanti cambiamenti socio - economici

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3 CAPITOLO I L’ETA’ LONGOBARDA 1.1. L’arrivo dei longobardi Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente i territori dell'attuale lombardia subiscono le dominazioni barbariche prima degli Eruli guidati da Odoacre (V sec.) e poi quella degli Ostrogoti con a capo Teodorico (secc. V-VI) . Questi popoli d’origine germanica, nel gestire le controversie e nel regolare la vita sociale, non impongono le loro leggi , poiché adottano il principio della “personalità del diritto” 1 tipico dei popoli migratori , permettendo quindi alle popolazioni vinte di continuare ad utilizzare il proprio diritto, sia penale che civile . Allo stesso modo le istituzioni pubbliche di stampo imperiale continuano la propria attività. A tal proposito Teodorico, riconosce al Senato, il diritto di approvare gli editti reali e nomina una commissione d’esperti per la ripartizione delle terre fra Goti e Romani con la possibilità di ricorso al re in caso di controversia . 2 1 Il principio della personalità del diritto , cui le varie genti germaniche che invasero l’Occidente ispirarono costantemente la disciplina della loro convivenza con i popoli dei territori via via conquistati , implica che in uno stesso ordinamento giuridico i vari soggetti che risultano membri vivano ciascuno secondo il diritto della propria natio. Tale principio che regola i rapporti “privati” risulta opposto a quello consueto basato sulla territorialità del diritto. La regola della personalità del diritto è parte del bagaglio culturale dei popoli germanici , dovuto ad una mentalità che identifica nella conservazione della propria legge la conservazione della propria libertà personale. Tale regola , successivamente viene adottata anche durante la dominazione francese in Algeria, quella inglese in India, il denominatore comune di tale principio è la convivenza sullo stesso territorio di popoli di stirpe e civiltà diversa, nessuno dei quali ha l’intenzione o l’interesse d’imporre all’altro la propria legge , addivenendo al compromesso che le leggi rispettive convivono e che ciascun soggetto si regoli con la legge della sua stirpe. Adriano Cavanna, Storia del diritto moderno in Europa, Le fonti del pensiero giuridico, Milano 1982 – Milano Giuffrè Editore p. 37 2 Claudio Azzara , L’Italia dei barbari, Bologna 2002 – Edizioni il Mulino – pp..62-63

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