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I sistemi elettorali: profili storici e comparatistici

Dal punto di vista terminologico, il verbo “eleggere” non ha un solo significato; può voler dire scegliere, preferire, nominare qualcuno ad una carica attraverso un voto, tutti concetti che implicano la manifestazione della volontà del singolo rispetto ad un’opzione che egli ha a disposizione . Le elezioni sono state definite «un tipico strumento atto a prendere decisioni in modo indiretto attraverso l’intermediazione di individui dotati di una maggiore o minore autonomia» . È un concetto legato alla rappresentanza e alla democraticità di un ordinamento in quanto attraverso di esso è possibile nominare dei rappresentanti che, a loro volta, saranno incaricati di decidere in nome della collettività.
Le prime tecniche elettorali hanno origine nel Medioevo ma è con la Rivoluzione francese (1789) che l’istituto rappresentativo vede la centralità di un’Assemblea che esercita la sovranità della quale la Nazione è titolare. A questo punto è chiaro come l’impossibilità dell’intervento di tutti i cittadini nell’esercizio concreto della rappresentanza rendeva necessario che alcuni di essi fossero autorizzati a perseguire gli obiettivi condivisi dalla totalità del popolo. È a quest’ultimo, infatti, che la Costituzione francese del 1793 affida la sovranità e la difficoltà di riunire tutte le persone ogniqualvolta bisognasse prendere una decisione ha reso opportuno introdurre l’istituto di una rappresentanza da realizzarsi attraverso un voto dei cittadini. Tale voto avrebbe espresso la scelta, da parte del rappresentato, di uno o più rappresentanti, i quali, sulla base di un mandato elettivo, avrebbero avuto il compito di decidere in loro nome, perseguendo gli interessi e le necessità di tutta la società.
Con l’estensione del suffragio e lo sviluppo economico la società diventa di massa e anche il ruolo dei Parlamenti cambia. Al centro del sistema subentrano i partiti e i gruppi di pressione. Le elezioni non sono più concepite solamente come il sistema che elegge dei rappresentanti ma anche che sceglie l’indirizzo politico, quindi il partito che, secondo gli elettori, sarebbe in grado, più di altri, di governare . In sostanza, le elezioni politiche svolgono il ruolo di legittimare, attraverso il consenso del popolo, il sistema politico in generale, chi ha il potere di governare e di conseguenza gli orientamenti politici di quest’ultimo.
Lo scopo è dunque quello di realizzare un’unica volontà popolare ma questa non può formarsi da sola. A tal fine al sistema elettorale viene chiesto di «operare come una parte del meccanismo di governo, (…) di lavorare come una cinghia di trasmissione che, risalendo dal basso verso l’alto, riduca finché possibile il molteplice al semplice» , al fine di garantire lo svolgimento dell’attività di governo. Funzione non semplice da svolgere visto che nello stesso tempo il sistema elettorale deve riuscire a «non soffocare il manifestarsi di [alcuna] posizione alternativa, e ciò per consentire quella duplice forma di controllo che si esprime sia nella presenza costante di un opposizione, sia nella possibilità di una alternanza al potere che riduca la maggioranza a minoranza, e sollevi la minoranza a maggioranza» .
Sulla base di questi presupposti nelle moderne democrazie, non è stato possibile non porsi domande quali: “chi vota?”, “come si vota?”, “quando?”, “dove?” e, nonostante siano passati secoli dalle prime forme di elezioni, l’ordine del giorno ancora oggi riguarda quale sia il migliore sistema da adottare per formare delle Assemblee elettive capaci di governare e, dunque, di come trasformare i voti espressi da una moltitudine di elettori in seggi, senza penalizzare la rappresentanza di qualche, seppur piccola, parte della società.
Oggetto di interesse di questo lavoro è il sistema elettorale nelle sue varie formule con riferimento alla loro realizzazione in alcune delle più importanti democrazie contemporanee.

