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Comunicazioni simmetriche e asimmetriche nella società dei consumi

Informazioni tesi

  Autore: Marco Espertino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Luca Guzzetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

Il lavoro presentato tenta di analizzare i meccanismi che ruotano intorno all’agire di consumo, e la complessità degli intrecci e delle interazioni tra le sfere della produzione, della promozione e del consumo, date anche e soprattutto dalle rispettive differenziazioni interne alle sfere stesse.

Nella prima parte di questo lavoro si sono trattate le analisi dei rapporti che possono intercorrere fra individui, e nella fattispecie tra i consumatori; rapporti che possiamo definire comunicazioni o interazioni simmetriche (1 a 1). Si è cercato dunque di capire come i comportamenti di consumo possano influenzare le meccaniche di socializzazione, e come viceversa in funzione di quale contesto, individuale o sociale che sia, l’attore agirà nel consumare.

Nella seconda parte si è voluto dare invece più attenzione alle dinamiche intercorrenti fra consumatore e produttore, con la considerazione delle variabili presenti al loro interno, a partire dai mezzi di comunicazione di massa e l’industria promozionale: esse possono essere dunque denominate comunicazioni asimmetriche (uno a molti). In questo dibattito entra in gioco la distinzione ironica, già compiuta da Eco, tra pensatori apocalittici, che vedono negativamente questa asimmetria, e più in generale lo sviluppo del consumismo; e integrati, che non badano a essa ma al contrario esaltano la potenzialità attiva dell’attore consumatore, affatto passivo rispetto alle tecniche di modellazione del comportamento e alla sola ricerca della felicità. E’ chiaro ad ogni modo che se pur utile per una classificazione schematica, tale distinzione presa seriamente risulta molto riduttiva se non errata.

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INTRODUZIONE Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all'anima, [Mazzarò] uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: - Roba mia, vientene con me! – (Giovanni Verga, “La roba”, 1883). Questo frammento, a conclusione di un racconto di Verga tratto dalle “Novelle rusticane”, manifesta un caso estremo, e si può dire patologico, di affezione e dipendenza dagli oggetti (la roba), ottenuti non solo col sudore e il lavoro, ma anche con i mezzi più disonesti. Il protagonista della novella, Mazzarò, non rappresenta certo il folle e sfrenato consumatore edonistico “divoratore di centri commerciali”; al contrario raffigura colui il quale ha come fine massimo il solo possesso della merce, e il consumo di questa minore possibile, tendenzialmente nullo. Ciò nonostante è un esempio che può far riflettere sulla maniacale necessità di acquisizione di oggetti, tale da renderli feticci, su come essi possano assumere significati più o meno diversi nella rielaborazione che compie il singolo individuo quando entra in possesso di un determinato bene; e su come sia questa necessità in parte plasmata da contesti e schemi culturali di cui gli individui senza dubbio fanno conto, non vivendo nessuno in una camera asettica da laboratorio. La vicenda di Mazzarò mostra che l’eccesso di materialismo, tale da diventare totalmente irrazionale, porta alla perversione dei concetti su cui questo pensiero si fonda, finendo paradossalmente per toccare da vicino gli eccessi che invece può raggiungere l’estremizzazione del consumismo edonista, consistenti entrambi in un rapporto malato con “la roba” che si possiede, o che si vuol possedere, anche dopo la morte. Lungi dal voler dare lezioni moralistiche e scontate (la bontà sta nel mezzo e via discorrendo), è senz’altro tema interessante analizzare i meccanismi che ruotano intorno all’agire di consumo, e la complessità degli intrecci e delle 3

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