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Discrezionalità tecnica e valutazione in forma numerica delle prove concorsuali

Informazioni tesi

  Autore: Roberta De Matthaeis
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Ferdinando Pinto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 217

Il sistema adottato nell’esposizione dell’argomento di questo lavoro è molto semplice: si è partiti da uno studio generale sul potere amministrativo, sulla sua evoluzione storica, su come questo sia utilizzato dalla P. A., per poi passare ad analizzare, sempre più nel particolare un aspetto dell’esercizio di questo potere, vale a dire la discrezionalità, e di come questa possa incidere nel caso specifico della motivazione degli atti amministrativi.
Parlare genericamente di motivazione degli atti amministrativi, non avrebbe chiarito l’ampiezza del potere discrezionale di cui è titolare la P. A., e così ci si è soffermati su un argomento di grande attualità: i concorsi pubblici e le varie forme di esami per l’abilitazione all’esercizio delle professioni legali, i cosiddetti concorsi massa.
Innanzi tutto, si è evidenziato che questi atti, anche se non emessi dalla P.A., necessitano di motivazione, come espressamente previsto dall’art. 3 della l. n. 241/1990, e poi ci si è soffermati sulla forma che la motivazione deve avere: esplicita, sintetica, ma adeguatamente motivata, oppure un punteggio alfanumerico supportato da dettagliate griglie di valutazione che permettano d’individuare l’iter logico seguito dalla Commissione.
Nel primo capitolo, l’esame della materia è stato articolato in modo che fosse evidente l’attività compiuta dall’amministrazione e quali sono i poteri di cui essa gode.

Anche nel secondo capitolo, il punto di partenza è stato fornito dall’attività del legislatore, in particolare quello del 1990, che ha innovato la legge sul procedimento amministrativo e, per quel che riguarda questo lavoro, ha modificato l’art. 3, estendendo l’obbligo di motivazione a tutti i provvedimenti amministrativi, compresi quelli relativi all’organizzazione amministrativa, allo svolgimento dei concorsi pubblici e al personale.

All’interno di questo lavoro sarà possibile ripercorrere, a grandi linee, l’orientamento della giurisprudenza degli ultimi dieci anni, sull’assolvimento dell’obbligo di motivazione di un atto amministrativo tramite l’attribuzione di un punteggio numerico, e di come le pronunce dei giudici hanno finito per influire nelle procedure concorsuali.

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4 Introduzione. Il sistema adottato nell’esposizione dell’argomento di questo lavoro è molto semplice: si è partiti da uno studio generale sul potere amministrativo, sulla sua evoluzione storica, su come questo sia utilizzato dalla P. A., per poi passare ad analizzare, sempre più nel particolare un aspetto dell’esercizio di questo potere, vale a dire la discrezionalità, e di come questa possa incidere nel caso specifico della motivazione degli atti amministrativi. Parlare genericamente di motivazione degli atti amministrativi, non avrebbe chiarito l’ampiezza del potere discrezionale di cui è titolare la P. A., e così ci si è soffermati su un argomento di grande attualità: i concorsi pubblici e le varie forme di esami per l’abilitazione all’esercizio delle professioni legali, i cosiddetti concorsi massa. Innanzi tutto, si è evidenziato che questi atti, anche se non emessi dalla P.A., necessitano di motivazione, come espressamente previsto dall’art. 3 della l. n. 241/1990, e poi ci si è soffermati sulla forma che la motivazione deve avere: esplicita, sintetica, ma adeguatamente motivata, oppure un punteggio alfanumerico supportato da dettagliate griglie di valutazione che permettano d’individuare l’iter logico seguito dalla Commissione. Nel primo capitolo, l’esame della materia è stato articolato in modo che fosse evidente l’attività compiuta dall’amministrazione e quali sono i poteri di cui essa gode. La P. A. è tenuta a garantire il benessere comune, facendo in modo che gli interessi della collettività non siano mai sacrificati a favore degli interessi dei privati. Siccome la P. A. è titolare del potere discrezionale, essa sarà in grado di valutare la natura degli interessi in gioco, di compararli tra loro e di poter così compiere una scelta diretta alla preferenza dell’interesse primario su quello secondario.

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