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Considerazioni sulla facies di Thapsos nell'area siracusana. Il problema della componente egea

Informazioni tesi

  Autore: Gianmarco Alberti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere Classiche Indirizzo Archeologico
  Relatore: Vincenzo La Rosa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 322

****Nota per il lettore: le premesse ed i risultati della presente Tesi di Laurea devono intendersi alla luce delle conoscenze e delle coordinate scientifiche e bibliografiche maturate dall'Autore fino all'anno 2002-2003. Chiaramente, da quella data, alcune cose sono cambiate; i punti di vista, le conoscenze, le chiavi interpretative dell'Autore sono maturate. Per cui, la consultazione della presente Tesi di Laurea và integrata ed aggiornata con i successivi sviluppi della ricerca scientifica sul tema, realizzati dall'Autore negli anni successivi e comunicati alla (e vagliati dalla) comunità scientifica per mezzo di pubblicazioni a stampa e relazioni a convegni. Per le più recenti riflessioni dell'Autore, che non invalidano comunque i dati analizzati in questa Tesi, si veda il link alla Home Page personale dell'Autore, proposto in questa stessa sezione.****
La rilevanza, nell’ambito delle conoscenze del Bronzo Medio siciliano, degli spunti di analisi offerti dal tema delle relazioni tra la cultura di Thapsos ed il mondo Egeo, costituisce lo stimolo di partenza che mi ha spinto ad affrontare il problema della seriazione del repertorio ceramico di Thapsos. Il corpus delle ceramiche preso in esame è quello restituito dalle necropoli dei principali centri del medio bronzo nel polo siracusano: Thapsos, Cozzo del Pantano, Plemmirio, Matrensa-Milocca, Molinello di Augusta. Il presente lavoro si basa sui materiali editi e sull’autopsia di quanto (già pubblicato) in esposizione al Museo Archeologico di Siracusa. Le ceramiche sono quelle provenienti dagli scavi di Orsi, alle quali vanno aggiunte quelle restituite dalle sepolture indagate a Thapsos negli anni ’70 del ‘900 (scavi Voza). Con questo lavoro ci si propone, innanzitutto, di appurare se all’interno del repertorio vascolare della facies di Thapsos siano individuabili, all’interno dei tipi vascolari, delle differenze di natura morfologica tali da permettere la creazione di una tipologia formalizzata. Il passo ulteriore è quello di verificare, attraverso l’associazione delle varie tipologie ceramiche nelle tombe con elementi datanti quali le ceramiche di importazione, nonché in base al confronto con tipologie vascolari allogene che possano aver influenzato quelle locali ed, inoltre, in base ad altri contesti che possano fornire utili elementi di cross-dating, se si possa individuare per le varie tipologie un ambito cronologico di riferimento e, quindi, una possibile sequenza di sviluppo. Individuato un rapporto di cronologia relativa tra i tipi vascolari, si intende distinguere in fasi il repertorio ceramico, tentando di far emergere per ciascuna di esse gli elementi caratteristici quanto a linee di tendenza morfologica e decorativa, eredità da orizzonti culturali locali, acquisizione di forme vascolari allogene. Si tenterà di rintracciare l’esistenza di associazioni ricorrenti tra le forme vascolari nelle tombe, in maniera tale da ricostruire un possibile set ceramico distintivo di ogni fase. Ci si propone di appurare se sia ricostruibile il rapporto di cronologia relativa tra le sepolture di una stessa necropoli e lo sviluppo diacronico di ciascun sepolcreto; verificheremo, inoltre, se in ogni fase siano ravvisabili peculiari elementi di architettura funeraria, con particolare attenzione alla presenza di “schemi progettuali” allogeni. Si intende anche rintracciare un rapporto di cronologia relativa tra le diverse necropoli per sondare la possibilità della ricostruzione di una dinamica territoriale nel polo siracusano. Sulla base di tali dati si articolerà poi, in sede conclusiva, il giudizio generale sulla facies di Thapsos nel polo siracusano: in esso ci si propone di far emergere il carattere “culturale” delle fasi distinte, mettendo in rilievo i punti di contatto e le eredità dal precedente orizzonte del Bronzo Antico, gli elementi in comune con la contemporanea cultura eoliana del Milazzese ed il rapporto con la successiva del Bronzo Tardo. Questi elementi avranno una grossa rilevanza nella migliore definizione cronologia della facies, specie per il problematico termine basso. Particolare attenzione sarà rivolta alla valutazione dell’influenza sul tessuto locale delle culture fiorite nella tarda età del bronzo ell’Egeo: si intende appurare il peso allogeno sulla cultura isolana, se esista una correlazione tra importazione di ceramiche ed imitazione di forme vascolari “straniere”, se siano individuabili componenti diverse e diversi momenti di penetrazione, se possa essere meglio messa a fuoco l’area di provenienza dei lieviti transmarini e se essa coincida con quella individuabile in base all’analisi dei dati forniti, ad esempio, dalle recenti ricerche sull’architettura funeraria e civile.

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Introduzione _________________________________________________________________________ Introduzione Storia degli studi 1. Il sito di Thapsos ed il territorio siracusano nella media età del bronzo La necropoli di Thapsos fu sottoposta ad una sistematica indagine archeologica per la 1 prima volta ad opera di Paolo Orsi nell’estate del 1894. Lo studio del sepolcreto avveniva in un momento avanzato dell’attività del Roveretano nella Sicilia sud-orientale, preceduta da quella dell’architetto Francesco Saverio Cavallari, archeologo autodidatta, iniziatore delle raccolte del Museo di Siracusa. Orsi, giunto nell’Isola sul finire del 1888, proiettato in un ambiente ancora vergine nel campo dell’esplorazione paletnologica, nutrito già di interessi preistorici fin dagli studi tridentini e romani, trovò congeniale lo stimolo del Cavallari volto alla delineazione del profilo archeologico della Sicilia pre-greca. In quest’ottica si erano svolte le limitate esplorazioni compiute a Thapsos nel 1879 dallo stesso Cavallari, il quale indagò sei 2 sepolture e recuperò le “stoviglie” che costituivano i corredi funerari. A livello di ricostruzione “storica” e di definizione del problema etnico della Sicilia anteriore ai Greci gli sforzi del Cavallari erano minati alla base da un’aprioristica accettazione dei dati forniti dalla tradizione, per cui si utilizzava l’evidenza della cultura materiale per dare un “contenuto” agli etnici (Sicani, Siculi, Elimi) cari alla tradizione storica. Tra il 1888, anno del suo arrivo in Sicilia, ed il 1894, anno in cui diede inizio alle esplorazioni a Thapsos, Orsi sarà impegnato in u na vertiginosa serie di indagini archeologiche, tutte entro i limiti della cuspide sud-orientale dell’Isola, alla quale era legato per contiguità geografica oltre che per doveri di ufficio. Per limitarci ai siti che poi rientreranno nel “secondo periodo”, nello stesso 1888 il Roveretano ispezionò personalmente la tomba a grotticella rinvenuta fortuitamente nel 1871 nella piana di Matrensa-Milocca (tav. I, area rossa, in basso), ed i vasi da essa restituiti: della sepoltura e 3 dei materiali diede una segnalazione l’anno successivo. In particolare l’attenzione di Orsi fu attratta da alcune ceramiche che accompagnavano i defunti e che in chi come lui non era 1 ORSI 1895. 2 CAVALLARI 1880. 3 ORSI 1889. 1

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