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Autorità locali e integrazione europea: il ruolo della cooperazione transfrontaliera e dell'associazionismo dei poteri locali

Lo scopo di questa trattazione è quello di fornire una documentazione sul ruolo delle collettività locali in Europa, in particolare ponendo l’attenzione sul ruolo che l’integrazione europea ha giocato nel processo di ridistribuzione del potere a favore delle autonomie locali: in sostanza comprendere quale sia stato e qual è l’atteggiamento delle istituzioni dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa verso l’emergere delle autorità locali. Ci si chiede se sia possibile costruire un’Unione Europea forte, trasparente, democratica e vicina ai cittadini senza un pieno coinvolgimento delle Regioni e degli enti locali e si chiarisce quale contributo abbia dato, e continui a dare, il fenomeno dell’integrazione europea. Si cerca di capire la funzione e gli obiettivi della cooperazione transfrontaliera e il comportamento delle istituzioni europee verso questo ambito tematico.
Una volta chiarito che il “fenomeno Europa” opera verso una ridefinizione degli equilibri di potere in favore di una decentralizzazione del potere statale, si esaminano i contributi concreti e i messaggi lanciati dall’Unione Europea e dal Consiglio d’Europa. In particolare viene chiarito il ruolo e l’importanza del Comitato delle Regioni e il suo contributo a vantaggio di una maggiore visibilità politico-istituzionale dei poteri locali in Europa, nonché i suoi limiti; si chiarisce il famoso principio di sussidiarietà e; ci si sofferma anche sull’aspetto della governabilità: con l’emergere delle autonomie locali e con il processo di regionalizzazione, ci si domanda se in Europa esista una sorta di terzo livello di governo, in che modo è mutato il concetto di policy making e quali sono allora i limiti della multilevel governance. Il penultimo paragrafo definisce qual è l’approccio del Consiglio d’Europa verso le autonomie locali, mettendo in risalto gli interventi e gli strumenti adottati a favore delle collettività locali.
Il secondo capitolo tratta la cooperazione interregionale transfrontaliera. Si ricostruisce l’evoluzione della sensibilità delle istituzioni europee verso questo tema, ripercorrendone i passati storici e richiamando le più importanti risoluzioni adottate. Il secondo paragrafo descrive una delle più importanti iniziative di cooperazione interregionale adottate dalla Commissione Europea: il programma Interreg. Il penultimo paragrafo invece affronta la cooperazione transfrontaliera dal punto di vista del Consiglio d’Europa.Infine viene trattata l’Assemblea delle Regioni d’Europa; descrivendo quali sono i suoi obiettivi, la sua struttura e l’approccio comportamentale verso l’Unione Europea e il Consiglio d’Europa. In merito alla cooperazione interregionale, vengono considerati i tre maggiori programmi adottati nel 1985, 1994 e 1996.
L’ultimo capitolo si occupa delle forme di associazionismo dei poteri locali. Si descrivono il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (CCRE) e la sua sezione italiana, l’AICCRE (l’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa); si chiariscono i loro obiettivi e il loro contributo per una maggiore visibilità politica degli enti locali in Europa, ripercorrendone le fasi salienti della storia. Il terzo paragrafo affronta un fenomeno che riguarda migliaia di Comuni in Europa: il gemellaggio.

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INTRODUZIONE Lo scopo di questa trattazione è quello di fornire una documentazione e spunti di riflessione sul ruolo delle collettività locali in Europa, in particolare ponendo l’attenzione sul ruolo che l’integrazione europea ha giocato nel processo di ridistribuzione del potere a favore delle autonomie locali: in sostanza comprendere quale sia stato e qual è l’atteggiamento delle istituzioni dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa verso l’emergere delle autorità locali. Ci si chiede se sia possibile costruire un’Unione Europea forte, trasparente, democratica e vicina ai cittadini senza un pieno coinvolgimento delle Regioni e degli enti locali e si chiarisce quale contributo abbia dato, e continui a dare, il fenomeno dell’integrazione europea. Si cerca di capire la funzione e gli obiettivi della cooperazione transfrontaliera e il comportamento delle istituzioni europee verso questo ambito tematico. In che modo la cooperazione transfrontaliera e l’associazionismo tra i poteri locali permette una diminuzione delle disparità economiche regionali e una maggiore visibilità delle autorità locali? Quali sono i programmi concreti finora adottati? Quali risultati sono stati finora raggiunti? Quali difficoltà si incontrano nel riconoscere alle autonomie locali una competenza internazionalmente attiva? Una volta chiarito che il “fenomeno Europa” opera verso una ridefinizione degli equilibri di potere in favore di una decentralizzazione del potere statale, nel primo capitolo si esaminano i contributi concreti e i messaggi lanciati dall’Unione Europea e dal Consiglio d’Europa. In particolare viene chiarito il ruolo e l’importanza del Comitato delle Regioni e il suo contributo a vantaggio di una maggiore visibilità politico-istituzionale dei poteri locali in Europa, nonché i suoi limiti; si chiarisce il famoso principio di sussidiarietà e il contributo che ha dato nel garantire agli enti subnazionali non solo una partecipazione attiva nel processo di ripartizione delle competenze per la definizione delle politiche ma anche una sorta di tutela verso eventuali atteggiamenti di eccessiva pretesa di armonizzazione; ci si sofferma anche sull’aspetto della governabilità: con l’emergere delle autonomie locali e con il processo di regionalizzazione, ci si domanda se in Europa esista una sorta di terzo livello di governo, in che modo è mutato il concetto di policy making e quali sono allora i limiti della multilevel governance. Il penultimo paragrafo definisce qual è l’approccio del Consiglio d’Europa verso le autonomie locali, mettendo in risalto gli interventi e gli strumenti adottati a favore delle collettività locali. L’ultimo paragrafo invece si sofferma in specifico sul ruolo e le caratteristiche delle città quale ente territorialmente più vicino ai cittadini, e da qui la necessità di adottare un ulteriore strumento di garanzia per i Diritti Umani. 2

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Filippo Facco Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1107 click dal 14/07/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.