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Adattamento italiano di un test sui comportamenti a rischio alla guida in un campione di motociclisti

Informazioni tesi

  Autore: Carlo Maggioncalda
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Carlo Chiorri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

In Italia la psicologia del traffico è poco conosciuta e fino a pochi anni fa non esisteva neppure come denominazione.
L’interesse, che gradualmente ha iniziato ha suscitare, è dovuto sia al riconoscimento politico e normativo della psicologia in generale, sia alle innovazioni apportate al codice della strada all’inizio degli anni 90.
Nel nostro paese la legge che disciplina la psicologia è del 1989, pochi anni dopo fu istituito il consiglio nazionale degli psicologi; la riforma del codice della fu abbozzata nel 91 e revisionata nel 1992 (Dorfer, 2004).
Nella revisione del 1992 si prevedeva la visita psicologica per tutti (art. 119); sebbene la soddisfazione fu grande chi lavorava nel settore fu colto impreparato, sia per la gran mole di visite da effettuare, sia per la mancanza di professionisti qualificati per effettuarle.
Quando nel 1993 fu pubblicato il nuovo codice della strada, furono apportate una serie di modifiche tra le quali la cancellazione e la riformulazione dell’articolo 119.
Con la nuova e definitiva formulazione del codice della strada, la visita psico-diagnostica poteva essere richiesta dai medici o dalle commissioni mediche che in sede di visita sull’idoneità alla guida la ritenevano necessaria come integrazione per l’accertamento di requisiti psichici e fisici; scompariva il carattere d’obbligatorietà.
Benché la riformulazione sia stata involutiva per la psicologia in generale, ha permesso un graduale ed organico sviluppo della psicologia del traffico, che in caso contrario si sarebbe trovata impreparata ad affrontare compiti così nuovi e vasti in Italia.
Sebbene gli ultimi anni abbiano visto aumentare la sensibilità verso la psicologia del traffico, i margini di sviluppo della materia sono ancora ampissimi e le sue potenzialità, usate solo in piccola parte.
Ciò è probabilmente dovuto, alla scarsa conoscenza della materia sia da parte del sistema traffico che della popolazione in generale.
Tuttavia l’utilità della psicologia del traffico è dimostrata sia in campo diagnostico che applicativo e viene oggi usata in diversi settori quali: la prevenzione, la riabilitazione, la valutazione dell’idoneità alla guida, la costruzione dei veicoli e delle infrastrutture (ergonomia), ecc.
La diagnostica riveste, a mio parere, un’importanza particolare; riuscire ad individuare atteggiamenti e comportamenti pericolosi nel traffico o eventuali problemi psicomotori può essere non solo utile alla valutazione dell’idoneità alla guida, ma anche fondamentale in chiave preventiva.
La continua ricerca di strumenti testistici sempre più affidabili è di fondamentale importanza per individuare le fonti di pericolo ed aumentare la sicurezza.
Il lavoro che andrò tra breve a descrivere nasce da questa doppia esigenza; ovvero la promozione della conoscenza della materia e la ricerca di nuovi strumenti atti valutare il comportamento nel traffico.
Quest’elaborato sarà quindi strutturato secondo le suddette esigenze, offrendo dapprima una parte descrittiva che adotterà, come esempio, le realtà dove la psicologia del traffico si è sviluppata maggiormente (Austria, Germania), proseguendo con la descrizione di uno strumento testistico già in uso negli Stati Uniti: il “Dula Dangerous Driving Index” (Dula e Ballard, 2003) (DDDI), ed al suo adattamento alla realtà italiana.
La ricerca avrà inizio con una parte introduttiva, nella quale saranno descritti i significati dello studio della psicologia del traffico, gli ambiti di studio e le principali teorie del comportamento.
Nel seguito della prima parte si cercherà di dare una spiegazione degli studi di ergonomia, del driver improvement, della riabilitazione, della terapia, nonché delle misure preventive e riabilitative.
La seconda parte si occuperà dei requisiti psicologici dell’idoneità alla guida, degli influssi che possono inficiarla (relativi all’uso di sostanze, all’affaticamento, ecc.), nonché della sua valutazione.
Verranno fatti alcuni esempi di come avvenga la valutazione in altri paesi (Germania) e verrà descritto il sistema ART 2020 per la valutazione delle funzioni cognitive e degli aspetti di personalità.
Infine saranno descritti e considerati alcuni metodi d’analisi e valutazione della prova di guida pratica.
La terza parte tratterà del materiale testistico da adattare alla realtà italiana (DDDI), nel dettaglio: la sua descrizione e l’analisi dell’iter usato per la validazione del test originale negli USA (campione, valutazione validità ed attendibilità, ecc).
La quarta ed ultima parte tratterà le modalità adoperate per le traduzione del test originale, gli adattamenti eseguiti per renderlo compatibile con una realtà culturale differente, il campione utilizzato, i sistemi di elaborazione dei dati dopo la somministrazione, l’analisi dei dati.
Seguirà una parte conclusiva nella quale si esamineranno i risultati ottenuti.

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4 Prefazione La psicologia del traffico è molto diffusa in Europa, soprattutto nei paesi con lingua tedesca dove può vantare almeno cinquanta anni d’esperienza e standard di qualità e di studio molto elevati. In diversi paesi, come ad esempio l’Austria, è richiesta, per gli psicologi del traffico, una specializzazione post-laurea con una formazione molto severa e settoriale. Le conoscenze richieste agli psicologi del traffico sono specifiche e spesso investono anche settori tecnici di non diretta competenza, come ad esempio l’ergonomia dei sistemi d’assistenza. La conoscenza specifica è importante non solo per interventi diretti, ma soprattutto in ambiti interdisciplinari dove la collaborazione con tecnici, ingegneri, legislatori e classi politiche diviene basilare per lavorare ad un sistema traffico sempre più sicuro e funzionale. In Italia la psicologia del traffico è poco conosciuta e fino a pochi anni fa non esisteva neppure come denominazione. L’interesse, che gradualmente ha iniziato ha suscitare, è dovuto sia al riconoscimento politico e normativo della psicologia in generale, sia alle innovazioni apportate al codice della strada all’inizio degli anni 90. Nel nostro paese la legge che disciplina la psicologia è del 1989, pochi anni dopo fu istituito il consiglio nazionale degli psicologi; la riforma del codice della fu abbozzata nel 91 e revisionata nel 1992 (Dorfer, 2004). Nella revisione del 1992 si prevedeva la visita psicologica per tutti (art. 119); sebbene la soddisfazione fu grande chi lavorava nel settore fu colto impreparato, sia per la gran mole di visite da effettuare, sia per la mancanza di professionisti qualificati per effettuarle. Quando nel 1993 fu pubblicato il nuovo codice della strada, furono apportate una serie di modifiche tra le quali la cancellazione e la riformulazione dell’articolo 119. Con la nuova e definitiva formulazione del codice della strada, la visita psico- diagnostica poteva essere richiesta dai medici o dalle commissioni mediche che in sede di visita sull’idoneità alla guida la ritenevano necessaria come integrazione per l’accertamento di requisiti psichici e fisici; scompariva il carattere d’obbligatorietà.

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