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Collaborazione tra imprese locali e processi d'innovazione: il ruolo dell'impresa-guida. Il caso del consorzio Antares

Informazioni tesi

  Autore: Bruno Taranto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Mauro Gatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200


In seguito ai cambiamenti che, in particolare negli ultimi decenni, hanno caratterizzato l’evoluzione dello scenario economico mondiale, le imprese si sono ritrovate a dover affrontare problematiche pressoché sconosciute in precedenza.
Per superare tale situazione le imprese hanno dovuto abbandonare le condotte strategiche fino ad allora ritenute vincenti, legate a modelli di crescita dimensionale, ed optare per forme di collaborazione con altre imprese, fino ad allora ritenute semplici “rivali”. Tale collaborazione si è resa necessaria soprattutto per soddisfare la crescente domanda di innovazione che proviene dal mercato, un soggetto non più passivo rispetto alla volontà delle imprese.
Il presente lavoro offre un’analisi delle diverse forme di collaborazione tra imprese di piccole e medie dimensioni, che caratterizzano il tessuto produttivo europeo, ed in particolare italiano, al fine di comprendere i meccanismi di funzionamento di tali “organizzazioni” ed il ruolo che le imprese ricoprono al loro interno.
L’obiettivo è quello di valutare il peso dell’impresa-guida all’interno dei diversi sistemi di imprese, per comprendere se ed in che termini la sua presenza risulti necessaria per la crescita e lo sviluppo delle imprese che ne entrano a far parte, alla luce dell’impatto che queste hanno sul territorio quando operano un’area geografica circoscritta.
Partendo da tale questione è stato avviato un approfondito lavoro di ricerca mirato ad individuarne gli aspetti teorici più rilevanti, svolto utilizzando fonti bibliografiche nazionali ed estere, in modo da poter confrontare la nostra realtà produttiva con quella di Paesi profondamente diversi, ed individuarne ed evidenziarne i punti di contatto e quelli di divergenza.
In Italia, la collaborazione tra imprese risulta essere un fenomeno abbastanza recente, probabilmente a causa della prevalenza di settori produttivi “tradizionali” che presentano un basso tasso d’innovazione, anche se una considerazione a parte va fatta per i distretti industriali, che rappresentano una forma di collaborazione tra imprese territoriali con profonde radici nel nostro sistema produttivo.
Il lavoro si articola in quattro capitoli, il primo parte dai concetti basilari dell’approccio all’impresa come sistema vitale, ed illustra l’evoluzione nel tempo del concetto di vantaggio competitivo attraverso l’analisi delle varie discipline di natura economica e delle principali teorie che le hanno caratterizzate, per arrivare a delineare le caratteristiche della forma network su cui si articolano le diverse forme di collaborazione tra imprese. Nel secondo capitolo vengono analizzate in dettaglio le forme di collaborazione interimpresa, sia dal punto di vista funzionale che da quello operativo. Il terzo capitolo, che riveste un ruolo centrale all’interno di questo lavoro, è dedicato alle imprese che guidano tali forme di collaborazione, in particolare di quelle che si configurano come sistemi di imprese, al fine di sottolinearne la rilevanza strategica, soprattutto in funzione dei processi d’innovazione.
L’ultimo capitolo è dedicato al consorzio Antares, formato da cinque imprese operanti nel settore aerospaziale che hanno saputo guardare avanti, beneficiando delle opportunità legate alla collaborazione interimpresa che consente loro di elaborare strategie d’innovazione determinanti per il raggiungimento di un vantaggio competitivo “unico” e quindi difficilmente imitabile.
Alla guida di tale consorzio c’è la Carlo Gavazzi Space S.p.a., un’impresa di dimensioni maggiori rispetto alle altre, che grazie all’ampio bagaglio di risorse, capacità e competenze di cui dispone, o che è in grado di sviluppare, ed alle relazioni che intrattiene con un’eterogeneità di soggetti esterni (enti di ricerca pubblici e privati, istituzioni territoriali, finanziatori, etc.), riesce ad imprimere una forza propulsiva al sistema di cui è a capo, in perfetta sinergia con le esigenze delle altre imprese consorziate e del contesto esterno.
Tale impresa, impegnata nel settore aerospaziale, è riuscita a guardare oltre i suoi confini ed a mettere insieme un network di imprese, tutte localizzate in un’area geografica circoscritta, con l’obiettivo di sviluppare un prodotto completo da collocare sul mercato, che nessuna impresa sarebbe stata in grado di produrre autonomamente. Grazie alla sue spiccate capacità, la CGS è riuscita a sfruttare un potenziale latente sul territorio, ed attraverso i processi di innovazione che ha messo in atto, è riuscita a trasformarlo in un vantaggio competitivo solido e duraturo, per se stessa e per i soggetti con cui collabora, ma soprattutto per il territorio sul quale si è insediata ed opera.

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INTRODUZIONE Alla luce dei recenti cambiamenti che hanno condizionato l’evoluzione dello scenario economico mondiale, il tessuto imprenditoriale europeo, e in particolare quello italiano, basato 1 principalmente sulle piccole e medie imprese (PMI), ha dovuto affrontare una serie di problemi di inquadramento nel suddetto scenario. Come evidenziato già da Vaccà e Zanfei (1989), le imprese oggi si muovono in un contesto dominato dalla complessità, intesa come varietà nello spazio e variabilità nel tempo con cui si presentano le situazioni, le azioni e le opportunità organizzative e tecnologiche con cui misurarsi. Gli avvenimenti che si sono verificati a partire dagli anni Settanta, come la crisi petrolifera e la trasformazione della domanda dei consumatori, hanno imposto una rivisitazione delle condotte strategiche delle imprese, determinando l’abbandono del modello fordista in favore di quello postfordista, «un modello sociale in cui il modo di produzione non è più dominato da forme di produzione verticalmente integrate e di distribuzione della ricchezza contrattate tra rappresentanze collettive e supervisione dello stato, bensì da forme di accumulazione flessibili, capaci di integrare, di mettere in rete modi, tempi e luoghi di produzione 2 fra loro molto diversi». I punti che caratterizzano il passaggio dal primo al secondo modello sono essenzialmente quattro. Il primo riguarda il controllo dell’impresa, con la condivisione del potere decisionale tra più soggetti, collocati anche all’esterno dell’impresa, a differenza del modello fordista in cui tale potere era accentrato esclusivamente nelle mani dei soggetti al vertice della scala gerarchica.                                                              1 Secondo l’Unione Europea le Piccole e Medie Imprese (PMI) sono aziende con un massimo di 250 dipendenti con un turnover inferiore a € 50 milioni e/o un bilancio al di sotto di € 43 milioni. 2 F. SCHIAVONE, Conoscenza, imprenditorialità, reti: valore e innovazione nei distretti tecnologici, CEDAM, Padova, 2008, pagg. 4-5. 1

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