Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il ruolo del disgusto nel disturbo ossessivo-compulsivo

Recenti ricerche suggeriscono che l'emozione del disgusto sia implicata nell'eziologia e/o mantenimento di alcune psicopatologie, e che questa emozione non fosse solo un'emozione legata al cibo, bensì anche ad un più ampio panorama di condizioni psichiatriche, dove venne riscontrata un'elevata generalizzata sensibilità al disgusto in alcune tipologie di pazienti, mentre in altri, quali i pazienti affetti da sintomatologia ossessivo-compulsiva, un' elevata paura di contaminazione. La letteratura scientifica e numerose evidenze empiriche hanno proposto che il disgusto possa contribuire, insieme alla paura, all'eziologia e alla fenomenologia delle ansie ossessive da contaminazione nel DOC e delle ansie compulsive finalizzate alla decontaminazione, dove l'evitamento sembra essere uno dei processi emozionali dominanti associati alla contaminazione.

Mostra/Nascondi contenuto.
3 Capitolo 1 Caratteristiche del disgusto e della contaminazione 1.1 Approccio psicoevoluzionistico allo studio delle emozioni L’etimo della parola emozione è latino e deriva da “ex” “movēre”: muovere fuori, smuovere. Nella letteratura psicologica, il termine emozione è utilizzato per definire un evento multisistemico, relativamente di breve durata, che interessa il piano dell’elaborazione cognitiva e della verbalizzazione dell’esperienza soggettiva, il piano del comportamento motorio e quello delle risposte fisiologiche (D’Urso e Trentin, 1998). Ekman (1992) definisce l’emozione come “il provare una sensazione che motiva, organizza, e guida la percezione dei pensieri e delle azioni”. Nel corso dell’evoluzione, infatti, le emozioni si sono sviluppate per dare nuovi tipi di motivazione, incentivare all’azione e fornire una più ampia varietà di comportamenti, al fine di far fronte alle richieste dell’ambiente e della vita quotidiana. L’emozione agisce anche da filtro sensoriale e seleziona determinate soluzioni per raggiungere gli obiettivi prefissati. Secondo la prospettiva psicoevoluzionistica, che si rifà principalmente ai lavori di Darwin (1872), Tomkins (1963) e Plutchik (1980), le emozioni sono strettamente associate alla realizzazione di obiettivi universali connessi alla sopravvivenza dell’individuo e della specie (ad es., la fuga finalizzata alla difesa in relazione all’emozione di paura). I modelli psicoevoluzionistici fanno riferimento principalmente ad una concezione categoriale delle emozioni, intese, cioè come quadri distinti e separati, regolati da precisi programmi neurali di attivazione e di espressione. Gli organismi possiedono un repertorio preprogammato di emozioni di base, o primarie, o fondamentali, con alto valore adattivo e funzionale alla sopravvivenza dell’individuo e della specie, indipendentemente dall’attività

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Michela Morin Contatta »

Composta da 77 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3709 click dal 15/07/2008.

 

Consultata integralmente 6 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.