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A scuola di bulli: prepotenze e vittimizzazioni

Informazioni tesi

  Autore: Marilena Masuri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Annalisa Pelosi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

Negli ultimi anni la scuola (sia in Italia sia in molti altri paesi) sembra investita da problematiche educative particolarmente urgenti: aumento dei disturbi della condotta e dell’aggressività anche nelle fasce d’età più giovani, diffusione del bullismo e dei comportamenti devianti, inibizione sociale ecc. Queste difficoltà evolutive hanno un impatto sempre più rilevante sia sul rendimento scolastico degli allievi, sia sulla possibilità, da parte dell’insegnante, di gestire in maniera efficace l’itinerario didattico della classe. In questo senso, allora, i disturbi della condotta:«[…]costituiscono una delle maggiori sfide per le politiche sociali, scolastiche e sanitarie del ventunesimo secolo […]» (Angold e Costello, 2001, p.157). Molte sperimentazioni condotte in Italia e all’estero, sottolineano l’opportunità di intervenire tempestivamente, attraverso specifici training d’abilità (Arvantis, Atkins, Mc Kay e Talbott e 1996). L’obiettivo è quello di trasmettere all’allievo una serie di competenze sociali, d’autocontrollo comportamentale e di problem solving interpersonale. In questa direzione si collocano i curricola per la promozione dei comportamenti prosociali, che rappresentano un fattore sempre più decisivo nella capacità dell’allievo di adattarsi con successo alla vita scolastica, soprattutto nelle fasi di transizione (dalla scuola elementare alla media e quindi alle superiori), che tradizionalmente rappresentano momenti critici per quanto riguarda il fenomeno dell’abbandono e della dispersione scolastica.
Non si è riusciti a dare una definizione unica del fenomeno BULLISMO. che un ragazzo subisce delle prepotenze quando un altro ragazzo, o un gruppo di ragazzi, gli dicono cose cattive e spiacevoli, quando riceve calci, pugni e minacce, riceve bigliettini con parolacce offensive, quando viene isolato in quanto nessuno gli rivolge la parola.Queste situazioni capitano spesso, al giorno d’oggi, e chi subisce non è in grado di difendersi..

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1 INTRODUZIONE Negli ultimi anni la scuola (sia in Italia sia in molti altri paesi) sembra investita da problematiche educative particolarmente urgenti: aumento dei disturbi della condotta e dell’aggressività anche nelle fasce d’età più giovani, diffusione del bullismo e dei comportamenti devianti, inibizione sociale ecc. Queste difficoltà evolutive hanno un impatto sempre più rilevante sia sul rendimento scolastico degli allievi, sia sulla possibilità, da parte dell’insegnante, di gestire in maniera efficace l’itinerario didattico della classe. In questo senso, allora, i disturbi della condotta:«[…]costituiscono una delle maggiori sfide per le politiche sociali, scolastiche e sanitarie del ventunesimo secolo […]» (Angold e Costello, 2001, p.157). Molte sperimentazioni condotte in Italia e all’estero, sottolineano l’opportunità di intervenire tempestivamente, attraverso specifici training d’abilità (Arvantis, Atkins, Mc Kay e Talbott e 1996). L’obiettivo è quello di trasmettere all’allievo una serie di competenze sociali, d’autocontrollo comportamentale e di problem solving interpersonale. In questa direzione si collocano i curricola per la promozione dei comportamenti prosociali, che rappresentano un fattore sempre più decisivo nella capacità dell’allievo di adattarsi con successo alla vita scolastica, soprattutto nelle fasi di transizione (dalla scuola elementare alla media e quindi alle superiori), che tradizionalmente rappresentano momenti critici per quanto riguarda il fenomeno dell’abbandono e della dispersione scolastica. Non si è riusciti a dare una definizione unica del fenomeno BULLISMO. che un ragazzo subisce delle prepotenze quando un altro ragazzo, o un gruppo di ragazzi, gli dicono cose cattive e spiacevoli, quando riceve calci, pugni e minacce, riceve bigliettini con parolacce offensive, quando viene isolato in quanto nessuno gli rivolge la

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