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2 1. Introduzione Dal punto di vista terminologico, il verbo “eleggere” non ha un solo significato; può voler dire scegliere, preferire, nominare qualcuno ad una carica attraverso un voto, tutti concetti che implicano la manifestazione della volontà del singolo rispetto ad un’opzione che egli ha a disposizione 1 . Le elezioni sono state definite «un tipico strumento atto a prendere decisioni in modo indiretto attraverso l’intermediazione di individui dotati di una maggiore o minore autonomia» 2 . È un concetto legato alla rappresentanza e alla democraticità di un ordinamento 3 in quanto attraverso di esso è possibile nominare dei rappresentanti che, a loro volta, saranno incaricati di decidere in nome della collettività. Le prime tecniche elettorali hanno origine nel Medioevo 4 ma è con la Rivoluzione francese (1789) che l’istituto rappresentativo vede la centralità di un’Assemblea che esercita la sovranità della quale la Nazione è titolare. A questo punto è chiaro come l’impossibilità dell’intervento di tutti i cittadini nell’esercizio concreto della rappresentanza rendeva necessario che alcuni di essi fossero autorizzati a perseguire gli obiettivi condivisi dalla totalità del popolo. È a quest’ultimo, infatti, che la Costituzione francese del 1793 affida la sovranità e la difficoltà di riunire tutte le persone ogniqualvolta bisognasse prendere una decisione ha reso opportuno introdurre l’istituto di una rappresentanza da realizzarsi attraverso un voto dei cittadini. Tale voto avrebbe espresso la scelta, da parte del rappresentato, di uno o più rappresentanti, i quali, sulla base di un mandato elettivo, avrebbero avuto il compito di decidere in loro nome, perseguendo gli interessi e le necessità di tutta la società. Con l’estensione del suffragio e lo sviluppo economico la società diventa di massa e anche il ruolo dei Parlamenti cambia. Al centro del sistema subentrano i partiti e i gruppi di pressione. Le elezioni non sono più concepite solamente come il sistema che elegge dei rappresentanti ma anche che sceglie l’indirizzo politico, quindi il partito che, secondo gli elettori, sarebbe in grado, più di altri, di 1 Lanchester, F. (1987), Votazioni, sistema politico e riforme istituzionali, Roma, Bulzoni Editore, pp. 20- 22. 2 Lanchester, F. (2004), Gli strumenti della democrazia, Milano, Giuffré, p. 152; anche in Id., (1981), Sistemi elettorali e forma di governo, Bologna, Mulino, pp. 13 e ss. 3 Un ordinamento può dirsi democratico solo se vi si svolgono periodiche elezioni democratiche. La periodicità risulta fondamentale per il buon funzionamento di un regime rappresentativo perché è solo la paura di non essere confermato alle elezioni successive che spinge un rappresentante, membro appunto di una Camera elettiva, ad essere responsabile del proprio operato e di perseguire la volontà che i suoi elettori hanno espresso al momento del voto. La democraticità delle elezioni è data naturalmente anche dalla partecipazione di tutto il popolo, cfr. Ferrari, G. (1965), Elezioni (Teoria generale), in Enciclopedia del diritto, XIV, Milano, Giuffré, p. 612. A proposito del rapporto tra elezioni e democrazia, già Montesquieu aveva teorizzato che «la legge del voto [era] per le democrazie ciò che la legge della successione ereditaria [era] per le monarchie», cfr. Fisichella, D. (1993), Elezioni 1) Sistemi elettorali, in Enciclopedia delle scienze sociali, III, Roma, Marchesi grafiche editoriali, p. 510. 4 Nel Medioevo erano gli ordini religiosi che eleggevano i superiori, non essendo valido il principio ereditario, utilizzato in altri ordini. Perché una decisione venisse presa la votazione doveva risultare unanime. Solo successivamente è stato riconosciuto il principio della maggioranza, ovvero il diritto della maggioranza di prevalere sulla minoranza, cfr. Frosini, T.E. (2002), Le votazioni, Roma, Laterza, p. 6. Cfr. anche Mackenzie, W.J.M. (1968), Elections I) The functions of elections, in International Encyclopedia of the Social Sciences, V, New York, Crowell Macmillan, pp. 3-5.

Tesi di Master

Autore: Romina Gallo Contatta »

Composta da 49 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.