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L'eliminazione delle interferenze fiscali nel bilancio di esercizio

L’inserimento di poste di natura tributaria all’interno del bilancio d’esercizio era, fino a poco tempo fa, una prassi ricorrente. L’operazione interferiva sui contenuti economico - aziendali del bilancio e veniva intesa come una forma di inquinamento fiscale del bilancio stesso.
Le interferenze tra dati tributari e civilistici, manifestatesi nel bilancio, rappresentavano evidentemente un problema, che il Legislatore ha costantemente cercato di gestire e che con le recenti Riforme (del diritto societario e del sistema fiscale statale) ha trovato una significativa soluzione.
Soltanto la recente riforma del diritto societario (D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6) ha eliminato alla radice il problema, abrogando la disposizione civilistica che consentiva tale interferenza, con effetto dall’esercizio 2004.
La novità civilistica ha trovato poi un suo completamento con la successiva riforma della tassazione delle società commerciali (D.Lgs. 12 dicembre 2003, n. 344, “decreto IRES”) che, sempre a partire dall’esercizio 2004, ha regolamentato la deducibilità delle spese e degli altri oneri fiscalmente consentiti, non imputabili al conto economico in applicazione delle nuove norme di compilazione del bilancio. E’ stato stabilito in questo ambito che gli ammortamenti, le rettifiche di valore e gli accantonamenti possono essere dedotti anche se civilisticamente non imputabili al conto economico, essendo sufficiente in quest’ultimo caso indicare il relativo importo in apposito prospetto della dichiarazione dei redditi .

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1 INTRODUZIONE L’inserimento di poste di natura tributaria all’interno del bilancio d’esercizio era, fino a poco tempo fa, una prassi ricorrente. L’operazione interferiva sui contenuti economico - aziendali del bilancio e veniva intesa come una forma di inquinamento fiscale del bilancio stesso. Tale operazione determinava un inquinamento fiscale del bilancio, cioè pregiudicava la sua natura civilistica. Le interferenze tra dati tributari e civilistici, manifestatesi nel bilancio, rappresentavano evidentemente un problema, che il Legislatore ha costantemente cercato di gestire e che con le recenti Riforme (del diritto societario e del sistema fiscale statale) ha trovato una significativa soluzione. Soltanto la recente riforma del diritto societario (D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6) ha eliminato alla radice il problema, abrogando la disposizione civilistica che consentiva tale interferenza, con effetto dall’esercizio 2004. La novità civilistica ha trovato poi un suo completamento con la successiva riforma della tassazione delle società commerciali (D.Lgs. 12 dicembre 2003, n. 344, “decreto IRES”) che, sempre a partire dall’esercizio 2004, ha regolamentato la deducibilità delle spese e degli altri oneri fiscalmente consentiti, non imputabili al conto economico in applicazione delle nuove norme di compilazione del bilancio. E’ stato stabilito in questo ambito che gli ammortamenti, le rettifiche di valore e gli accantonamenti possono essere dedotti anche se civilisticamente non imputabili al conto economico, essendo sufficiente in quest’ultimo caso indicare il relativo importo in apposito prospetto della dichiarazione dei redditi 1 . In altri termini, relativamente ad ammortamenti, rettifiche di valore e accantonamenti non 1 “Gli ammortamenti dei beni materiali ed immateriali, le altre rettifiche di valore e gli accantonamenti sono deducibili se in apposito prospetto della dichiarazione dei redditi è indicato il loro importo complessivo, i valori civili e fiscali dei beni e quelli dei fondi. ……” (art. 109, comma 4, lett. b), del T.U.I.R.).

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Valeria Marruccelli Contatta »

Composta da 89 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.