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Gli scenari di sviluppo della GDO nel mercato farmaceutico - modelli a confronto

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Marani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Sebastiano Grandi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 275

Questa tesi prende in considerazione il tema della recente liberalizzazione della vendita di alcuni tipi di farmaci (Decreto Bersani, 2006), ora acquistabili anche presso le insegne della grande distribuzione organizzata. Il testo si compone di cinque capitoli, a loro volta suddivisi in sotto-capitoli.
Il primo capitolo ci introduce al mercato farmaceutico italiano. Viene in primis inquadrata la classificazione dei farmaci, per poi entrare nel merito della spesa farmaceutica italiana ed il suo andamento negli ultimi anni. Viene quindi presentata la filiera del settore e gli attori in essa presenti. In ultima istanza vengono studiate le dimensioni del marketing farmaceutico: il farmaco ed il suo processo di sviluppo, il ciclo di vita ed il pricing.
Il secondo capitolo si occupa dei mercati farmaceutici dei principali paesi europei e dei rispettivi sistemi distributivi. Per Francia, Germania, Inghilterra ed Italia vengono quindi presentati gli inquadramenti legislativi relativi al settore, i numeri del mercato, gli attori che ne caratterizzano la filiera ed il sistema di distribuzione dei farmaci.
Il terzo capitolo ci introduce alla liberalizzazione dei farmaci. Partendo dall’esempio di come è stato gestito tale processo in Inghilterra, viene presentato il Decreto Bersani, le tappe attraverso cui vi si è giunti, le conseguenze che ha apportato al mercato farmaceutico italiano e gli avvenimenti che sono seguiti alla sua emanazione.
Il quarto capitolo ci presenta le varie tappe attraverso cui sono stati inseriti i farmaci nel canale GDO. Attraverso il 2006, anno di emanazione del Decreto Bersani, ed il 2007, fino ad arrivare a metà 2008. Vengono poi riportate le azioni di “difesa” implementate dai farmacisti e la reazione dei consumatori alla possibilità di acquistare i farmaci nei punti vendita della grande distribuzione. Il capitolo si chiude contemplando alcune considerazioni e prospettive per il futuro.
Il quinto ed ultimo capitolo, che rappresenta il “cuore” di questo testo, mette a confronto i modelli di corner farmaceutici realizzati dalle quattro insegne che più di tutte hanno creduto in questo mercato e che più di altri vi hanno, ad ora, investito. Si tratta, ovviamente in primis, di Coop, seguita dai player francesi Auchan e Carrefour, per chiudere con Conad-Leclerc. Verranno così analizzati i loro modelli di parafarmacia attraverso l’utilizzo di foto e di interviste effettuate agli addetti del reparto e verrà anche presentato un confronto fra i quattro modelli, facendone così risaltare differenze e similitudini.
Il testo si conclude quindi “tirando le somme” di tutta la situazione. Verrà fotografato il mercato con i dati più aggiornati, e delineate le prospettive per il futuro, sia in un’ottica di prosecuzione della politica di liberalizzazione della vendita dei farmaci, sia in quella della risposta che ci si attende dal canale di distribuzione tradizionale, ovvero la farmacia.

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7 Introduzione medicinali da automedicazione, o “Over The Counter” (OTC), o “da banco”, rappresentano ad oggi in Italia l’11% circa della spesa farmaceutica. Tuttavia, mentre i medicinali con obbligo di prescrizione, che costituiscono la parte prevalente del mercato, sono a carico dello Stato, gli OTC “pesano” direttamente sulle tasche dei cittadini, essendo pagati direttamente. Negli ultimi cinque anni, i farmaci da banco hanno fatto registrare aumenti medi piuttosto sensibili e ripetuti, con valori di mercato che, a volumi relativamente costanti (se non in diminuzione) sono passati da 1,7 miliardi di euro circa nel 2000 agli 2,8 del 2007. Un trend inflativo rilevante che, pur se non particolarmente peggiore di tanti altri beni e servizi, in particolare quelli pubblici, ha suscitato interesse e preoccupazione in più parti. Ne è esempio la promulgazione del decreto Storace (138/2005) di fine 2005, quello che consente un possibile sconto fino al 20% da parte del farmacista, poi risultato scarsamente efficace per la sua evidente debolezza intrinseca, data appunto dalla facoltatività di applicazione del ribasso del prezzo. Ne è un ulteriore esempio la proposta di legge di iniziativa popolare da parte della Coop che, consegnata al Parlamento dopo la specifica raccolta di firme, era finalizzata a consentire la vendita degli OTC nella grande distribuzione organizzata, ovvero permettere a super e (soprattutto) ipermercati di vendere i farmaci da banco. La proposta, al fine di minimizzare gli eventuali rischi derivanti da un eccessivo consumo di farmaci, possibili quando questi siano direttamente accessibili dallo scaffale del supermercato, contiene alcune condizioni qualificanti di rilievo: la collocazione dei farmaci in appositi spazi o “corner”; la presenza di un farmacista iscritto all’ordine professionale; la possibilità per il supermercato di stabilire liberamente l’entità degli sconti sul singolo farmaco; il divieto di praticare offerte promozionali del tipo, ad esempio, “prendi tre e paghi due”. Coop ha in proposito dichiarato che sarebbe in grado di applicare prezzi scontati dal 20% al 50% rispetto agli attuali. Non sarebbe cosa da poco per il consumatore, a parità di qualità, vista l’emorragia del potere medio d’acquisto di salari e pensioni e le tendenze antiredistributive della ricchezza in atto da qualche anno nel nostro Paese. I

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