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Il silenzio ribelle - Shirin Neshat e la logica dei contrasti

Analisi del percorso artistico di Shirin Neshat, la sua visione della forza femminile legata alla religione islamica, all'uso del velo, alla fierezza con il quale quest'ultimo viene indossato in opposizione ad una visione occidentale che vuole vedere le donne oppresse e impotenti. Si parte da una sua breve biografia, dalla sua poetica sempre in bilico tra occidente e oriente, per poi proseguire dalla sua serie fotografica più famosa ("women of Allah") fino ad arrivare ai suoi cortometraggi più recenti. Costante e onnipresente la presenza mastodontica della donna velata, la tesi analizza la visione che Shirin Neshat ha della donna islamica come personaggio dalla grande forza e autodeterminazione, analizza la concezione di libertà nei paesi mediorientali in opposizione alla libertà così come viene vista in occidente.

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Penso che, in un momento di disattenzione, Da questa muta prigione prenderò il volo aggirerò lo sguardo del mio carceriere Oh, amico, se a casa mia vieni, reca per me la luce E uno spioncino Acchè io guardi la calca del vicolo felice, attraverso. Forugh Farrokhzad IL SILENZIO RIBELLE Shirin Neshat e la logica dei contrasti Se qualcuno chiedesse a Shirin Neshat “Cosa ne pensi dell’Islam? Da che parte stai?” si sentirebbe probabilmente rispondere ciò che quest’artista da tempo ama sottolineare anche nella propria produzione artistica: “Io sto nel mezzo” 1 . Il silenzio ribelle – titolo di un’opera tratta dalla sua prima produzione artistica intitolata “Women of Allah”- credo rispecchi molto bene questo continuo puntare della Neshat sulla logica dei contrasti: il silenzio, che viene per antonomasia associato all’assenso, quindi all’obbedienza, all’assecondare, viene utilizzato qui come strumento di ribellione, come “arma” (nel vero senso della parola!) contro il pregiudizio occidentale sull’estremo stato di sottomissione del mondo femminile islamico. E da qui si apre un mondo fatto di ambiguità, si traccia una sottile linea di frontiera in cui Shirin Neshat cammina da perfetta funambola, sempre aggrappata ad un’“estetica di confine” in cui il controllo dell’elemento visivo è un mezzo per liberare quello sensuale, l’occultamento fisico svela la forza passionale, la comunicazione avviene attraverso le parole non dette. Tutto ciò risulta dal principale contrasto di fondo da cui nasce l’opera di Shirin Neshat, cioè l’utilizzo di un registro poetico radicato nella cultura iraniana finalizzato ad un lavoro concettuale legato all’arte occidentale che ha portato l’artista alla paura di essere capita e contemporaneamente fraintesa: lo spettatore occidentale avrebbe capito un senso ma non l’altro e viceversa. Fin dall’inizio, infatti, l’artista era consapevole del fatto che la provocatorietà della sua arte non le avrebbe mai permesso di esporre le sue opere in terra natia, ma, nonostante questo, non ha mai 1 S. Mackenzie, An unveiling, in “Guardian Unlimited”, 2000. [http://www.guardian.co.uk/Archive/Article/0,4273,4042888,00.htm] 1

Diploma di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alice Casarin Contatta »

Composta da 48 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5921 click dal 12/02/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.