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Il coordinatore pedagogico negli asili nido di Trieste, riflessione su una realtà

Informazioni tesi

  Autore: Karin Kalc
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master di 2° Livello in «Coordinamento pedagogico di asili nido e servizi per l’infanzia»
Anno: 2007
Docente/Relatore: Gino Piagentini
Istituito da: Università degli Studi di Firenze
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

La tesi presentata è una ricerca incentrata sulla figura del coordinatore pedagogico, una figura complessa che si è sviluppata in vario modo a secondo delle diverse realtà regionali e dei diversi servizi. Dalla letteratura di vari autori il coordinatore pedagogico molte volte si trova a lavorare su piani diversi e le sue caratteristiche sono difficili da individuare, è necessario definire il suo ruolo, le su funzioni e le sue competenze.
Questo lavoro è una riflessione sul coordinatore pedagogico in uno specifico territorio, la provincia di Trieste. Questa ricerca è nata con l’intento di abbozzare e fare una riflessione su una specifica realtà territoriale, la provincia di Trieste, con lo scopo di comprendere e interpretare alcuni punti di vista soggettivi dei coordinatori pedagogici intervistati. La ricerca è stata realizzata nel periodo compreso tra dicembre 2007 e gennaio 2008, è stata svolta tramite questionario consegnato ai coordinatori pedagogici degli asili nido di Trieste comunali, privati e privati convenzionati.

L’obiettivo principale è stato quello di conoscere meglio la realtà dei coordinatori pedagogici, partendo da dati semplici, come quelli anagrafici per poi passare al loro “vissuto individuale”, capire chi sono, come vivono la loro professionalità, come percepiscono la loro esperienza lavorativa.
L’indagine svolta è di tipo qualitativo- descrittivo. Questo tipo di indagine si pone l’obiettivo di individuare il punto di vista dell’attore, di chi è intervistato, nella prospettiva di vedere la realtà sociale con gli occhi del soggetto studiato. In questo modo si voleva ottenere una riflessione finale sull’opinione che i coordinatori pedagogici hanno del loro profilo professionale.
Sono stati quindi distribuiti quattordici questionari, i coordinatori pedagogici che hanno partecipato alla ricerca ed hanno dunque compilato il questionario erano dodici. Volevo inoltre specificare che essendo questa un’indagine di tipo qualitativo non era importante che il campione presentato fosse statisticamente rappresentativo, l’interesse principale è stato rivolto alle le opinioni che i singoli soggetti davano sulla loro professione.Il questionario proposto contiene 36 item ed è diviso in due parti. La prima parte racchiude domande a risposta chiusa relative al profilo personale del coordinatore pedagogico: come l’età, lo stato civile, gli studi conseguiti, gli anni di esperienza lavorativa, la carriera professionale, il numero dei servizi coordinati, l’area di competenza.

Nella seconda parte si richiedeva invece di definire e descrivere i compiti, le attività lavorative che occupano più tempo, i cambiamenti delle mansioni avvenuti durante gli anni di servizio e l’evoluzione della professione.
Una parte delle domande è incentrata sugli aspetti negativi e le fatiche di questa professione, nonché gli aspetti positivi e i momenti piacevoli.
Una parte molto importante e complessa del coordinatore pedagogico è il lavoro con il gruppo degli educatori. Per questo una parte delle domande del questionario riguardavano una riflessione sull’equipe, sul significato che gli intervistati danno al coordinamento di un gruppo di educatori, la percezione di se stessi nel gruppo.

L’analisi della prima parte delle domande è stata fatta con una semplice classificazione degli intervistati per ottenere così una prima descrizione dei soggetti- il profilo personale dei coordinatori pedagogici. Questi dati sono necessari per ottenere successivamente un’analisi più completa ed esaustiva. La frequenza che riguarda l’età, lo stato civile, il titolo di studio e l’anzianità professionale sono preliminari e indispensabili per poi comprendere i dati più soggettivi legati al vissuto individuale.

La seconda parte del questionario, con tutti i dati di tipo qualitativo degli item a risposta aperta, sono stati rappresentati con dei grafici a barre creati con un conteggio delle parole più usate che gli intervistati hanno utilizzato per descrivere la professione. Con questo conteggio però si rischiava di perdere la ricchezza delle risposte, per questo, insieme al grafico a barre vengono rappresentati dei modelli ottenuti dalle descrizioni e dalle narrazioni.

L’argomento della ricerca è stato concentrato in una riflessione finale sull’opinione dei coordinatori pedagogici del loro profilo professionale con la presentazione di un modello finale che racchiude: l’opinione sul profilo professionale, l’opinione personale sul proprio lavoro, come le motivazioni, i bisogni, e le riflessioni sul futuro di questa professione.


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V INTRODUZIONE La realtà dei nostri servizi per l'infanzia è composta da almeno due aspetti: da una parte gli elementi più “ufficiali”, le normative, la legislazione; dall’altra gli attori nelle istituzioni che che hanno operato per rispondere in maniera sempre più adeguata alle esigenze di una famiglia che è andata profondamente cambiando nel corso di questi anni. L’approvazione della legge n. 1044 del 1971 ha consentito l’affermazione dei servizi per la prima infanzia, garantendo l’entrata e l’affermazione della donna nel mondo del lavoro, ma i servizi conservano ancora, in questa legge, un’impronta assistenziale e di cura del bambino, lasciando in secondo piano i suoi bisogni psicologici: per molti versi il “bambino non compare”. Dopo questa legge, negli anni, l’asilo nido ha saputo cambiare fisionomia. Il cambiamento ha richiesto tempo ed energia e, non ultimo, l'impegno e la volontà degli operatori che vi hanno lavorato. I servizi hanno saputo modificarsi, assumendo come profilo pedagogico la centralità dell’educazione del bambino e hanno saputo progettare un’infanzia inserita nel “sistema familiare”, hanno saputo far fronte ai bisogni sempre nuovi che emergevano nel corso degli anni, richiamando con una sempre maggiore flessibilità alla continuità tra la famiglia e il nido. Negli anni l’intervento educativo è diventato sempre più complesso e ha cambiato disegno: la figura dell’educatore si è modificata e i suoi rapporti con il bambino e la famiglia sono diventati più personalizzati. In questo scenario comincia a delinearsi la figura del coordinatore pedagogico, una figura nuova e variegata che si è sviluppata con l’incremento dei servizi per la prima infanzia ed è diventata fondamentale per far compiere una salto di qualità ai servizi. Il coordinatore pedagogico è una figura complessa che si è sviluppata in vario modo a seconda delle diverse realtà regionali, dei differenti servizi e che deve far fronte a un’eterogeneità di esperienze, assumendo competenze diversificate. Come si vedrà nel corso di questo lavoro, anche attraverso il riferimento alle ricerche di vari autori, il coordinatore pedagogico si trova a lavorare su piani diversi, le sue caratteristiche sono a volte difficili da individuare ed è comunque necessario definire il suo ruolo, le funzioni e le competenze. Questo lavoro è una riflessione sul coordinatore pedagogico in uno specifico territorio, la provincia di Trieste. L'obiettivo principale è quello di conoscere meglio la realtà dei coordinatori, partendo da dati quali la loro età, il loro stato civile, se hanno figli, per poi passare al loro “vissuto individuale”; capire cioè chi sono, come vivono la loro professionalità, cosa pensano e soprattutto come percepiscono la loro esperienza lavorativa, le motivazioni che li guidano, il loro grado di

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