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Il test di H. Rorschach: un’analisi critica delle caratteristiche psicometriche e della validità clinica

Come ogni strumento frutto di intuizione e creatività, anche il test delle macchie d’inchiostro di Hermann Rorschach ha prodotto, sin dalla sua creazione, opinioni contrastanti circa la propria valenza di strumento clinico, aprendo su più fronti un dibattito che si protrae ormai da decenni. Alla mancanza di una regolamentazione precisa si sono aggiunte, negli anni, accuse circa il valore psicometrico dello strumento, nonchè alla scientificità delle evidenze sulle quali i numerosi approcci teorici al test poggiano le proprie basi. Soprattutto negli anni ’50 e ’60, le numerose critiche rivolte alla carenza dei livelli di validità garantiti dal test sembravano indicare la volontà di abbandonarne addirittura l’impiego clinico.
Tuttavia, ciò che ha costantemente caratterizzato lo sviluppo dello strumento è stato il continuo apprezzamento ed interesse dimostrato dai clinici, verso una metodologia capace di racchiudere in sé richiami a Gestalt, Psicanalisi, Psicologia dinamica e molto altro ancora. Nonostante le lacune sopra evidenziate il test delle macchie ha saputo onorare, nel corso di quasi un secolo, la dedizione e l’impegno operato dal proprio creatore, considerando la posizione di assoluto rilievo che il test ricopre nella graduatoria delle metodologie attualmente più utilizzate in ambito clinico.
Sembra quindi lecito chiedersi quale sia il reale valore di tale strumento di indagine e quale, al contrario, il valore attribuibile alle critiche sopra accennate. In questo lavoro ci proponiamo quindi di riuscire ad esporre esaurientemente la controversia che circonda il test delle macchie di inchiostro da ormai più di mezzo secolo, adottando, qualora si rendessero necessari, i punti di vista più disparati. Per garantire una opportuna valutazione della metodologia cercheremo di definire inizialmente il contesto dell’indagine psicologica nella sua interezza, ritagliando successivamente un ampio spazio alla revisione dei principali metodi di indagine psicologica impiegati attualmente; cercheremo quindi di evidenziarne accuratamente virtù e lacune, potendo in tal modo adottarli quale metodo elettivo di paragone. Nei capitoli finali della trattazione ci occuperemo di fornire un quadro generale sulla metodologia originaria ideata da H. Rorschach, appoggiandoci all’occorrenza alle impostazioni teorico-pratiche di B. Klopfer e J. E. Exner. Concluderemo infine con una duplice analisi della controversia, orientata sia verso argomentazioni puramente psicometriche sia verso considerazioni di carattere clinico, al fine di delineare uno spaccato quanto più veritiero dello status attuale del test delle macchie di inchiostro.
La nostra trattazione si avvarrà dei contributi provenienti dalle numerose pubblicazioni scientifiche degli ultimi anni, potendo ricorrere così alla molteplicità di spunti di riflessione in esse rintracciabili. In tal modo potremo giovarci della preziosa opportunità di osservare e, ove necessario, giudicare in modo oggettivo ed imparziale le numerose argomentazioni critiche mosse verso il test delle macchie di inchiostro di H. Rorschach, a fronte di una preventiva analisi delle caratteristiche e potenzialità insite nello strumento stesso.

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5 Introduzione Come ogni strumento frutto di intuizione e creatività, anche il test delle macchie d’inchiostro di Hermann Rorschach ha prodotto, sin dalla sua creazione, opinioni contrastanti circa la propria valenza di strumento clinico, aprendo su più fronti un dibattito che si protrae ormai da decenni. Alla mancanza di una regolamentazione precisa si sono aggiunte, negli anni, accuse circa il valore psicometrico dello strumento, nonchè alla scientificità delle evidenze sulle quali i numerosi approcci teorici al test poggiano le proprie basi. Soprattutto negli anni ’50 e ’60, le numerose critiche rivolte alla carenza dei livelli di validità garantiti dal test sembravano indicare la volontà di abbandonarne addirittura l’impiego clinico. Tuttavia, ciò che ha costantemente caratterizzato lo sviluppo dello strumento è stato il continuo apprezzamento ed interesse dimostrato dai clinici, verso una metodologia capace di racchiudere in sé richiami a Gestalt, Psicanalisi, Psicologia dinamica e molto altro ancora. Nonostante le lacune sopra evidenziate il test delle macchie ha saputo onorare, nel corso di quasi un secolo, la dedizione e l’impegno operato dal proprio creatore, considerando la posizione di assoluto rilievo che il test ricopre nella graduatoria delle metodologie attualmente più utilizzate in ambito clinico. Sembra quindi lecito chiedersi quale sia il reale valore di tale strumento di indagine e quale, al contrario, il valore attribuibile alle critiche sopra accennate. In questo lavoro ci proponiamo quindi di riuscire ad esporre esaurientemente la controversia che circonda il test delle macchie di inchiostro da ormai più di mezzo secolo, adottando, qualora si rendessero necessari, i punti di vista più disparati. Per garantire una opportuna valutazione della metodologia cercheremo di definire inizialmente il contesto dell’indagine psicologica nella sua interezza, ritagliando successivamente un ampio spazio alla revisione dei principali metodi di indagine psicologica impiegati attualmente; cercheremo quindi di evidenziarne accuratamente virtù e lacune, potendo in tal modo adottarli quale metodo elettivo di paragone. Nei capitoli finali della trattazione ci occuperemo di fornire un

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Emiliano Santarnecchi Contatta »

Composta da 222 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.