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Arteterapia e autismo. Conoscersi e riconoscersi attraverso le risorse dell'arte

Come avvicinarsi ad una persona con autismo? Si possono tentare molte strade. Di sicuro qualcuno risponderà positivamente alla stimolazione degli strumenti e delle risorse dell'arte. Fare arte permette di stare vicino, modulando l'intensità degli scambi e della relazione, cogliendo i moti di spontaneità, costruendo una relazione terapeutica che possa aiutare il paziente a scoprire ed amplificare le proprie risorse personali. Il prodotto artistico, non "serve" a nulla, ma si impone nella sua concretezza e persistenza, testimoniando la continuità dell'essere fisico e psichico di chi lo ha prodotto. E' un "altro da me" connesso molto profondamente a ciò che si è. Questo lo rende prezioso. Costruire una relazione con queste premesse ed in questo contesto aiuterà il paziente a crescere ed accrescere la stima di sè.

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Floreana Cavenago – Tesi di Diploma in Arteterapia Scuola di Artiterapie La Linea dell’Arco di Lecco Pagina 5 di 184 INTRODUZIONE Il mio interesse per l’autismo, che prima non conoscevo, è nato con il film che ha descritto al grande pubblico per primo questa disabilità: Rain man, l’uomo della pioggia. Ad ogni scena ho sperato che in qualche modo questo personaggio carico di espressività ed, allo stesso tempo, di assoluto distacco, lanciasse un gesto, un accenno, una smorfia del viso, una parola che diventasse un piccolo sentiero, un ponticello di giunchi su un torrente ciottoloso, tra lui e suo fratello. Il coesistere dell’isolamento di quest’uomo, del suo assoluto bisogno di riferimenti ripetitivi ed immutabili, insieme alle sue straordinarie capacità mnemoniche, fotografiche, matematiche, mi suggeriva l’idea che in lui ci fosse la presenza di una spiccata diversità, piuttosto che non una disabilità. Per questo, il gruppo di medici che, esaminandolo, tentavano di dimostrare al fratello che Raymond (Rain man) non poteva in alcun modo ambire ad un miglioramento della propria esistenza, uscendo dall’istituto per stare con lui, mi ispiravano una naturale sensazione di ingiustizia. Perché precludersi l’avvicinamento a qualcuno che non parla la nostra lingua? Non potremmo forse comprarci un dizionario, e fare qualche sforzo? Questo, pensavo. Negli anni poi ho continuato a cogliere gli spunti, e poi a cercarli attivamente, proprio su questo argomento. L’autismo come condizione iniziale, da cui partire in un viaggio verso la coscienza di sé, e del proprio posto nel mondo. Credo che riguardi, in modi e dosi diverse, ciascuno di noi, me per prima. ∞∞∞

Laurea liv.I

Facoltà: Arteterapia

Autore: Floreana Cavenago Contatta »

Composta da 184 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.